Ali di Amianto in Aeronautica: condannato il Ministero della Difesa per maresciallo morto di mesotelioma
Arriva la condanna per il Ministero della Difesa: il Tribunale di Napoli ha riconosciuto la sua responsabilità nella morte del maresciallo, che aveva perso la vita a seguito di una battaglia con il mesotelioma. Il Ministero della Difesa dovrà risarcire la famiglia con oltre 468 mila euro, oltre rivalutazione e interessi.
Un epilogo ben lontano dal lieto fine, ma che riconosce le sofferenze della famiglia del militare napoletano. L’uomo aveva dedicato la propria vita al servizio dello Stato: quasi quarant’anni in Areonautica Militare. Proprio quegli anni di intenso lavoro lo avevano esposto all’amianto, contenuto dai velivoli e dai componenti dell’epoca.
Anni dopo era arrivata la diagnosi di mesotelioma pleurico, un tumore raro e aggressivo che colpisce la membrana che riveste i polmoni. Da quella diagnosi sono passati più di dieci anni, undici, invece, gli anni passati dalla morte del militare.
La condanna
È stata resa pubblica il 28 luglio 2026 la sentenza che riconosce la responsabilità del Ministero della Difesa nella morte del maresciallo, motorista e tecnico manutentore dell’Areonautica Militare. L’uomo aveva prestato servizio in diverse basi italiane, tra cui Capodichino, Pratica di Mare, Grosseto, Gioia del Colle e Grazzanise. Secondo il Tribunale proprio quell’attività lavorativa aveva determinato l’esposizione dell’uomo all’amianto che ha causato il mesotelioma pleurico. La diagnosi era arrivata nel 2013, nel luglio del 2015 il decesso.
Nella sentenza il giudice del Tribunale di Napoli, nel riconoscere alla vedova e ai figli il diritto al risarcimento, ha messo nero su bianco un principio che fa giurisprudenza: la lunga sofferenza vissuta dai familiari comincia ben prima della morte. L’inizio si colloca già nel lungo percorso della malattia, segnato da cure e ricoveri; nell’impatto psicologico che ha assistere giorno dopo giorno al peggioramento delle condizioni di salute del proprio caro.
È stata inoltre respinta l’eccezione di prescrizione sollevata dal Ministero della Difesa, ritenendo tempestiva l’azione promossa dai familiari. Altresì, è stato ritenuto che il termine per agire non decorresse dalla diagnosi della malattia o dal decesso del maresciallo, ma dal momento in cui è stata acquisita consapevolezza del nesso tra il mesotelioma e l’esposizione all’amianto durante il servizio, successivamente riconosciuto anche con il conferimento dello status di Vittima del Dovere.
Allo stesso modo il Tribunale ha respinto l’eccezione di prescrizione sollevata dall’Amministrazione, ritenendo tempestiva l’azione promossa dai familiari dopo il riconoscimento ufficiale del nesso tra la malattia e l’attività svolta nell’Aeronautica Militare.
Dichiarazioni
«Questa sentenza conferma ancora una volta che troppo spesso i servitori dello Stato non hanno perso la vita sul campo di battaglia, ma per un nemico invisibile presente negli ambienti di lavoro». Dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia. Quella conclusasi qualche giorno fa con la sentenza del Tribunale di Napoli non è una vicenda unica del suo genere. Sono tantissimi altri i casi di «uomini che hanno dedicato la propria esistenza alle istituzioni e le cui famiglie sono state costrette ad affrontare anni di sofferenza» aspettando anni prima di ottenere giustizia. «L’amianto è un fuoco amico che continua a lasciare ferite profonde e che impone di non abbassare mai l’attenzione sulla tutela della salute di chi serve il Paese» Ha concluso.
«Per chi ha lavorato per anni sugli aeromobili militari, questa sentenza rappresenta un riconoscimento importante.» aggiunge Nicola Panei, maresciallo dell’Aeronautica Militare, componente del Direttivo nazionale dell’ONA e vittima dell’amianto. «È una decisione che offre una speranza concreta ai tanti ex militari che ancora attendono di vedere accertata la verità sulla malattia contratta durante il servizio»

