Paolo Stella: «La felicità inizia dalla capacità di meravigliarsi»
«Che meraviglia». Paolo Stella lo dice spesso. Tanto che, racconta, i suoi amici hanno finito per prenderlo in giro. Potrebbe sembrare uno dei tanti intercalari che ciascuno si porta dietro senza accorgersene. Nel suo caso, invece, quelle due parole raccontano parecchio della persona che abbiamo davanti.
Perché Stella la meraviglia sembra cercarla davvero. Nelle persone, negli incontri, nelle relazioni, nelle piccole cose sulle quali normalmente lo sguardo passa senza fermarsi. «Mi sono dato il compito di accorgermi della bellezza che c’è intorno», dirà durante la conversazione. Non è ottimismo di maniera. È una scelta: decidere a cosa concedere la propria attenzione. All’Habita79, dove presenta “True” nell’ambito di Incontri di Valore, questa disposizione si avverte subito.
Paolo Stella ha una naturale capacità di accorciare le distanze. Ascolta, sorride, si lascia attraversare dalle domande. Il carisma c’è, ma convive con una sensibilità che rende il dialogo immediatamente intimo e con una leggerezza che non significa superficialità. È il terreno ideale per Incontri di Valore, la rassegna diretta e presentata da Nicola Ruocco, che ancora una volta utilizza un libro come occasione per entrare nella storia e nel pensiero di chi lo ha scritto.
Con Paolo Stella basta già il titolo per aprire una questione più grande del romanzo. “True”. Vero. Una parola breve e, nel tempo dell’esposizione permanente, tutt’altro che semplice. Mentre i social ci chiedono continuamente di raccontarci, essere davvero autentici diventa paradossalmente più difficile.
«È quasi impossibile rimanere autentici. La verità penso sia la cosa più interessante da raccontare di noi stessi, ma è anche molto pericolosa, perché ti espone a una grande vulnerabilità, a una grande fragilità». Essere veri significa anche imparare quanto di noi possiamo consegnare agli altri. Stella lo spiega con un’immagine immediata: «La verità è un po’ come l’ossigeno: ne hai necessità assoluta per vivere, ma troppo ossigeno ti uccide». Bisogna saperla calibrare. Capire quando possiamo mostrarci senza difese e quando, invece, «serve anche una maschera sociale per difenderti ». Una distinzione che sottrae l’autenticità alla retorica dell’essere sempre e comunque se stessi. “True” attraversa anche l’amore e quella tentazione del controllo che spesso sottrae spazio alla sorpresa. Ma se c’è una cosa alla quale Stella non sembra disposto a rinunciare è la capacità di meravigliarsi. «Uno dei termini che uso di più, tanto che i miei amici mi prendono in giro, è: “Che meraviglia”».
Dietro quell’espressione c’è quasi una disciplina personale. «Mi sono dato il compito di accorgermi della bellezza che c’è intorno. È un esercizio quotidiano: decidere dove focalizzare la mia attenzione». La felicità che trasmette nasce forse qui. Non dall’idea che tutto sia bello, ma dalla decisione di accorgersi della bellezza quando si presenta. «La mia attenzione è sulla bellezza, sullo stupirmi di quanta bellezza c’è nella nostra vita».
E il collegamento con la serata viene naturale: «Siamo a Incontri di Valore, che è proprio valorizzazione della bellezza che possiamo vivere tutti i giorni». Il valore di un incontro, del resto, non coincide necessariamente con la sua durata. Ci sono persone destinate a restare e altre che attraversano soltanto una stagione della nostra vita.
Quando gli si chiede quale sia il vero valore dell’incontro con un’altra persona, Stella torna al punto di partenza: essere se stessi. «È trovare una persona che non ti richieda di cambiare o di essere diverso da quello che sei. Penso che l’amore sia questo».
Poi una riflessione sulla solitudine: «Spesso le persone sono accompagnate e molto sole. Il contrario della solitudine non vuol dire avere qualcuno accanto, ma avere qualcuno che ci permette di essere pienamente chi siamo».
L’amore, dunque, come luogo nel quale non siamo costretti a trasformarci per essere accettati. E proprio sull’amore Paolo Stella non aspetta neppure che la domanda venga terminata. Gli si chiede delle delusioni che possono portare a non crederci più e la risposta arriva immediata: «Mai smesso, neanche un secondo». Ride per avere anticipato la domanda. Poi torna serio. «Io ci ho sempre creduto, ci credo tantissimo. Nella lista delle priorità che metto nella vita sicuramente ci sono l’amore e amare: una persona, gli amici, gli animali, quello che fai. Per me l’amore è tutto, è proprio fondamentale».
Per Stella amare non coincide soltanto con la relazione sentimentale. È una disposizione nei confronti della vita. E quando gli si domanda che cosa direbbe a chi ha smesso di crederci, sembra quasi non accettare la premessa. «Ma come si fa a smettere di credere nell’amore?». Subito dopo mette in fila ciò che normalmente utilizziamo per misurare una vita riuscita: lavoro, denaro, successo. Non li disprezza, ma stabilisce una gerarchia. «Sono cose bellissime, meravigliose, che ognuno si augura. Ma non danno mai la pienezza che può darti l’amore. Svuotate dal sentimento diventano sterili». Una frase che acquista forza perché arriva da una persona che conosce bene il linguaggio della visibilità e un mondo nel quale numeri, risultati e riconoscimento sembrano poter misurare ogni cosa.
Stella sceglie una misura diversa. La verità, senza trasformarla in esibizione. La fragilità, senza farne una posa. La capacità di meravigliarsi, senza fingere che la vita non contenga delusioni. E l’amore come criterio con il quale dare sostanza a tutto il resto. In fondo “True” sembra stare proprio nello spazio tra queste parole. Essere autentici non significa vivere senza maschere, ma sapere dove possiamo finalmente deporle.
E riconoscere le persone davanti alle quali non è necessario diventare qualcun altro. È anche il senso che Incontri di Valore assume quando il dialogo supera la presentazione di un libro. Nicola Ruocco accompagna il pubblico dentro la storia dell’ospite e, a un certo punto, autore e lettori finiscono nello stesso territorio: quello delle domande che riguardano tutti.
Che cosa significa essere veri? Quanto siamo disposti a mostrarci vulnerabili? E che cosa rimane di una vita se togliamo da essa la capacità di amare? Paolo Stella non pretende di avere una formula. Ne offre una traccia. Accorgersi della bellezza. Difendere la propria autenticità. Cercare persone con le quali poter essere pienamente se stessi. Continuare ad amare anche quando sarebbe più semplice proteggersi. Alla fine torna quasi inevitabilmente quella sua espressione, “che meraviglia”.
Dopo averlo ascoltato, si comprende che non è un intercalare. È un modo di guardare la vita.

