#HONOR, TECNOMANIA
22 Settembre 2026

Pad 20, produttività senza bisogno di un notebook al seguito

Android cambia passo grazie a desktop, dock, finestre ridimensionabili e gestione dei file
Gennaro Annunziata

Il confine tra tablet e notebook continua ad assottigliarsi, ma non sempre nella direzione giusta. Negli ultimi anni abbiamo provato dispositivi che promettevano un’esperienza da computer salvo poi accorgerci, appena aperte tre applicazioni o provato a gestire qualche file, che sotto la tastiera continuava a esserci un tablet. Con Pad 20 di HONOR l’approccio è più concreto. Il produttore, infatti, non interviene soltanto sull’hardware, ma prova soprattutto a modificare il modo in cui Android organizza il lavoro.

Il punto di partenza è uno schermo da 12,1 pollici, sufficientemente ampio per non costringerci a scegliere continuamente quale applicazione tenere in primo piano. A questo si aggiungono una tastiera fisica, il supporto al mouse e soprattutto la Modalità PC di MagicOS 10, che introduce desktop, dock, finestre ridimensionabili e una gestione dei file più vicina a quella alla quale siamo abituati su un computer.
È proprio da qui che siamo partiti durante la nostra prova. Film, streaming e navigazione non rappresentano più un banco di prova particolarmente severo per un tablet di questa fascia. Abbiamo preferito usare Pad 20 come strumento di lavoro per scrivere testi lunghi, rispondere alla posta, tenere un browser aperto accanto a un documento, consultare PDF, spostare file, partecipare a una videochiamata e passare rapidamente da un’applicazione all’altra.
La domanda, dopo qualche giorno, diventa quindi inevitabile: quanto possiamo realmente lavorare con Pad 20 senza sentire necessità di riaprire il notebook? La risposta non è uguale per tutti. Ed è proprio questo forse il punto più interessante del dispositivo. Ma ci torneremo più avanti.

