#IA, TECNOMANIA
31 luglio 2026

“Mi ‘AI’ rubato il lavoro?”: l’Intelligenza Artificiale sale sul palco

Il 27 ottobre a Napoli, Walter Riviera trasforma algoritmi, automazione e timori occupazionali in un racconto teatrale che unisce divulgazione, ironia e confronto con il pubblico
Gennaro Annunziata

L’Intelligenza Artificiale abbandona per una sera laboratori, convegni e presentazioni aziendali per diventare materia teatrale. Martedì 27 ottobre, alle ore 21, il Teatro Troisi di Napoli ospiterà “Mi ‘AI’ rubato il lavoro?”, lo spettacolo ideato e interpretato da Walter Riviera che affronta uno degli interrogativi più presenti nel dibattito contemporaneo: che cosa accade alle persone quando una macchina impara a svolgere una parte del loro lavoro?
La tappa napoletana rientra in un tour nazionale di undici appuntamenti, in programma dal 30 settembre al 20 novembre. Dopo l’esordio del progetto nel 2025, Riviera torna sul palcoscenico con una formula che mette insieme racconto, comicità, spiegazione scientifica e interazione con gli spettatori.
Il titolo contiene già la chiave dello spettacolo. L’inserimento della sigla “AI” all’interno della parola “hai” trasforma una domanda comune in un riferimento immediato all’Intelligenza Artificiale. Resta, soprattutto, il punto interrogativo. Non una sentenza sull’automazione, dunque, ma l’apertura di un confronto sulle trasformazioni che stanno investendo professioni, competenze e relazioni sociali.

QUANDO IL TEATRO INCONTRA L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Raccontare l’IA a teatro significa dare una forma visibile a qualcosa che, nella vita quotidiana, tende a restare nascosto. Gli algoritmi lavorano dietro le applicazioni, suggeriscono contenuti, selezionano informazioni, elaborano richieste e affiancano un numero crescente di attività professionali. I loro effetti, però, diventano concreti quando incidono sulle decisioni, sulla privacy, sull’organizzazione del lavoro o sulla percezione delle capacità umane.
“Mi ‘AI’ rubato il lavoro?” sceglie di partire proprio da questa distanza: da una tecnologia immateriale che produce conseguenze molto reali. Il linguaggio teatrale consente di spostare il tema dal piano astratto a quello dell’esperienza personale. Al centro non compaiono soltanto modelli matematici o sistemi informatici, ma un individuo costretto a interrogarsi sul proprio ruolo dopo essere stato messo da parte da una macchina.
È una prospettiva che rende la divulgazione meno simile a una lezione frontale. Il pubblico non viene chiamato esclusivamente a comprendere il funzionamento dell’Intelligenza Artificiale, ma a osservare le reazioni che essa provoca: curiosità, diffidenza, entusiasmo, senso di inadeguatezza e paura di diventare superflui.
Il teatro diventa così uno spazio nel quale la tecnologia può essere discussa senza trasformarsi né in una promessa salvifica né in una minaccia inevitabile.

LO SPETTACOLO
La vicenda ruota attorno a Serafino, bidello che lavora da molti anni in una scuola. Una telefonata interrompe la consuetudine della sua vita professionale: al suo posto entrerà in servizio un sistema robotico governato dall’Intelligenza Artificiale.
Quando Serafino torna nell’edificio scolastico per recuperare i propri effetti personali, si trova davanti a una realtà più complessa di quella che aveva immaginato. L’incontro con la tecnologia diventa l’avvio di un percorso narrativo nel quale le certezze del protagonista sul confine tra persone e macchine vengono progressivamente messe alla prova.
La storia offre a Walter Riviera la struttura sulla quale costruire lo spettacolo, alternando monologo, interpretazione, passaggi comici e momenti di dialogo con la platea. Le nozioni tecniche non vengono isolate dalla trama, ma inserite nel racconto. Machine Learning, algoritmi, sistemi conversazionali, protezione dei dati, responsabilità ed etica dell’IA entrano in scena attraverso esempi e situazioni pensati per essere compresi anche da chi non possiede una preparazione informatica.

