Stragi sul lavoro, vittime in aumento del 7% negli ultimi 4 anni
MORTI BIANCHE
27 settembre 2026
MORTI BIANCHE

Stragi sul lavoro, vittime in aumento del 7% negli ultimi 4 anni

Lavoratori stranieri e ultra 65enni i più a rischio. Campania in «zona rossa» per tre anni su quattro
metropolisweb

“Quattro anni di dati delineano un quadro che, al di là di minime variazioni, continua a mostrare criticità strutturali. A preoccupare è soprattutto l’assenza di una vera inversione di tendenza: nel primo semestre del 2023 l’incidenza della mortalità era di 14,7 morti per milione di occupati e nel 2026 è ancora pari a 14,5. Il rischio di perdere la vita sul lavoro resta su livelli che non possiamo accettare. Le differenze tra territori e categorie di lavoratori indicano, inoltre, dove è necessario concentrare maggiormente l’attenzione. È questo il valore della nostra mappatura: individuare le criticità sulle quali intervenire con azioni di prevenzione, formazione e controllo più mirate, per arrivare finalmente a una riduzione concreta e duratura del rischio”. Questo il commento all’articolata indagine dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega, del suo presidente, l’ingegner Mauro Rossato.

LA MAPPATURA DEL RISCHIO

Nel periodo osservato, ossia i primi semestri degli ultimi quattro anni, sul podio dell’insicurezza troviamo quattro regioni in zona rossa per tre anni su quattro: Umbria, Sicilia, Campania e Trentino-Alto Adige. Seguite da Puglia e Abruzzo per due anni su quattro in zona rossa. L’unica regione rimasta per quattro anni in zona bianca, con incidenze di mortalità molto basse è il Molise, seguito da Sardegna, Lazio, Friuli-Venezia Giulia e Basilicata per due anni in zona bianca. Guardando alla situazione del primo semestre 2026, a finire in zona rossa, con un’incidenza superiore a +25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 14,5 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori), sono: Calabria, Liguria, Sicilia, Campania, Umbria e Puglia. In zona arancione: Veneto, Trentino-Alto Adige e Toscana. In zona gialla: Piemonte, Marche, Sardegna, Emilia-Romagna e Lombardia. In zona bianca: Lazio, Molise, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Valle d’Aosta.

INFORTUNI MORTALI E DENUNCE NEI PRIMI SEMESTRI DAL 2023 AL 2026

Le vittime totali sono passate da 450 nel primo semestre 2023 a 482 nel 2026 (+7,1%), quelle in occasione di lavoro erano 346 nel 2023 e sono 350 a fine giugno 2026. Gli infortuni mortali in itinere, nei primi sei mesi di questi quattro anni, sono aumentati da 104 a 132 (28 decessi in più rispetto al 2023). Dal 2023 al 2026 le denunce di infortunio totali registrate nei primi semestri sono passate da 296.665 nel 2023 a 315.452 nel 2026 (+6,3%).

INCIDENZE NAZIONALI DI MORTALITÀ PER  GENERE, NAZIONALITÀ E FASCE D’ETÀ NEI PRIMI SEMESTRI DAL 2023 AL 2026

Nel primo semestre del 2023 l’incidenza media era di 14,7 morti per milione di occupati, nel 2024 di 15,2, nel 2025 di 15,1 e quest’anno di 14,5. Osservando le incidenze di mortalità in occasione di lavoro per genere, si osserva che le lavoratrici rischiano meno dei colleghi maschi. Per gli uomini, infatti, l’incidenza è passata da 23,5 nel 2023 a 23,4 nel 2026. Per le donne da 2,3 a 2,5. La situazione si ripete anche per le denunce di infortuni mortali in itinere, dove sono ancora una volta gli uomini a far rilevare il dato più elevato di tutto il quadriennio. Guardando alla provenienza, l’incidenza di mortalità dei lavoratori stranieri in occasione di lavoro è cresciuta da 25,3 nel 2023 a 37,1 nel 2026, mentre per gli italiani è scesa da 13,5 a 11,8. La distanza si ripropone anche per gli infortuni mortali in itinere. Per gli italiani nel 2023 l’incidenza era 4,0, nel 2026 è passata a 4,4. Per i lavoratori stranieri l’incidenza di mortalità in itinere è passata da 8,0 nel 2023 a 14,3 nel 2026. Analizzando le fasce d’età, resta particolarmente critica la situazione degli ultrasessantacinquenni: pur essendo scesa da 51 denunce di infortunio mortale per milione di occupati nel 2023 a 45 nel 2026, l’incidenza si mantiene la più elevata tra tutte le fasce d’età in ciascuno dei quattro anni analizzati. Da segnalare, inoltre, il picco registrato nel 2024 pari a 62,6. I dati degli over 65 risultano pressoché doppi rispetto ai colleghi nella fascia 55-64 anni, che vanno da un’incidenza di 24,8 nel 2023 a 22,8 nel 2026.

INCIDENZA DELLE DENUNCE TOTALI (MORTALI E NON) PER GENERE, SETTORE, NAZIONALITÀ E FASCE D’ETÀ

Nel quadriennio analizzato, sono gli uomini a registrare l’incidenza maggiore in relazione al numero di denunce di infortunio in occasione di lavoro. Analizzando i settori di attività, per quanto riguarda le denunce di infortunio (mortali e non), sono le Attività Manifatturiere a far rilevare il valore più alto nell’ultimo anno, a seguire Sanità e Costruzioni. Guardando alla nazionalità, in tutto il quadriennio i lavoratori stranieri continuano a registrare un’incidenza più che doppia rispetto ai colleghi italiani. I lavoratori stranieri sono passati, infatti, da un’incidenza di 20.597,4 infortuni per milione di occupati nel 2023 a 21.426,5 nel 2026; mentre gli italiani da 9.609,5 a 9.728,8.