Pad 20 ha un aspetto volutamente sobrio. La scocca in metallo, le linee pulite e la colorazione grigia lo fanno sembrare più un dispositivo da scrivania che un oggetto pensato per attirare l’attenzione. È una scelta che abbiamo apprezzato, soprattutto perché la vocazione produttiva del tablet emerge senza bisogno di artifici estetici.
Lo spessore è di appena 6,29 millimetri e il peso si ferma a circa 525 grammi. Considerando il display da 12,1 pollici e una batteria da 10.100 mAh, il risultato è convincente. Nello zaino Pad 20 occupa molto meno spazio di un portatile e, anche aggiungendo la tastiera, rimane un compagno decisamente più discreto.
Le dimensioni diventano più evidenti quando lo si utilizza senza appoggio. Abbiamo letto documenti e pagine web tenendolo in mano e, dopo un po’, i 12 pollici iniziano inevitabilmente a farsi sentire. È possibile usarlo sul divano o in piedi, ma non è certo quello il contesto nel quale dà il meglio.
Appena lo si appoggia su una scrivania, cambia tutto. Affiancare un PDF al browser, lavorare su un documento mantenendo visibile la posta o seguire una videoconferenza senza sacrificare troppo spazio all’altra applicazione diventa possibile.
Pad 20 nasce grande proprio perché vuole anche essere produttivo. La maggiore superficie del display è quindi contemporaneamente il suo limite ergonomico e uno dei motivi principali per sceglierlo.
HONOR utilizza un pannello LCD IPS da 12,1 pollici, con risoluzione 3.000 × 1.872 pixel, densità di 292 ppi e refresh rate fino a 120 Hz. La luminosità massima dichiarata arriva a 700 nit.
Detta così sembra la solita sequenza di numeri. Nell’uso, è soprattutto la risoluzione ad avere un effetto concreto. Abbiamo apprezzato il 3K molto più lavorando su documenti e siti web che guardando fotografie. Con due finestre affiancate, i caratteri restano ben definiti anche quando lo spazio disponibile si riduce. I PDF molto densi si leggono senza dover ricorrere continuamente allo zoom e le pagine web piene di testo conservano una buona nitidezza.
È in situazioni di questo tipo che emerge maggiormente il salto rispetto al predecessore Pad 10, che manteneva la stessa diagonale e i 120 Hz ma si fermava a una risoluzione inferiore.
Anche i 120 Hz di refresh rate contribuiscono a rendere tutto più piacevole. Lo scrolling di un articolo lungo è fluido, le animazioni rimangono rapide e anche il passaggio tra applicazioni dà una sensazione di immediatezza che ben si sposa con la Modalità PC.
Naturalmente resta un LCD. Un buon OLED offre neri più profondi, maggiore contrasto e una resa più incisiva nelle scene scure. Durante la visione serale di un film la differenza si vede. Ma a Pad 20 non interessa vincere quella sfida.
Più importante, per un dispositivo che vuole accompagnarci fuori casa, è il comportamento in piena luce. In interni la luminosità non ci ha mai creato problemi e raramente abbiamo sentito la necessità di spingerla al massimo. All’aperto il display rimane utilizzabile, ma quando il sole colpisce direttamente la superficie è soprattutto il trattamento lucido a diventare il limite. I riflessi possono essere più fastidiosi della quantità di luce prodotta dal pannello.
In ufficio, in casa, in treno o in una sala d’attesa, invece, il display è uno degli elementi che rendono Pad 20 credibile anche come strumento di lavoro.
Su un dispositivo davanti al quale possiamo passare diverse ore, il comfort visivo conta quasi quanto la risoluzione. HONOR ha raccolto su Pad 20 numerose tecnologie dedicate proprio a questo aspetto: DC Dimming, riduzione hardware della luce blu, AI Circadian Night Display, AI Defocus Display e una modalità pensata per ridurre il disagio durante l’utilizzo sui mezzi in movimento. La differenza, nell’uso quotidiano, non arriva da una singola funzione. È piuttosto l’insieme a rendere lo schermo meno aggressivo durante le sessioni lunghe.
La sera abbiamo trovato particolarmente utile il passaggio progressivo verso tonalità più calde. Quando si scrive o si legge per parecchio tempo, i bianchi meno freddi risultano più gradevoli e l’interfaccia continua a rimanere leggibile senza dare l’impressione di avere davanti una sorgente luminosa eccessivamente intensa.
Anche la gestione della luminosità è abbastanza progressiva da non attirare continuamente l’attenzione. È uno di quegli aspetti ai quali difficilmente si pensa durante i primi minuti, ma che diventano importanti dopo due o tre ore trascorse tra documenti e browser.
AI Defocus e la modalità contro la cinetosi sono funzioni più particolari. La seconda introduce riferimenti visivi pensati per chi utilizza il tablet mentre viaggia in auto. Il beneficio può variare molto da persona a persona e non abbiamo motivo di attribuire a queste soluzioni proprietà che vadano oltre il comfort d’uso. In tal senso è la stessa HONOR a specificare correttamente che il prodotto non è un dispositivo medico.

Sotto la scocca troviamo il processore Snapdragon 7 Gen 3 di Qualcomm, una piattaforma che conosciamo già e che HONOR utilizzava anche sulla generazione precedente.
Nell’uso quotidiano, però, il processore continua a essere adeguato al tipo di lavoro per il quale il tablet è stato pensato. Durante il nostro test, abbiamo alternato browser, posta elettronica, documenti, video e messaggistica senza incontrare quella sensazione di attesa che può rendere frustrante un dispositivo destinato alla produttività. Anche passando rapidamente da un’applicazione all’altra, Pad 20 mantiene un comportamento fluido.
La situazione può cambiare se iniziamo ad accumulare finestre e schede del browser, soprattutto se rimangono contemporaneamente attive anche applicazioni pesanti. È qui che la quantità di memoria diventa importante.
Il modello d’ingresso del Pad 20 dispone di 6 GB di RAM e 128 GB di memoria interna non espandibile. Per navigazione, studio, streaming e un utilizzo leggero sono sufficienti. Ma se l’acquisto nasce soprattutto dal desiderio di utilizzare spesso la Modalità PC, è consigliabile la configurazione da 8 GB e 256 GB.
Manca una versione cellulare e questo, lavorando in mobilità, può pesare più di quanto si possa pensare. Abbiamo dovuto ricorrere all’hotspot dello smartphone quando non avevamo una rete Wi-Fi disponibile. È un passaggio semplice, ma un tablet che vuole alleggerire la borsa da lavoro avrebbe beneficiato di una connettività autonoma.