Riviera arriva a questo progetto dopo un percorso professionale maturato direttamente nel settore. Ingegnere e dottore di ricerca nell’ambito dei sistemi intelligenti distribuiti, ha lavorato per Intel come AI Technical Lead per l’area Europa, Medio Oriente e Africa. All’attività tecnica ha affiancato nel tempo formazione e divulgazione, partecipando anche al volume L’algoritmo dell’uguaglianza, dedicato al rapporto tra Intelligenza Artificiale, diritti e sviluppo delle imprese.
Questa doppia esperienza, scientifica e comunicativa, definisce il taglio dello spettacolo. “Mi ‘AI’ rubato il lavoro?” non nasce come una commedia alla quale sia stato aggiunto un tema tecnologico, né come una conferenza trasformata artificialmente in rappresentazione. La narrazione serve a rendere accessibili questioni complesse, mentre l’ironia permette di affrontare paure reali senza banalizzarle.
Il tour 2026 è sostenuto da Intel e Lenovo, due aziende direttamente coinvolte nello sviluppo dell’ecosistema tecnologico sul quale vengono costruiti e utilizzati i sistemi di Intelligenza Artificiale.

PERCHÉ QUESTO SPETTACOLO ARRIVA NEL MOMENTO GIUSTO
Nel 2026 il rapporto tra Intelligenza Artificiale e occupazione non appartiene più soltanto alle previsioni sul futuro. Diverse aziende stanno trasferendo investimenti verso infrastrutture e servizi basati sull’IA, mentre alcune riorganizzazioni degli organici vengono motivate anche con l’automazione di compiti ripetitivi e con la ricerca di nuovi modelli operativi.
Il quadro, tuttavia, resta meno lineare di quanto suggeriscano gli annunci più allarmistici. Le analisi sul mercato del lavoro non mostrano ancora una sostituzione generalizzata riconducibile esclusivamente all’Intelligenza Artificiale. Pesano fattori economici, riduzioni degli investimenti, cambiamenti nella domanda e conseguenze di precedenti cicli di assunzione. La tecnologia sta certamente entrando nelle imprese, ma la velocità e gli effetti della sua adozione variano fra settori, organizzazioni e categorie professionali.
È proprio questa incertezza a rendere pertinente uno spettacolo costruito attorno a una domanda. L’opinione pubblica oscilla spesso tra due estremi: l’idea di una tecnologia capace di risolvere ogni problema e la previsione di un’automazione destinata a rendere marginale il lavoro umano. Fra queste due rappresentazioni esiste una trasformazione molto più concreta, fatta di mansioni che cambiano, strumenti che richiedono nuove competenze, errori da riconoscere e responsabilità che non possono essere trasferite automaticamente a un software.
Il teatro offre il tempo necessario per osservare queste contraddizioni. La comicità abbassa la distanza da un argomento percepito come tecnico, mentre la vicenda di Serafino restituisce alla discussione la dimensione personale che spesso scompare dietro formule come produttività, efficienza o innovazione.

INFORMAZIONI UTILI
“Mi ‘AI’ rubato il lavoro?” sarà rappresentato a Napoli martedì 27 ottobre 2026, con inizio alle ore 21, al Teatro Troisi di via Giacomo Leopardi 192.
I biglietti sono disponibili attraverso il circuito TicketOne. Per gli acquisti effettuati entro il 31 agosto è prevista una promozione legata al lancio del tour. Calendario, aggiornamenti e materiali sullo spettacolo sono pubblicati anche sui canali ufficiali di Walter Riviera.

La tournée partirà il 30 settembre dalla Sala Estense di Ferrara e terminerà il 20 novembre al Teatro Agnelli di Torino, dopo undici appuntamenti complessivi.
Gennaro Annunziata