Violenza sessuale al liceo Plinio Seniore di Castellammare, le alunne confermano le accuse in aula contro il bidello 61enne. E’…
LA SENTENZA
26 luglio 2026
LA SENTENZA
Stuprata in spiaggia a Castellabate, condannati due minori di Angri
I due giovani condannati a 5 anni a testa di reclusione. I fatti risalgono alla notte del Ferragosto 2025
Cinque anni di reclusione per ciascuno dei due imputati. È la sentenza pronunciata dal Tribunale per i Minorenni di Salerno nei confronti di due giovani di Angri, ritenuti responsabili, in primo grado, di violenza sessuale ai danni di una ragazza di 16 anni. I fatti risalgono alla notte di Ferragosto del 2025 e si sarebbero verificati a Santa Maria di Castellabate, dove la giovane stava trascorrendo la serata con un gruppo di amici. La decisione arriva al termine dell’inchiesta coordinata dalla Procura per i Minorenni di Salerno e condotta dagli investigatori della Squadra Mobile. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il gruppo aveva raggiunto la spiaggia per festeggiare il Ferragosto partecipando a un falò. L’episodio contestato si sarebbe consumato nella zona Lago, nei pressi di un parcheggio poco distante dall’arenile.
Stando agli accertamenti, i due ragazzi, all’epoca entrambi diciassettenni, avrebbero convinto la sedicenne ad allontanarsi con il pretesto di aiutarla a sciacquarsi il volto. La giovane, secondo quanto emerso dalle indagini, nel corso della serata avrebbe assunto alcolici e fumato hashish e marijuana. Una volta raggiunta un’area appartata, sempre secondo l’accusa, sarebbe stata vittima della violenza. Dopo l’accaduto, la ragazza sarebbe tornata dal gruppo di amici senza raccontare immediatamente quanto successo. Soltanto la mattina successiva, una volta rientrata a casa, avrebbe confidato tutto alla madre, che la accompagnò all’ospedale Cardarelli di Napoli per gli accertamenti sanitari. Da quella denuncia presero il via le indagini. Gli investigatori hanno ricostruito la vicenda attraverso le testimonianze dei ragazzi presenti quella notte, gli accertamenti sui telefoni cellulari e la documentazione sanitaria acquisita. Al termine delle formalità, i due indagati furono collocati in comunità.
Nel corso del processo gli imputati hanno sempre respinto le accuse, sostenendo che il rapporto fosse consensuale. Una tesi contestata dalla Procura. I difensori, gli avvocati Giovanni Pentangelo e Antonio Pentone, hanno evidenziato quelle che ritengono incongruenze nella ricostruzione dei fatti e hanno già annunciato ricorso in appello. La sentenza di primo grado conclude così il giudizio davanti al Tribunale per i Minorenni, ma la vicenda giudiziaria è destinata a proseguire. Sarà infatti la Corte d’Appello competente a riesaminare il caso dopo l’impugnazione annunciata dalla difesa. Nelle motivazioni della sentenza, che saranno depositate nelle prossime settimane, il collegio chiarirà gli elementi probatori ritenuti decisivi per l’affermazione di responsabilità dei due imputati, consentendo alle parti di sviluppare le rispettive argomentazioni nel successivo grado di giudizio.

