Angela Celentano, 30 anni di misteri della bimba scomparsa sul Faito
IL MISTERO
10 agosto 2026
IL MISTERO

Angela Celentano, 30 anni di misteri della bimba scomparsa sul Faito

Il 10 agosto del 1996 si sono perse le tracce della piccola che aveva solo 3 anni. Le ricerche in tutto il mondo tra Messico e Turchia, mai nessuna svolta decisiva.
Andrea Ripa

Trent’anni senza una verità. Trent’anni di attese, speranze, delusioni, piste inseguite in mezzo mondo e archiviate una dopo l’altra. Trent’anni in cui il volto di una bambina di tre anni è rimasto impresso nella memoria collettiva degli italiani come uno dei simboli più dolorosi delle persone scomparse. Il 10 agosto 2026 segna un anniversario che pesa come una ferita ancora aperta: quello della scomparsa di Angela Celentano, sparita nel nulla sul Monte Faito durante una gita della comunità evangelica di Vico Equense e mai più ritrovata. Da allora sono cambiati governi, procuratori, investigatori, tecnologie e perfino il modo di cercare le persone scomparse. Sono arrivati il Dna, i database internazionali, il riconoscimento facciale, le ricostruzioni digitali dell’invecchiamento. Eppure nessuno di questi strumenti è riuscito a sciogliere il nodo centrale di questa storia: che fine ha fatto Angela?

Angela Celentano, la speranza viene dalla Turchia: chiesto il Dna di una «sosia»

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Quella domenica d’estate del 1996 avrebbe dovuto essere una giornata di serenità. Decine di famiglie raggiunsero il Faito per trascorrere alcune ore tra giochi, canti religiosi e momenti di condivisione. Angela era con i genitori, Maria e Catello Celentano, con i fratelli e con gli altri bambini del gruppo. Le immagini girate da una videocamera amatoriale sono diventate negli anni un documento quasi sacro dell’inchiesta: la bambina sorride, si muove tra gli adulti, appare tranquilla e spensierata. Poi esce dall’inquadratura seguendo due bambini poco più grandi lungo un sentiero. È l’ultima immagine certa di Angela. Quando ci si accorge della sua assenza, il tempo sembra fermarsi. I familiari iniziano a cercarla immediatamente, seguiti dai volontari e dalle forze dell’ordine. I boschi del Faito vengono battuti metro dopo metro. Si cercano tracce, indumenti, oggetti, qualsiasi elemento che possa indicare un incidente o uno smarrimento. Ma il monte non restituisce nulla. Nessuna scarpetta, nessun vestito, nessun segno di una caduta.

C’è una nuova pista italiana per Angela Celentano, la bimba scomparsa sul Monte Faito 28 anni fa

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LE RICERCHE Una pista italiana riaccende le speranze per i familiari di Angela Celentano

Un’assenza totale che, fin dalle prime ore, rende il caso diverso da molti altri. Gli investigatori prendono in considerazione tutte le ipotesi: la bambina potrebbe essersi persa, potrebbe essere precipitata in un dirupo, potrebbe essere stata portata via da qualcuno. Col passare degli anni, però, proprio l’idea di un rapimento finalizzato a un’adozione illegale diventa quella in cui i genitori continuano maggiormente a credere. È una convinzione maturata non su prove definitive, ma sull’assenza di qualsiasi traccia sul luogo della scomparsa. Le indagini attraversano tre decenni seguendo decine di segnalazioni provenienti dall’Italia e dall’estero. Ogni volta la speranza si riaccende. Ogni volta, puntualmente, si spegne. Il caso diventa un labirinto investigativo fatto di testimonianze contraddittorie, presunti avvistamenti, lettere anonime, telefonate, fotografie confrontate e poi escluse. Una delle piste che più colpì l’opinione pubblica fu quella messicana. Nel 2010 una donna di nome Celeste Ruiz contattò la famiglia sostenendo di essere Angela. Per giorni l’Italia tornò a sperare.

Angela Celentano e la pista turca, indagini anche sul dna

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Prevede anche l'esame del Dna l'elenco degli accertamenti che il gip di Napoli Colucci ha disposto nell'ambito della "pista turca",…

Gli accertamenti dimostrarono del Dna però che si trattava di un depistaggio: era stata utilizzata la fotografia di una persona completamente estranea alla vicenda. Un colpo durissimo per i genitori, costretti ancora una volta a vedere trasformarsi la speranza in amarezza. Nel corso degli anni vengono ascoltate e riascoltate le persone presenti sul Monte Faito. Particolare attenzione è riservata ai due bambini che furono gli ultimi a giocare con Angela. Le loro dichiarazioni cambiano nel tempo e non riescono mai a fornire un quadro stabile. Uno dei due arriva perfino a raccontare una scena di rapimento, salvo poi spiegare agli investigatori che quella ricostruzione era frutto della propria immaginazione. Anche altri racconti, compreso quello relativo a un’auto vista allontanarsi ad alta velocità dalla zona, non trovano riscontri sufficienti per orientare in modo decisivo l’inchiesta. Tra i filoni più delicati vi è anche quello che, alla fine degli anni Novanta, porta sotto la lente alcuni familiari della bambina. L’attenzione degli inquirenti nasce anche da una frase pronunciata, secondo quanto riportato negli atti dell’epoca, da una giovane parente la sera precedente alla gita. L’episodio viene approfondito a lungo, con interrogatori e verifiche, ma non emergono elementi idonei a sostenere accuse.