Con il sistema operativo MagicOS 10 basato su Android 16, la Modalità PC riorganizza completamente lo spazio di lavoro. Compare una barra delle applicazioni, le app possono essere aperte in finestre, ridimensionate e spostate, il dock rende più rapido il passaggio tra ciò che abbiamo aperto e il file manager assume finalmente una struttura più vicina a quella di un computer.
HONOR dichiara la possibilità di mantenere aperte fino a quindici finestre. È una capacità interessante dal punto di vista tecnico, ma durante l’utilizzo abbiamo capito rapidamente che non è quello il modo migliore di sfruttare i 12,1 pollici.
Il nostro equilibrio ideale è stato molto più semplice con due applicazioni affiancate e, all’occorrenza, una terza finestra più piccola per la messaggistica, le note o qualche strumento di servizio. Abbiamo scritto testi mantenendo il browser accanto all’editor, consultato più fonti senza uscire continuamente dal documento e aperto allegati dalla posta lasciando visibile il messaggio dal quale provenivano. Sembra normale descrivendolo, perché è esattamente ciò che facciamo da anni su un computer. Su un tablet, però, quella normalità non è ovvia.
Aprire un file non è mai stato un problema per Android. La differenza è poterlo scaricare, spostare in una cartella, rinominare, consultarlo accanto a un altro documento e tornare al browser senza sentire continuamente che l’interfaccia sta ostacolando il nostro lavoro.
Quick Layout permette di memorizzare la disposizione delle finestre. Se utilizziamo spesso la stessa combinazione, per esempio browser da una parte e documento dall’altra, possiamo averla rapidamente. È una funzione semplice, ma dopo qualche giorno diventa uno di quei dettagli che fanno la differenza.

Anche il file manager beneficia chiaramente dell’impostazione desktop. Con un mouse collegato spostare documenti, selezionare più elementi e gestire cartelle diventa molto più naturale.
Abbiamo provato a trattare Pad 20 come se fosse il nostro unico dispositivo durante una normale sessione di lavoro. Finché siamo rimasti tra browser, posta, testi, PDF, servizi cloud e comunicazione, non abbiamo sentito particolarmente la mancanza del portatile.
Il limite emerge quando l’applicazione che utilizziamo non è stata pensata per questo tipo di interfaccia o, più semplicemente, quando ciò che ci serve non esiste su Android. La Modalità PC, infatti, può cambiare le dimensioni e la disposizione di una finestra. Non può trasformare la versione mobile di un programma nella corrispondente applicazione desktop. Alcune app si adattano bene e sembrano nate per questo ambiente; altre rimangono evidentemente legate a logiche da smartphone, con menu e comandi che sfruttano male lo spazio disponibile. Se poi il workflow dipende da software professionali specifici, disponibili soltanto per Windows e macOS, il confine torna immediatamente visibile.
È questo il punto sul quale Pad 20 va giudicato con maggiore equilibrio. La Modalità PC riesce a portare su Android una parte importante dell’organizzazione tipica di un computer, ma non porta con sé l’intero ecosistema software di un computer.
La Modalità PC ha molto più senso nel momento in cui si aggancia una tastiera. Abbiamo utilizzato la Smart Bluetooth Keyboard per scrivere testi piuttosto lunghi e il passaggio dalla tastiera virtuale a quella fisica modifica radicalmente l’esperienza.

I tasti sfruttano bene lo spazio a disposizione e, dopo un breve periodo necessario per adattarsi alle dimensioni inferiori rispetto a un notebook tradizionale, siamo riusciti a raggiungere una velocità di digitazione soddisfacente.
Il vero limite non sono i tasti ma è l’assenza del touchpad. All’inizio abbiamo ovviato toccando lo schermo. Dopo poco, però, lavorando in Modalità PC il continuo movimento tra tastiera e display ha iniziato a diventare innaturale. Ridimensionare finestre, selezionare una porzione di testo, trascinare file o spostarsi tra elementi piccoli dell’interfaccia diventa molto più rapido collegando un mouse Bluetooth.
A quel punto l’esperienza desktop migliora sensibilmente, ma aumenta anche il numero di oggetti che dobbiamo portarci dietro. Un touchpad integrato avrebbe reso la tastiera un accessorio molto più completo.

Diverso il discorso per la Magic-Pencil 4s USB-C, che supporta 4.096 livelli di pressione. Abbiamo trovato il suo impiego più naturale nelle annotazioni, nella firma dei documenti, negli appunti e nella possibilità di intervenire direttamente sui PDF.
L’intelligenza artificiale è ormai presente praticamente in ogni dispositivo nuovo, ma non tutte le implementazioni riescono realmente a migliorare il lavoro quotidiano. Su Pad 20 la funzione che abbiamo trovato più coerente con la filosofia del prodotto è AI Memo, che affronta e risolve un problema concreto.

