Rete Telestroke della ASL Salerno, quando il tempo salva il cervello
Quando si verifica un ictus, il tempo non è soltanto una variabile organizzativa. È una parte della cura.
Nell’ictus ischemico, provocato dall’ostruzione di un’arteria cerebrale, il tessuto che non riceve più ossigeno comincia rapidamente a perdere la propria funzionalità. Più a lungo il flusso sanguigno resta interrotto, maggiore è il rischio che il danno diventi irreversibile e comprometta movimento, linguaggio, memoria o autonomia personale. È il significato concreto dell’espressione Time is brain: ogni minuto recuperato nel percorso diagnostico e terapeutico può incidere sulla prognosi.
La rete Telestroke della ASL Salerno nasce per intervenire proprio in questo spazio ristretto, nel quale organizzazione clinica, rapidità decisionale e tecnologia devono funzionare come un unico sistema. Attiva 24 ore su 24, collega i Pronto Soccorso del territorio con i neurologi delle Stroke Unit, permettendo agli ospedali che non dispongono continuativamente dello specialista di ottenere una valutazione neurologica a distanza in tempo reale.
Non si tratta semplicemente di effettuare una videochiamata. Il teleconsulto entra nel percorso dell’emergenza, accompagna la valutazione clinica, consente di condividere gli esami e aiuta a stabilire rapidamente se il paziente possa essere trattato nel presidio in cui si trova oppure debba essere trasferito verso un centro con competenze e tecnologie più avanzate.
UNA RETE CHE PORTA IL NEUROLOGO DOVE SERVE
Il modello è quello Hub & Spoke. Gli Hub sono i centri di riferimento dotati di Stroke Unit, vale a dire reparti specializzati nella diagnosi e nella cura dell’ictus, con personale formato e percorsi dedicati. Gli Spoke sono gli ospedali territoriali che intercettano il paziente, eseguono i primi accertamenti e possono collegarsi immediatamente con lo specialista dell’Hub.
Nella rete salernitana la Stroke Unit dell’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore supporta, tra gli altri, il Pronto Soccorso dell’ospedale di Sapri. La distanza tra i due presidi è significativa, soprattutto quando si ragiona in minuti. Attraverso il teleconsulto, però, il medico dell’emergenza non deve affrontare da solo una decisione complessa e il neurologo può partecipare alla valutazione fin dalle prime fasi.
Il valore del sistema sta nella possibilità di distribuire una competenza rara senza pretendere che essa sia fisicamente presente in ogni ospedale a qualsiasi ora. La specializzazione resta concentrata nei centri di riferimento, ma diventa accessibile anche dalle strutture periferiche. È una risposta organizzativa particolarmente rilevante in una provincia vasta e articolata come quella di Salerno, con aree interne e costiere, collegamenti non sempre rapidi e una popolazione che cresce sensibilmente durante la stagione turistica.
La telestroke interviene così su una delle principali disuguaglianze della medicina d’urgenza: la differenza tra ammalarsi vicino a un grande centro specialistico e trovarsi a decine di chilometri di distanza. Le reti europee di telemedicina per l’ictus sono state sviluppate proprio per estendere i trattamenti qualificati alle aree con minore accesso alle Stroke Unit.
COME FUNZIONA LA TELESTROKE
Il percorso comincia nel momento in cui al Pronto Soccorso arriva una persona con sintomi compatibili con un evento cerebrovascolare: debolezza improvvisa a un braccio o a una gamba, asimmetria del volto, difficoltà nel parlare o nel comprendere, perdita di equilibrio, disturbi visivi o una cefalea improvvisa e anomala.
Dopo la stabilizzazione iniziale, il medico raccoglie le informazioni essenziali: l’orario in cui il paziente è stato visto l’ultima volta senza sintomi, le malattie pregresse, i farmaci assunti, l’eventuale uso di anticoagulanti e le circostanze in cui è iniziato il disturbo. Viene quindi attivato il collegamento con il centro Hub.
Attraverso il sistema di telepresenza, il neurologo può osservare il paziente, parlare con lui e con i familiari, verificare la capacità di eseguire semplici comandi e guidare il personale dello Spoke nell’esame neurologico. Vengono valutati, tra gli altri elementi, forza degli arti, sensibilità, linguaggio, orientamento, movimenti oculari e coordinazione.
