Giogiò, tre anni dopo l’omicidio: «Piazzale Tecchio diventi piazzale Giovanbattista Cutolo»
MEMORIA
31 agosto 2026
MEMORIA

Giogiò, tre anni dopo l’omicidio: «Piazzale Tecchio diventi piazzale Giovanbattista Cutolo»

Daniela Di Maggio: «Ha portato il “noi” nella società dell’io». Borrelli: «Ricordiamo il ragazzo prima del martire»
Rita Inflorato

A tre anni dalla morte di Giovanbattista Cutolo, Napoli torna a ricordare il giovane musicista ucciso il 31 agosto 2023. Giogiò aveva 24 anni. Faceva parte dell’Orchestra Scarlatti Young. Quella sera intervenne per difendere alcuni amici durante una lite. Fu colpito a morte in piazza Municipio.

La proposta della madre

Alla cerimonia commemorativa, alla presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, la madre Daniela Di Maggio ha rilanciato il valore della memoria. «Non dobbiamo dimenticare il martirio di Giogiò e quello che lui ha fatto», ha detto. Poi ha aggiunto una frase diventata il simbolo della sua battaglia: «Ha portato il “noi” nella nostra società dell’io».

Per la madre, ricordare suo figlio significa soprattutto trasmettere il suo messaggio. Da qui è arrivata anche una proposta concreta. Di Maggio ha chiesto di intitolare a Giovanbattista Cutolo piazzale Tecchio, lo spazio antistante lo stadio Maradona.

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«Invece di chiamarlo piazzale Tecchio, chiamiamolo piazzale Giovanbattista Cutolo. Partiamo anche da qui», ha affermato. La richiesta nasce anche dalla volontà di riflettere sulla memoria dei luoghi pubblici.

Sul caso è intervenuto anche il deputato Francesco Emilio Borrelli. «Giogiò era semplicemente un ragazzo perbene», ha sottolineato. Per Borrelli, il giovane non voleva diventare un eroe. Era un musicista con una grande passione e tutta la vita davanti. Quella notte aveva cercato semplicemente di fermare una lite. È stato ucciso per questo.

Il deputato ha ricordato anche il percorso portato avanti da Daniela Di Maggio dopo la morte del figlio. La donna ha trasformato il dolore in una battaglia civile. Ha continuato a parlare di giovani, scuola, prevenzione e responsabilità.Anche la musica è diventata parte di questo impegno. L’orchestra dedicata a Giogiò vuole offrire ai ragazzi un’alternativa alla violenza.

La violenza che ha spezzato una vita

Il ricordo di Giogiò porta inevitabilmente a interrogarsi sulla violenza giovanile.Una lite nata per motivi banali si è trasformata in una tragedia. Un ragazzo che aveva scelto di intervenire per difendere i propri amici non è più tornato a casa. Ed è proprio questa normalità, secondo Borrelli, a rendere ancora più assurda la sua morte. «Non dobbiamo aspettare che un ragazzo muoia per trasformarlo in un simbolo», ha affermato. Il messaggio è chiaro. I giovani devono poter restare semplicemente ragazzi. Con i loro sogni, le passioni e il loro futuro.

A tre anni dall’omicidio, la memoria di Giogiò continua così a trasformarsi in una richiesta di responsabilità. Non solo per ricordare come è morto, ma soprattutto per non dimenticare come viveva.