Morricone a Pompei, la notte dell’eternità: tra note leggendarie e la spinta per la ricerca
L’Anfiteatro romano di Pompei non è soltanto una pietra miliare dell’archeologia mondiale; sa essere anche una cassa di risonanza millenaria dove il tempo, per una notte, azzera le distanze.
Sotto il cielo campano, tra le vestigia di una città che ha sfidato i secoli, le note immortali di Ennio Morricone sono tornate a vibrare grazie a uno degli eventi più intensi e carichi di significato della stagione culturale.
Protagonisti sul podio e sul palco sono stati Andrea e Marco Morricone, rispettivamente figlio e custode della bacchetta e della memoria del grande Maestro, con lo spettacolo “È mio padre – Morricone dirige Morricone”.
Un viaggio sinfonico che ha trasformato le pietre laviche e i mattoni rossi di Pompei in un teatro dell’anima, fondendo l’epica del cinema d’autore con la potenza di una narrazione intima, familiare e profondamente civile.
La serata, tuttavia, ha superato i confini della pura celebrazione artistica per farsi veicolo di un messaggio collettivo di solidarietà. L’intero ricavato dell’appuntamento è stato infatti devoluto alla Fondazione Città della Speranza, un punto di riferimento cruciale nel sostegno alla ricerca scientifica sulle malattie oncoematologiche e sulle patologie rare pediatriche.
Un connubio perfetto tra la fragilità della vita, protetta dalla ricerca, e l’immortalità dell’arte. A rimarcare la portata simbolica e sociale dell’evento sono stati i contributi istituzionali che hanno preceduto e accompagnato le esecuzioni musicali.
Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Pompei, ha evocato la presenza ancestrale della musica nell’antica città romana, ricordando come le melodie, i ritmi e i suoni degli strumenti antichi animassero già duemila anni fa le domus, i peristili e i teatri di questo luogo unico al mondo.
Un ponte ideale tra il passato remoto e il presente, suggellato anche dall’intervento del prefetto di Napoli, Michele di Bari, che ha sottolineato l’importanza della sinergia tra istituzioni, cultura e impegno civile. La musica di Morricone, capace di parlare a ogni latitudine dell’essere umano, si è così fatta strumento di coesione sociale e di vicinanza concreta verso chi combatte le battaglie più difficili.
Sul piano strettamente musicale, l’Orchestra Filarmonica del Teatro Comunale di Modena, affiancata dal Coro da Camera Ricercare Ensemble, dal soprano Vittoriana De Amicis e dalla pianista Cecilia Grillo, ha regalato al pubblico una performance di rigore filologico assoluto.
Nessuna concessione a modernizzazioni o rivisitazioni arbitrarie: le partiture sono state eseguite esattamente come il Maestro le aveva concepite per i capolavori della storia del cinema.
Dal lirismo struggente di “Nuovo Cinema Paradiso” — impreziosito dal tema d’amore firmato dallo stesso Andrea Morricone — alle atmosfere epiche e spirituali di “The Mission”, fino ai celebri sodalizi con Sergio Leone e ai brani civili come “Here’s to You”, ogni nota ha trovato nell’acustica naturale dell’anfiteatro pompeiano una dimensione quasi mistica.
Le proiezioni di immagini inedite e i ricordi condivisi da Marco Morricone, tratti anche dal volume “Ennio Morricone, il genio, l’uomo, il padre”, hanno svelato il lato più umano del compositore premio Oscar, mostrando l’uomo dietro al mito.

