Dall’ipotesi delle dimissioni alla vicinanza «a richiesta»: a Torre del Greco il giorno più lungo di Frulio
Torre del Greco. Per ricostruire l’ennesima storia di «disagio istituzionale» vissuta a palazzo Baronale, stavolta, bisogna partire dalla fine.
A margine dell’interrogazione firmata da 7 esponenti dell’opposizione per provare a fare piena luce sullo «scontro» avvenuto durante la festa dei Quattro Altari tra due agenti di polizia municipale e il capo dell’assise Gaetano Frulio – intervenuto per «aiutare» il suo amico Carlo Esposito, ex iscritto del Pd e colonna dell’associazione Sviluppo Area Porto, a superare con lo scooter lo sbarramento allestito in via Barbacane per ragioni di sicurezza – la presidente facente funzioni Iolanda Mennella ha letto in aula un documento in cui il sindaco e la maggioranza confermavano «la piena vicinanza» a Gaetano Frulio e respingevano «con fermezza ogni ipotesi relativa alla sua decadenza dal ruolo».
Un atto di coraggio – sotto ogni punto di vista – ma, tutto sommato, abituale in ogni maggioranza unita e compatta. Ma la genesi dell’iniziativa e la successiva raccolta delle firme racconta uno spaccato decisamente diverso.
L’affondo dell’alleato
Ventiquattro ore prima della stesura del documento, infatti, Gaetano Frulio – evidentemente preoccupato dall’interrogazione in cui l’opposizione suggeriva al primo cittadino di chiedere le dimissioni del suo fedelissimo dalla poltrona da 3.700 euro al mese occupata da 5 anni – aveva provato a fare valere le proprie «ragioni» con il sindaco, verosimilmente per ottenere un’accorata difesa d’ufficio dal numero uno di palazzo Baronale.
Ma, anziché incassare l’atteso risultato, il capo dell’assise si sarebbe trovato davanti a un muro di gomma.
Con il «ventriloquo del sindaco» Domenico Maida pronto a sottolineare come – vista la portata dei fatti – l’ipotesi delle dimissioni non fosse così «peregrina».
La caccia alle firme
Un campanello d’allarme capace di convincere Gaetano Frulio prima a suggerire la stesura del documento e poi – attraverso l’ufficio di staff del sindaco – a convocare tutti i colleghi per la firma.
Una «richiesta» davanti a cui diversi alleati hanno storto il naso, per poi soccombere per «quieto vivere».
Ma le obiezioni, pubbliche e private, sull’opportunità del documento la dicono lunga sull’effettiva «vicinanza» degli alleati al capo dell’assise.
La fuga dall’aula
Viste le premesse, il confronto in consiglio comunale si è risolto in una interrogazione senza risposte. Il sindaco – evidentemente infastidito da una vicenda che, in ogni caso, non mette in buona luce la «squadra» di palazzo Baronale – ha disertato l’appuntamento, mandando in aula il suo vice Michele Polese e l’assessore Ferdinando Guarino.
Proprio il delegato alla polizia municipale ha provato a «salvare» sia i vigili urbani – il cui comportamento è stato definito impeccabile – sia Gaetano Frulio, sottolineando come la vicenda non abbia mai superato «il limite, definiamolo così, della decenza».
Parole di circostanza – senza mai un accesso di «scuse» o pentimento – capaci di rilanciare le accuse dell’opposizione: «Qui non si dovrebbe dimettere solo il presidente del consiglio comunale, ma anche il sindaco», la chiosa finale dai banchi della minoranza.
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