Si rinnova il miracolo di San Gennaro: si scioglie il sangue tra lacrime e applausi
FEDE E TRADIZIONE
19 Settembre 2026
FEDE E TRADIZIONE

Si rinnova il miracolo di San Gennaro: si scioglie il sangue tra lacrime e applausi

Alle 10.04 l'annuncio ai fedeli: il sangue di San Gennaro si è sciolto
Andrea Ripa

Alle 10.04 è arrivato l’annuncio che i fedeli attendevano. Il sangue di San Gennaro si è sciolto. A comunicarlo, davanti alla folla raccolta nel Duomo di Napoli, è stato monsignor Vincenzo De Gregorio, abate della Cappella del Tesoro. «Il santo protettore ci dà il segno della sua presenza nella nostra comunità. Il sangue è sciolto», ha detto De Gregorio, suscitando l’applauso dei tantissimi fedeli presenti. La Cattedrale era già affollata dalle prime ore del mattino. Una lunga attesa scandita dalla preghiera e dalla devozione, fino al momento in cui la notizia della liquefazione è stata comunicata ufficialmente ai presenti.

Quando l’annuncio è risuonato nel Duomo, la tensione dell’attesa ha lasciato spazio alla gioia. Un lungo applauso ha accompagnato le parole dell’abate, mentre la comunità dei fedeli ha accolto quello che, per la tradizione napoletana, rappresenta uno dei momenti più sentiti dell’anno. Il prodigio della liquefazione del sangue di San Gennaro torna così a rinnovarsi davanti alla città. Un rito che da secoli lega il patrono alla comunità napoletana e che richiama nella Cattedrale fedeli provenienti da Napoli e da diverse parti della Campania. Ancora una volta gli occhi sono rivolti alla teca custodita nella Cappella del Tesoro, dove sono conservate le ampolle con quello che la tradizione identifica come il sangue del martire.

Per Napoli è un appuntamento che va oltre il momento religioso: è una giornata profondamente radicata nella storia e nell’identità della città, capace ogni volta di riportare migliaia di persone nel cuore del centro storico. E questa mattina, alle 10.04, l’annuncio ha sciolto anche l’attesa dei fedeli: «Il sangue è sciolto».

L’OMELIA DEL VESCOVO

“Davanti al sangue di Gennaro, vorrei che da Napoli partisse un grido. Non un comunicato. Non una prudente dichiarazione. Un grido. Fermatevi”. Nell’omelia pronunciata in occasione della solennita’ di San Gennaro, l’arcivescovo di Napoli Domenico Battaglia torna a chiedere la fine dei conflitti bellici. “Fermatevi voi che avete in mano le armi – aggiunge – voi che date gli ordini, voi che disegnate confini sulle carte mentre altri li segnano con il sangue, voi che pensate che una vittoria possa ancora chiamarsi vittoria quando bisogna costruirla sopra il corpo di un bambino”.

Il presule chiede quindi “una grazia” a San Gennaro, ovvero che “l’unico sangue di cui dovremo parlare sia il tuo. L’unico sangue versato. Non voglio piu’ venire qui davanti alla tua ampolla e dover dire che il tuo sangue assomiglia a quello dei bambini uccisi”. “Non voglio piu’ dover dire che il tuo sangue si mescola idealmente a quello delle vittime innocenti – scandisce Battaglia con la voce rotta dalla commozione – non voglio piu’ nominare la Palestina. Non voglio piu’ nominare l’Ucraina. Non voglio piu’ aggiungere il nome dell’ennesima terra ferita, dell’ennesima citta’ distrutta, dell’ennesima madre che stringe un corpo troppo piccolo tra le braccia”. Non un modo per dimenticare le guerre, precisa il presule, “ma perche’ voglio che non ce ne sia piu’ bisogno. Sono stanco di un’umanita’ che prima produce vittime e poi costruisce monumenti per piangerle – spiega – sono stanco delle nostre commemorazioni perfette e delle nostre paci impossibili. Sono stanco di vedere l’uomo diventare bravissimo a contare i morti e terribilmente incapace di smettere di farli. E davanti a te, Gennaro, oggi non voglio abituarmi”.

Battaglia considera “il male piu’ grande” quello di “abituarsi alla guerra, di ascoltare il numero dei morti e non vedere piu’ i morti. Come se oltre una certa cifra, il dolore smettesse di avere un nome. Come se un bambino morto cento volte diventasse una statistica. Il sangue non e’ una statistica. Il sangue ha sempre un nome. Ha una madre. Ha una casa. Ha un odore. Ha qualcuno che quella sera continuera’ ad apparecchiare un posto in piu’, almeno con gli occhi”.