“Il paziente viene posizionato sul lettino, attiviamo il Teledoc, condividiamo le prime informazioni cliniche ed eseguiamo insieme la valutazione neurologica. Lo specialista ci segue passo dopo passo, indicando gli elementi da verificare”, spiega Francesco Barone, responsabile del Pronto Soccorso dell’ospedale di Sapri.
Parallelamente vengono eseguiti gli accertamenti radiologici, a partire dalla tomografia computerizzata, necessaria per distinguere l’ictus ischemico da quello emorragico. Quando previsto dal percorso clinico, ulteriori esami permettono di individuare l’eventuale occlusione di un grosso vaso e di valutare le condizioni del tessuto cerebrale.
Immagini, referti e dati clinici vengono messi a disposizione dello specialista. A quel punto il medico del Pronto Soccorso e il neurologo decidono insieme il trattamento. Il paziente può restare nello Spoke, ricevere una terapia riperfusiva quando indicata oppure essere trasferito verso l’Hub o un centro in grado di eseguire procedure endovascolari.
LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELLA MEDICINA
Nei presidi Spoke della rete salernitana è utilizzato Teledoc, un sistema robotizzato di telepresenza clinica distribuito in Italia da ab medica. Il dispositivo può essere spostato accanto al letto del paziente ed è dotato di videocamera, schermo, microfoni e sistemi di controllo remoto.
Dal centro Hub lo specialista può modificare l’inquadratura, osservare da vicino il volto o gli arti, allontanarsi per valutare globalmente il paziente e interagire con gli operatori presenti nella stanza. L’obiettivo è riprodurre, per quanto possibile, le condizioni di una visita condotta in presenza.

“C’è una continuità di presa in carico e di passaggio di consegne. Il paziente, una volta entrato nella rete, non ne esce più. Dalla mia postazione riesco ad avvicinarmi, ad allontanarmi e a osservare il paziente da qualsiasi angolazione: è come essere lì”, sottolinea Teresa Cuomo, direttrice della UOC Neurologia e Stroke Unit dell’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore.
L’ultima frase chiarisce la funzione della telepresenza, ma non deve essere interpretata come una sostituzione del medico che si trova fisicamente accanto al malato. La tecnologia non visita autonomamente, non formula diagnosi e non decide una terapia. Amplia piuttosto la capacità operativa dell’équipe locale, consentendo allo specialista remoto di vedere, ascoltare e guidare l’esame.
Questo equilibrio è decisivo. Un sistema di telemedicina funziona soltanto quando è inserito in procedure condivise, sostenuto da collegamenti affidabili, integrato con la diagnostica e utilizzato da personale adeguatamente formato.
I BENEFICI PER PAZIENTI E OSPEDALI
I primi dati diffusi dalla ASL Salerno mostrano con chiarezza l’impatto organizzativo del modello. Secondo i risultati presentati nell’aprile 2025, l’88% dei pazienti presi in carico attraverso la rete è stato trattato nei centri Spoke. Il 5% è stato trasferito all’Hub, mentre nel 7% dei casi il teleconsulto ha permesso di evitare un trasferimento considerato non appropriato.
Il dato più significativo non è soltanto il numero di pazienti rimasti negli ospedali periferici. È la selezione più precisa del percorso.
Trasferire solo chi ha veramente bisogno di un trattamento specialistico significa concentrare le risorse dell’Hub sui casi appropriati. Evitare lo spostamento quando non necessario riduce i rischi del trasporto, libera ambulanze, limita la pressione sui centri di riferimento e mantiene il paziente più vicino alla propria comunità. La telemedicina non blocca quindi i trasferimenti: li rende più mirati.
Anche lo Spoke cambia ruolo. Non è più soltanto un punto di passaggio in attesa che il paziente venga inviato altrove, ma diventa parte attiva di una rete clinica. I medici dell’emergenza possono confrontarsi con lo specialista, consolidare competenze e gestire localmente i pazienti che non richiedono il livello superiore di assistenza.
