Torre Annunziata, la politica nella palude: il silenzio dopo lo scioglimento
Quattro mesi dopo la fine dell’amministrazione Cuccurullo, la politica oplontina stagna nella palude del silenzio. Non c’è confronto sul secondo scioglimento consecutivo, né analisi o prospettiva.
Il 5 maggio l’ex sindaco lasciò l’incarico. Le dimissioni divennero definitive il 25, chiudendo l’esperienza nata dalle elezioni del 2024 dopo circa venti mesi. Pochi giorni dopo, il Consiglio dei ministri dispose lo scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata. Il 25 giugno si insediò la commissione straordinaria.
Torre Annunziata, tre commissioni d’accesso dal 2014
Nella relazione emergono una «profonda e diffusa illegalità» e la continuità con criticità maturate nelle precedenti gestioni. Vengono indicate anche carenze nel controllo delle partecipate, nella gestione dei beni confiscati, nella videosorveglianza e negli uffici.
Il quadro consegna un dato che avrebbe richiesto una reazione immediata. Dal 2014, tre commissioni d’accesso hanno accompagnato le amministrazioni Starita, Ascione e Cuccurullo. Le ultime due esperienze si sono concluse con altrettanti scioglimenti.
Invece tutto è rimasto immobile. I partiti non hanno promosso assemblee, congressi o confronti pubblici sulle ragioni della crisi. Il Partito democratico si è aggrappato agli sporadici comunicati del segretario separato in casa Ciro Passeggia. Il centrodestra, invece, risulta non pervenuto.
Manca un’analisi sulla selezione delle candidature e sul funzionamento delle coalizioni. Nessun ragionamento riguarda il rapporto con la macchina comunale o gli strumenti per interrompere la continuità indicata negli atti ministeriali. La palude ha inghiottito maggioranza e opposizione, responsabilità e autocritica.
Il silenzio dell’opposizione
Neppure le forze chiamate a controllare l’amministrazione hanno aperto la discussione, ma la cosa non sorprende. Durante i venti mesi di governo Cuccurullo, infatti, l’opposizione è rimasta spesso in silenzio. Non ha trasformato le criticità dell’ente in una vertenza politica riconoscibile.
Questa assenza è stata evidenziata anche nella relazione della commissione d’indagine. Il documento richiama la mancanza di una reale opposizione al sindaco. Segnala inoltre il comportamento degli esponenti della minoranza che non avrebbero espresso voti contrari alle sue proposte. In molti casi sarebbero anzi diventati una stampella della stessa maggioranza.
Il passaggio coinvolge l’intero assetto consiliare. Tuttavia, non ha prodotto verifiche pubbliche o riflessioni da parte delle forze che lo componevano.
In questo vuoto è arrivata la provocazione del comitato “Commissari siamo noi”. Il comitato ha chiesto di prolungare fino a 36 mesi la gestione straordinaria. Una provocazione che non risponde alle domande rimaste sospese. Con quali criteri saranno composte le liste? Quali garanzie verranno offerte agli elettori?
Sono trascorsi quattro mesi senza che sia stato compiuto neppure il primo passo. Nella palude della politica oplontina tutto resta fermo.