Durante una riunione, una lezione o un’intervista, registrare una conversazione richiede un solo tocco. Il lavoro vero arriva dopo, quando dobbiamo trasformare quaranta minuti di audio in informazioni organizzate. Trascrizione, individuazione delle parole chiave, riassunti e organizzazione delle note hanno senso proprio perché cercano di accorciare questa seconda fase. Naturalmente non abbiamo considerato il risultato dell’AI come materiale pronto da utilizzare senza controllo. Nomi propri, cifre, termini tecnici e passaggi importanti meritano sempre una verifica, soprattutto quando dalla trascrizione deve nascere un documento professionale o un articolo.
Una volta chiusi documenti e posta, Pad 20 torna naturalmente a fare quello che ogni buon tablet dovrebbe saper fare. Il sistema a sei altoparlanti offre un volume generoso e una scena stereo sufficientemente ampia per film, serie, YouTube e podcast. Utilizzandolo in orizzontale abbiamo apprezzato soprattutto la buona separazione dei canali e la chiarezza delle voci. Le basse frequenze non hanno ovviamente la profondità di un sistema audio dedicato, ma per guardare un episodio sul divano o ascoltare un podcast mentre facciamo altro non abbiamo sentito la necessità di aggiungere uno speaker esterno.

Le fotocamere sono entrambe da 8 megapixel. Quella posteriore può servire per acquisire rapidamente un documento o scattare una foto di servizio, ma non vediamo altre ragioni per utilizzare abitualmente un dispositivo da oltre mezzo chilo come macchina fotografica. Molto più importante la camera frontale. Durante una riunione online svolge correttamente il proprio compito e la posizione risulta coerente con l’utilizzo orizzontale del tablet, cioè proprio quello che adottiamo quando è montato sulla tastiera.

Portare Pad 20 al posto di un notebook avrebbe poco senso se poi dovessimo preoccuparci continuamente di trovare una presa. La sua batteria da 10.100 mAh è parte integrante della filosofia del prodotto, non semplicemente una specifica da inserire nell’elenco.
HONOR dichiara fino a 12 ore di riproduzione video e 13 ore di lettura. Nell’utilizzo reale con posta, browser, scrittura, documenti, qualche video, messaggistica e sessioni di lavoro in Modalità PC, abbiamo potuto affrontare tranquillamente una giornata senza dover pensare a una presa. Con un utilizzo meno intenso il margine cresce ulteriormente. Per un tablet che vuole accompagnarci fuori casa al posto del notebook è probabilmente uno dei risultati più importanti, perché rende credibile l’idea di partire al mattino con un unico dispositivo e non preoccuparsi del caricatore fino al rientro.
La ricarica supportata arriva a 45 W, un passo avanti rispetto alla generazione precedente. Non siamo davanti alle velocità più elevate viste nel mondo mobile, ma la capacità della batteria e il tipo di utilizzo rendono più importante l’autonomia complessiva che la necessità di effettuare brevi rabbocchi nel corso della giornata.
HONOR commercializza Pad 20 in Italia in due configurazioni. La 6/128 GB ha un listino di 449 euro, mentre la 8/256 GB arriva a 549 euro; su quest’ultima configurazione è prevista anche la tastiera nella confezione, mentre Magic-Pencil 4s rimane opzionale. Promozioni e coupon possono modificare il prezzo (attualmente c’è un coupon con 80 euro di sconto su entrambi i modelli).
E alla fine torniamo alla domanda iniziale. Quanto possiamo realmente lasciare il notebook a casa?
Più spesso di quanto avremmo pensato guardando soltanto la scheda tecnica. Se la nostra giornata è fatta soprattutto di scrittura, posta elettronica, navigazione, documenti, PDF, riunioni online, studio e servizi cloud, Pad 20 può prendere il posto del portatile senza troppi problemi. Con tastiera e mouse la Modalità PC elimina molti di quei piccoli ostacoli che, sui tablet Android, finivano per farci riaprire il computer dopo pochi minuti.
Il discorso cambia se il lavoro richiede applicazioni desktop specialistiche, programmi professionali completi, trasferimenti frequenti di grandi file o workflow costruiti strettamente intorno a Windows o macOS. In quei casi il notebook continua ad avere un ruolo che Pad 20 non può avere.
Gennaro Annunziata