Angela Celentano e la pista turca, il giudice dispone nuove indagini

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Vico Equense. Nuove indagini sulla pista cosiddetta pista Turchia nell' ambito del procedimento giudiziario relativo alla scomparsa di Angela Celentano.…

Le posizioni degli indagati vengono definitivamente archiviate. Negli ultimi anni il baricentro dell’inchiesta si sposta soprattutto all’estero, verso quella che oggi è rimasta l’unica pista formalmente aperta: la pista turca. La sua origine è insolita. Una blogger riferisce quanto le sarebbe stato confidato da un sacerdote: secondo questo racconto, Angela vivrebbe sull’isola di Büyükada, vicino Istanbul, all’interno di una famiglia che l’avrebbe cresciuta come propria figlia.

La Procura di Napoli chiede l’archiviazione, ritenendo insufficienti gli elementi raccolti. Ma nel 2025 il giudice per le indagini preliminari decide di non chiudere il fascicolo e dispone nuovi approfondimenti. Il provvedimento prevede ulteriori verifiche, tra cui un eventuale test genetico sulla donna indicata dalla segnalazione, qualora vi acconsenta, l’acquisizione di nuove fotografie per confronti fisionomici e l’audizione di tre persone residenti sull’isola turca indicate come possibili fonti di conoscenza dei fatti. Per svolgere queste attività sarà necessaria una nuova rogatoria internazionale, con tempi inevitabilmente lunghi. Intanto la tecnologia continua ad alimentare la speranza.

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Negli ultimi mesi è stata diffusa una nuova elaborazione grafica che ricostruisce il possibile volto di Angela da adulta attraverso tecniche di age progression. È uno strumento utilizzato in molte indagini sulle persone scomparse per favorire eventuali riconoscimenti, ma ha anche un forte valore simbolico: ricorda che quella bambina, se viva, oggi avrebbe 33 anni. In questi trent’anni il caso Celentano è entrato nella storia giudiziaria e mediatica italiana. Intere generazioni sono cresciute vedendo la fotografia di Angela sui giornali, in televisione, sui manifesti, sui social network. Quel viso con i capelli ricci e il sorriso appena accennato è diventato il volto di tutte le domande rimaste senza risposta. Attorno a quella immagine si è sviluppata una mobilitazione che non si è mai fermata. Associazioni, volontari, investigatori, giornalisti e semplici cittadini hanno continuato a condividere appelli nella convinzione che, anche dopo tanto tempo, una testimonianza possa ancora cambiare il corso della storia. È successo in altri casi di persone scomparse, e questa possibilità impedisce di arrendersi del tutto.

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Per Maria e Catello Celentano, però, il tempo ha un significato diverso. Il calendario si è fermato a quella domenica del 10 agosto 1996. Ogni nuova pista rappresenta una possibilità di ritrovare una figlia o almeno di conoscere la verità. Ogni archiviazione è un’altra ferita che si aggiunge a un dolore mai elaborato fino in fondo. Trent’anni dopo, la domanda è ancora la stessa: che cosa accadde davvero sul Monte Faito? Finché non arriverà una risposta certa, il mistero di Angela Celentano continuerà a essere non solo un caso giudiziario irrisolto, ma una delle più grandi inquietudini della memoria italiana.

 

IL MESSAGGIO DELLA FAMIGLIA

Oggi a 30 anni dalla scomparsa della bimba sul Monte Faito la speranza non è svanita. I familiari di Angela hanno affidato a un messaggio social le proprie speranze: «Gli anni passano e possono logorare le forze, i pensieri e segnare la pelle… ma mai la speranza. Quella speranza che non fa rumore, che mantiene viva ogni possibilità e sostiene il tempo che passa. Oggi sono 30 anni senza di te. 30 anni in cui la certezza di riabbracciarti non è mai venuta meno». Lo scrive la famiglia di Angela Celentano sulla pagina Facebook a lei dedicata. Angela scomparve dal Monte Faito, a Castellammare di Stabia, quando aveva solo tre anni. In questi anni le ricerche sono sempre continuate, anche all’estero. «Non servono date per ricordarti perché non sei una ricorrenza ma ogni giorno che passa non è che un altro giorno senza di te. Sei ogni giorno nei nostri cuori e nei nostri pensieri e oggi, così come dal 10 Agosto 1996, il nostro obiettivo è sempre quello di poterti raggiungere, ovunque tu sia – scrive ancora la famiglia – Potrebbe sembrare follia… Ma noi siamo ancora qui a sperare e credere che prima o poi tutto questo finirà. A presto Angela. La tua famiglia».