Per il cittadino il vantaggio più immediato è l’equità territoriale. Essere colpiti da ictus in un centro distante da una Stroke Unit non dovrebbe tradursi automaticamente in un accesso più lento alla valutazione neurologica.
LA STORIA DI ANTONIO E IL VOLTO CONCRETO DELLA RETE
Numeri e percentuali descrivono le prestazioni di un sistema, ma non restituiscono fino in fondo ciò che accade quando una persona perde improvvisamente la capacità di parlare.
È quanto avvenuto ad Antonio mentre rientrava da una visita all’ospedale di Sapri. La figlia si è accorta del disturbo e ha chiesto immediatamente aiuto. Il Pronto Soccorso ha attivato il teleconsulto con la Stroke Unit di Nocera Inferiore; la valutazione ha portato al trasferimento per il trattamento specialistico. Antonio ha poi recuperato ed è tornato alla propria quotidianità.
La vicenda è al centro dell’episodio “Antonio: la rete Telestroke, un prezioso alleato contro l’ictus” del podcast Dire Fare Curare di ab medica, condotto da Matteo Caccia.
Il racconto intreccia la voce del paziente con quelle di Francesco Barone, Teresa Cuomo e Andrea Vianello, presidente di A.L.I.Ce. Italia ODV. Il progetto editoriale, avviato nel 2021, raccoglie testimonianze di pazienti, medici, professionisti sanitari e associazioni per spiegare in forma narrativa percorsi di prevenzione, diagnosi e cura.

“L’ictus è un fulmine che arriva improvvisamente. È importante far capire che può succedere e riconoscerne subito i segnali. Arrivare in tempo significa aumentare le possibilità di cura. Ma prendersi cura di una persona significa anche accompagnarla nel tempo, sostenendone il recupero, l’autonomia e il ritorno alla vita quotidiana. Il sistema ictus si è concentrato per salvare i nostri cervelli nei modi migliori. Poi, però, c’è il dopo. E mentre nell’emergenza c’è poco tempo, dopo c’è tanto tempo: riabilitazione, recupero e, a volte, solitudine. Su questo il faro deve essere acceso”, osserva Vianello.
La sua riflessione sposta l’attenzione oltre il Pronto Soccorso. Salvare il tessuto cerebrale è il primo obiettivo, ma il percorso dell’ictus prosegue nella riabilitazione, nella prevenzione di un nuovo evento, nel recupero del linguaggio e dei movimenti, nel sostegno psicologico e nel reinserimento familiare e sociale.
UN MODELLO CHE GUARDA AL FUTURO DELLA SANITÀ
La Telestroke salernitana si colloca in una trasformazione più ampia. La telemedicina italiana sta passando dalla fase dei progetti sperimentali alla costruzione di infrastrutture e servizi destinati a entrare stabilmente nel Servizio sanitario nazionale. La Piattaforma nazionale di telemedicina, prevista dalla Missione Salute del PNRR, punta a rendere interoperabili i servizi e a favorire una diffusione più omogenea delle prestazioni digitali.
Il Ministero della Salute comprende tra questi servizi il teleconsulto medico, la teleconsulenza, la televisita, il telemonitoraggio e la telerefertazione. Per questo il modello Telestroke può essere considerato un laboratorio avanzato della sanità digitale.

“La rete Telestroke della ASL Salerno rappresenta oggi un esempio concreto di sanità pubblica che innova, collabora e mette il tempo al servizio della vita delle persone. Organizzazione, tecnologia e competenze specialistiche lavorano insieme per garantire ai pazienti, residenti e visitatori, un accesso rapido alle cure neurologiche anche nelle aree più lontane dai grandi centri ospedalieri”, dichiara Gennaro Sosto, direttore generale della ASL Salerno.
È questo, più del robot e dello schermo, il punto centrale della rete. L’innovazione digitale produce valore quando non aggiunge un ulteriore passaggio al percorso sanitario, ma ne elimina le interruzioni. Quando consente al medico del Pronto Soccorso e al neurologo della Stroke Unit di vedere lo stesso paziente, condividere gli stessi dati e prendere insieme una decisione.
Gennaro Annunziata

