Sisma 2016, dal Cnr nuovi strumenti per monitoraggio e prevenzione
Il terremoto che il 24 agosto 2016 colpì Amatrice e vaste aree dell’Appennino centrale è stato una tragedia, ma ha anche dato impulso a nuovi studi, tecnologie e strumenti per migliorare il monitoraggio e la prevenzione dei rischi naturali in Italia.
Il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) è tra gli enti scientifici impegnati in questo percorso. L’integrazione tra osservazioni del terreno, dati geofisici e informazioni sismologiche ha permesso di ottenere una conoscenza più dettagliata della geologia e del sistema di faglie dell’Appennino centrale.
Nuove mappe delle faglie
Il completamento del Foglio geologico “Norcia”, nell’ambito del progetto Carg, e le ricostruzioni tridimensionali sviluppate con Retrace 3D hanno consentito di definire con maggiore precisione la geometria delle faglie attive e il loro rapporto con gli ipocentri della sequenza sismica.
Queste conoscenze permettono oggi di individuare meglio le criticità del territorio e di fornire informazioni più accurate per la prevenzione, la ricostruzione e la sicurezza delle comunità.
Lo studio del sottosuolo
Gli studi condotti ad Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto hanno inoltre evidenziato quanto le caratteristiche del sottosuolo possano influenzare gli effetti locali dello scuotimento sismico.
Grazie a rilievi e modelli numerici avanzati, i ricercatori possono individuare con maggiore affidabilità le aree più esposte ad amplificazioni locali, frane e altri effetti indotti dai terremoti, fornendo dati utili per la pianificazione territoriale e la sicurezza delle costruzioni.
Microzonazione e pianificazione
L’esperienza maturata nei 138 Comuni del cratere ha contribuito a trasformare la ricerca scientifica in strumenti concreti per la prevenzione.
Attraverso il Centro per la Microzonazione Sismica (CentroMs), coordinato dal Cnr, è oggi disponibile una vasta raccolta di dati e cartografie sugli effetti locali dei terremoti, a supporto della pianificazione e della gestione del rischio.
Un altro strumento è la Condizione limite per l’emergenza (Cle), che analizza il sistema urbano per garantire le funzioni strategiche, l’accessibilità e l’operatività dei soccorsi durante e dopo un terremoto.
Nel 2016 solo il 22% dei Comuni del cratere disponeva di una Cle approvata. Oggi la percentuale è salita all’86%.
Il ruolo dei satelliti
Amatrice è stata anche uno dei primi casi di applicazione operativa delle tecnologie satellitari per monitorare le deformazioni del suolo.
Nelle ore successive al terremoto, i ricercatori del Cnr-Irea elaborarono le prime immagini radar satellitari per misurare gli spostamenti del terreno. Le immagini mostrarono un’estesa area di abbassamento del suolo, con deformazioni fino a circa 20 centimetri nell’area di Accumoli.
Le analisi hanno confermato l’efficacia della DinSar, tecnica che consente di confrontare immagini radar precedenti e successive a un evento sismico per misurare gli spostamenti superficiali e le deformazioni legate alle faglie.
Monitoraggio permanente
Le tecnologie satellitari hanno continuato a evolversi, anche grazie alla tecnica P-Sbas, sviluppata dal Cnr-Irea.
Il sistema permette di elaborare grandi quantità di immagini radar delle costellazioni Cosmo-SkyMed e Sentinel-1, con elevata frequenza e misurazioni millimetriche dei movimenti del terreno.
Grazie alla continuità dei dati e all’automazione, si è passati dall’analisi dei singoli terremoti a sistemi permanenti di monitoraggio, oggi utilizzati anche per Campi Flegrei, Vesuvio, Etna, Stromboli e Vulcano, oltre che per subsidenza e dissesto idrogeologico.
Dalla tragedia alla prevenzione
Nell’ambito dell’infrastruttura europea Epos è stato inoltre sviluppato un servizio capace di rilevare su scala globale le deformazioni della superficie terrestre provocate da terremoti di magnitudo superiore a 5.5.
Gli algoritmi sono stati resi disponibili sul cloud, consentendo alla comunità scientifica internazionale di effettuare elaborazioni automatiche e su richiesta.
A dieci anni dal sisma, l’esperienza di Amatrice e dell’Appennino centrale continua così a tradursi in strumenti concreti per conoscere, monitorare e prevenire i rischi sismici e naturali.

