INCONTRI DI VALORE
28 luglio 2026
INCONTRI DI VALORE

Mario Giordano: «Il vero potere? È nelle mani di chi controlla il denaro»

A Pompei il giornalista presenta “I re di denari”, un’inchiesta sui grandi patrimoni e sugli equilibri del potere economico: «Per capire davvero il mondo bisogna seguire il denaro»
Alessandra Boccia

Chi esercita davvero il potere nel mondo contemporaneo? È una domanda che attraversa il dibattito pubblico da anni e che oggi assume un significato ancora più complesso, in un contesto in cui economia, finanza, politica e informazione sembrano intrecciarsi sempre più strettamente.

È proprio da questa riflessione che prende forma I re di denari, il nuovo libro di Mario Giordano, presentato all’Habita79 durante la rassegna Incontri di Valore. Un’inchiesta che invita il lettore ad andare oltre le apparenze per interrogarsi su chi orienti realmente le grandi decisioni che influenzano la vita quotidiana.

Giornalista, autore e volto televisivo, Giordano costruisce il suo lavoro partendo da una convinzione precisa: per comprendere i fenomeni economici e sociali non basta osservare ciò che accade in superficie, ma occorre individuare i centri nei quali si concentra il potere. Oggi, sostiene, quel potere passa soprattutto attraverso la finanza.

«Il potere è sempre più della finanza», osserva. «È sempre più importante della politica e finisce anche per controllare l’informazione. Chi ha i soldi, oggi, controlla tutto». Una riflessione che richiama uno dei principi investigativi più celebri di Giovanni Falcone, ricordato dallo stesso Giordano nel corso dell’incontro: «Se vuoi capire le cose, follow the money, segui il denaro». È un’espressione che il magistrato utilizzava per spiegare come il percorso del denaro fosse spesso la chiave per ricostruire i sistemi criminali.

Mario Giordano la riprende per leggere i nuovi equilibri economici globali, sostenendo che anche oggi seguire il flusso dei capitali rappresenti il modo più efficace per comprendere dove si concentrino le reali leve del potere. Secondo il giornalista, uno degli aspetti più significativi del nostro tempo è proprio la crescente invisibilità di chi detiene le maggiori ricchezze.

Mentre la politica occupa quotidianamente il dibattito pubblico e l’informazione si concentra sulle dinamiche istituzionali, i grandi protagonisti della finanza restano spesso lontani dai riflettori. «Sono quelli di cui conosciamo meno, di cui discutiamo meno e di cui non si parla quasi mai», osserva, sottolineando come proprio questa distanza renda ancora più difficile comprendere il funzionamento del sistema economico contemporaneo.

Il libro, però, non è una critica alla ricchezza in quanto tale. Giordano tiene a distinguere nettamente il valore dell’iniziativa economica da un modello finanziario che, a suo giudizio, tende ad alimentare concentrazioni sempre maggiori di capitale senza produrre benefici diffusi. «La ricchezza è una cosa positiva», precisa. «Viviamo in un Paese che ha una straordinaria ricchezza culturale, storica e imprenditoriale. Il problema nasce quando quella ricchezza smette di creare sviluppo per il territorio e diventa semplicemente denaro che genera altro denaro».

È qui che, secondo l’autore, emerge la principale contraddizione del sistema economico attuale. La finanza, sempre più globale e scollegata dai territori, rischia di perdere il rapporto con l’economia reale, quella fatta di imprese, lavoro, famiglie e investimenti produttivi. La conseguenza è un meccanismo che concentra risorse e opportunità nelle mani di pochi, alimentando disuguaglianze sempre più evidenti e riducendo la capacità della ricchezza di trasformarsi in crescita collettiva. Quella raccontata in I re di denari è dunque una riflessione che va oltre il semplice dato economico e investe direttamente il rapporto tra democrazia e potere.

Per Giordano, comprendere chi controlla i grandi patrimoni significa anche capire chi, indirettamente, è in grado di influenzare le scelte politiche, gli orientamenti dell’informazione e, più in generale, il dibattito pubblico. Nel corso della sua carriera, il giornalista ha costruito gran parte della propria attività su inchieste dedicate alle contraddizioni del Paese, portando all’attenzione dell’opinione pubblica temi spesso rimasti ai margini del dibattito nazionale. Un approccio che continua anche oggi e che, spiega, nasce dall’idea che il giornalismo debba contribuire non soltanto a raccontare i problemi, ma anche a renderli comprensibili ai cittadini.

Tra le battaglie che considera più significative c’è quella contro il fenomeno delle occupazioni abusive delle abitazioni. Un tema che negli ultimi anni ha trovato ampio spazio nelle sue trasmissioni e che, secondo Giordano, rappresenta uno degli esempi più evidenti di un sistema incapace di tutelare pienamente i diritti dei proprietari.

«Credo sia una delle battaglie più importanti che stiamo portando avanti», afferma. «È inaccettabile che una persona esca di casa e, una volta rientrata, non possa più riappropriarsi della propria abitazione». Per il giornalista il primo risultato è già stato ottenuto: rompere il silenzio attorno a una questione che, fino a pochi anni fa, riceveva un’attenzione limitata.

«Si sta sfondando il muro della conoscenza», osserva, convinto che la consapevolezza dell’opinione pubblica rappresenti il primo passo per arrivare a un cambiamento normativo e culturale. L’obiettivo, spiega, non è soltanto risolvere singole vicende, ma contribuire a correggere un sistema che, in alcune situazioni, appare incapace di offrire risposte rapide ed efficaci.

L’incontro a Pompei si è trasformato così in un’occasione per riflettere sul rapporto tra informazione, economia e potere. Attraverso I re di denari, Mario Giordano propone una lettura del presente che invita ad andare oltre la cronaca quotidiana per interrogarsi sui meccanismi che governano la distribuzione della ricchezza e l’esercizio dell’influenza economica.

Seguire il denaro, nella prospettiva dell’autore, non significa soltanto analizzare i grandi patrimoni, ma cercare di comprendere dove nascano le decisioni che incidono sulla vita di milioni di persone. Perché, come ricordava Giovanni Falcone e come Giordano ribadisce nelle pagine del suo libro, il percorso del denaro continua a essere una delle chiavi più efficaci per interpretare la realtà contemporanea.

Un’inchiesta, dunque, che non si limita a fotografare lo stato delle cose, ma lancia un appello alla consapevolezza: perché solo imparando a leggere i flussi del potere e della finanza i cittadini possono sperare di tornare a essere protagonisti del proprio futuro.