Movida & violenza, il caso-Torre del Greco (di nuovo) sotto i fari del prefetto
Torre del Greco. Il Prefetto di Napoli Michele di Bari corre (di nuovo) ai ripari e prova a «blindare» Torre del Greco, invocando il pugno di ferro dopo l’ennesimo grave fatto di sangue dell’ultimo week end.
Non bastano più i semplici pattugliamenti: davanti all’escalation criminale legata al fenomeno della «movida violenta», parte dalla prefettura di Napoli il via libera per un imminente potenziamento dei servizi di controllo e vigilanza sul territorio, mentre l’emergenza all’ombra del Vesuvio finisce al primo posto nell’ordine del giorno del prossimo Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica.
La risposta istituzionale arriva all’indomani della sparatoria avvenuta nella notte tra sabato e domenica in via Guglielmo Marconi – cuore del quartiere Vesuviana, storico crocevia di diversi gruppi di giovani e meno giovani – a pochi passi da due bar punto di riferimento della movida fino a tarda notte.
L’episodio ha visto un ragazzo di 27 anni ferito al piede da un proiettile esploso nel mezzo dell’ennesima rissa esplosa tra la folla. L’iniziativa promossa dalla prefettura rappresenta l’ennesimo tentativo di riaffermare la legalità in un’area strategica, già da tempo finita sotto la lente d’ingrandimento delle forze dell’ordine.
Ma la stretta decisa da Michele di Bari riapre inevitabilmente una ferita mai rimarginata in una città provata da mesi d’ansia, risse e ordinanze sindacali subito finite nel dimenticatoio.
La carneficina sfiorata in via Guglielmo Marconi è solo la punta di un iceberg profondo e pericoloso. Impossibile non collegare l’accaduto con l’episodio shock della fine di maggio scorso, quando un commerciante di corallo di 39 anni venne brutalmente accoltellato da un branco di giovanissimi in via Vittorio Veneto, cuore del centro cittadino.
L’uomo, “colpevole” unicamente di aver richiamato un gruppo di giovanissimi per lo schiamazzo notturno, venne accerchiato e punito con diciassette fendenti prima di essere lasciato esanime sull’asfalto. Una violenza cieca e spietata che aveva spalancato le porte al terrore tra i residenti e i commercianti dell’intera area.
D’altronde, il clima d’assedio affonda le sue radici già nella scorsa stagione estiva. Allora, i continui episodi di microcriminalità, le spedizioni punitive tra bande di baby-gang e le risse a colpi di bottiglie spezzate tra via Santa Teresa e la zona di via Calastro avevano portato il livello di guardia oltre la soglia d’allarme.
Una spirale d’odio che aveva spinto cittadini e rappresentanti politici a invocare a gran voce l’istituzione delle “zone rosse” nei punti nevralgici della città e il presidio fisso dell’esercito.
Oggi, tra il sangue di maggio e il piombo di via Marconi, Torre del Greco ritrova i riflettori puntati del prefetto: la speranza è che alle parole e ai vertici seguano finalmente presidi insuperabili e azioni di bonifica capillari.
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