Giustizia, l’accusa di Gratteri: “Ferme 1.300 richieste di arresto, 1.150 sono dell’Antimafia”
GIUSTIZIA
16 settembre 2026
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Giustizia, l’accusa di Gratteri: “Ferme 1.300 richieste di arresto, 1.150 sono dell’Antimafia”

La denuncia del procuratore di Napoli
Maria Imparato

Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, torna a parlare dei problemi dell’ufficio GIP di Napoli. “Delle 1300 richieste di custodia cautelare in carcere circa 1150 sono solo per procedimenti di competenza della Direzione distrettuale Antimafia. Per noi è importante avere delle risposte, qui non si tratta di voler arrestare più persone, qui si tratta di rendersi conto che ci sono richieste ferme anche da due anni. E allora non è possibile che l’Ufficio gip rimanga scoperto per anni”. Ha dichiarato.

L’allarme

La denuncia arriva a margine della conferenza stampa di questa mattina; indetta per spiegare i dettagli dell’operazione della DDA, che ha portato all’arresto di 31 presunti affiliati al clan Petrone-Puccinelli. Una carenza che non è affatto recente “se adesso mancano 10 GIP, l’anno scorso ne mancavano 8. Cambia poco. C’è bisogno di nuovi giudici perché la produzione della Procura di Napoli è aumentata.” ha spiegato. “E allora bisogna attrezzare l’ufficio GIP, riempiendo le piante organiche da parte del Csm e da parte del ministero. Ma nel mentre, si possono ridurre il numero dei giudici nelle sezioni e nei collegi, per riempire da subito la pianta organica”

Gratteri, coinvolto in recenti tensioni con l’Avvocatura, non si risparmia dal rispondere alle critiche. “Alcuni si sono rizelati rispetto a quello che ho detto, dicono che l’avvocato non può stare dalle 9 alle 16 in tribunale”. Il procuratore di Napoli aveva sostenuto la necessità di prolungare gli orari in aula. “Non è vero, perché se solo l’avvocato che ha parlato si fosse letto il protocollo che è stato sottoscritto, ricordo non solo dal Consiglio degli avvocati ma anche delle Camere Penali, avrebbe letto che sono previste le fasce orarie di inizio dei processi. È falso dire che si aspetta dalle 9, perché se si rispetta quel protocollo c’è un calendario. Non è uno scandalo. Quindi – ha concluso Gratteri – si possono fare anche a Napoli e si può lavorare tranquillamente di pomeriggio come si fa in quasi tutti i tribunali d’Italia”.

Un sistema sofisticato

In merito alle 31 misure cautelari nei confronti dei presunti affiliati ai Petrone-Puccinelli. “Penetrare quel sistema non è stato facile”, ha detto il tenente colonnello Giuseppe Musto, comandante del Gruppo Napoli.  Il blitz di questa mattina ha portato alla luce un complesso meccanismo.“La tecnica di spaccio era quella del ‘just in time‘”, ha spiegato il generale Storniolo, presente alla conferenza stampa in Procura, a Napoli “la droga era custodita altrove e veniva trasferita solo poco prima della cessione”.

I carabinieri, coordinati dalla Direzione distrettuale Antimafia, hanno sequestrato 55mila euro in contanti, un Rolex dal valore di 11 mila euro e una collana di diamanti. L’intero sistema era ubicato in delle cantine delle palazzine di edilizia popolare, sottratti ai legittimi proprietari per la realizzazione dei bunker. Una struttura sofisticata, in cui ciascuna piazza di spaccio, attiva h24, era affidata ad una famiglia; arrivando a fruttare guadagni totali fino a 450 mila euro al mese. Altra particolarità emersa dalle indagini è la formazione. I pusher anziani insegnavano alle nuove leve come tagliare la droga, per esempio, per avere guadagni più consistenti.