Mazzette e lavoratori sfruttati per la Tav Napoli-Bari: ci sono 20 indagati
L'INCHIESTA
29 settembre 2026
L'INCHIESTA

Mazzette e lavoratori sfruttati per la Tav Napoli-Bari: ci sono 20 indagati

Dieci arresti domiciliari, sette obblighi di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria e tre sospensioni. L’inchiesta della Procura di Napoli, coordinata dal pm Henry John Woodcock, riguarda le tratte Napoli-Cancello, Apice-Hirpinia e Frasso Telesino-Telese-San Lorenzo-Vitulano.
Andrea Ripa

Il denaro nascosto nei panettoni di Natale, gli orologi di pregio, i telefoni, i soggiorni e le vacanze. E, sullo sfondo, i lavori per una delle infrastrutture ferroviarie più importanti in corso nel Mezzogiorno. L’inchiesta della Guardia di Finanza di Napoli sulla linea Alta Velocità-Alta Capacità Napoli-Bari arriva alla fase delle misure cautelari con venti provvedimenti nei confronti di imprenditori e pubblici ufficiali. Le accuse, a vario titolo, riguardano corruzione, caporalato ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Il gip di Napoli ha disposto anche il sequestro preventivo del profitto ritenuto riconducibile ai reati di corruzione. Sono 10 gli arresti domiciliari, mentre per altri sette indagati sono scattati l’obbligo di dimora e quello di presentazione alla polizia giudiziaria. In due casi le misure sono accompagnate dalla sospensione dall’esercizio del pubblico servizio. Altre tre persone sono state raggiunte da provvedimenti di sospensione.

L’indagine, coordinata dal pm Henry John Woodcock, si concentra in particolare sui lavori relativi alle tratte Napoli-Cancello, Apice-Hirpinia e Frasso Telesino-Telese-San Lorenzo-Vitulano. Secondo la ricostruzione della Procura, accolta dal giudice, nei cantieri sarebbe stato costruito un sistema di rapporti tra imprese e pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio. Figure che, in ragione dei rispettivi incarichi tecnici, amministrativi e di cantiere, avrebbero avuto la possibilità di incidere sull’affidamento delle commesse, sull’esecuzione e contabilizzazione dei lavori, sui controlli e sui pagamenti.

In cambio dei presunti favori, secondo gli investigatori, sarebbero state corrisposte somme di denaro e altre utilità. Un sistema fatto non soltanto di contanti, ma anche di regali e benefit. Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori ci sono infatti le mazzette nascoste nelle confezioni natalizie. Il denaro sarebbe stato inserito nei box e nei panettoni destinati ai destinatari dei regali. Una modalità utilizzata, secondo l’accusa, per far arrivare le somme senza consegnarle apertamente. Già nelle precedenti fasi dell’indagine erano emersi episodi relativi a denaro contante e regali di valore.Ma nell’inchiesta c’è un capitolo ancora più delicato: quello relativo alla qualità dei materiali utilizzati nei cantieri.

Secondo gli inquirenti, in una delle tratte sarebbe stato utilizzato calcestruzzo di qualità inferiore a quella prevista. Una circostanza che il gip avrebbe definito di «straordinaria gravità», considerata la natura delle opere interessate.Gli accertamenti tecnici avrebbero riguardato anche opere non ancora ultimate. In alcuni carotaggi sarebbero stati riscontrati valori di resistenza inferiori a quelli previsti dal progetto, portando anche al blocco dei lavori in un caso. Tra le possibili anomalie indicate dagli investigatori figurano l’aggiunta di acqua, un errato dosaggio degli additivi e problemi nella preparazione o nel trasporto del calcestruzzo.

È un passaggio che porta l’inchiesta oltre il semplice capitolo dei rapporti corruttivi. Perché se le contestazioni dovessero essere confermate nelle successive fasi processuali, il tema riguarderebbe direttamente la qualità e la sicurezza di opere infrastrutturali destinate a entrare nel sistema ferroviario nazionale.

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Il capitolo del caporalato

Un secondo filone dell’inchiesta riguarda invece la gestione della manodopera nei cantieri.Gli investigatori avrebbero documentato l’impiego irregolare e lo sfruttamento di lavoratori extracomunitari, in particolare di origine egiziana. Secondo la ricostruzione accusatoria, alcuni operai sarebbero stati sottoposti a condizioni di lavoro particolarmente gravose, con turni protratti in alcuni casi fino a 20 ore, violazioni reiterate dei periodi di riposo e paghe inferiori ai minimi previsti dai contratti.Nel mirino sarebbero finite anche le condizioni di igiene e sicurezza sul lavoro, oltre alla documentazione relativa ai permessi di soggiorno e agli attestati di formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza.

Un quadro che, secondo la Procura, avrebbe consentito di utilizzare manodopera a condizioni particolarmente vantaggiose per le imprese coinvolte, comprimendo i costi del lavoro attraverso violazioni delle norme.

 

Una maxi-inchiesta sui cantieri della Napoli-Bari

L’inchiesta della Guardia di Finanza si inserisce in un’indagine più ampia sugli appalti e sui subappalti legati alla realizzazione della nuova linea ferroviaria. Nelle settimane precedenti erano già emersi accertamenti su imprese e consorzi impegnati nei lavori e su presunti rapporti corruttivi finalizzati a favorire alcune aziende nell’ottenimento e nella gestione delle commesse. Adesso, con l’esecuzione delle venti misure cautelari, l’inchiesta entra in una fase diversa. Il gip ha ritenuto sussistenti i presupposti per l’applicazione delle misure richieste dalla Procura nei confronti degli indagati raggiunti dai provvedimenti.

Restano però da accertare, nelle successive fasi del procedimento, le responsabilità individuali e la fondatezza definitiva delle contestazioni.Il fascicolo mette insieme così tre fronti: i presunti scambi corruttivi, il lavoro irregolare e la qualità dei materiali. Tre capitoli che si intrecciano nei cantieri della Napoli-Bari e che ora dovranno essere sottoposti al vaglio della magistratura nelle diverse fasi del procedimento. Per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. Le misure cautelari e le contestazioni della Procura rappresentano l’attuale quadro giudiziario dell’inchiesta, non una pronuncia definitiva sulle responsabilità.

 

I nomi degli indagati

Nell’ ambito delle indagini della Guardia di Finanza e della Procura di Napoli sulle presunte irregolarità nell’ assegnazione dei lavori per l’ alta velocità Napoli-Bari, il gip di Napoli, su richiesta del pm Henry John Woodcock, ha disposto gli arresti domiciliari per l’imprenditore Dante Salzillo, legale rappresentante e socio di Areco Campania; Raffaele Salzillo di Areco, società a lui riconducibile insieme al fratello Dante; Angelo Salzillo, socio di Areco; Alessio De Luca, direttore del cantiere di Afragola di Nacav, consorzio impegnato nella realizzazione dei lavori in particolare per la tratta Napoli-Cancello; Alessandro Stabile, direttore di cantiere Webuild/Hirpinia AV — Basilicata; Gianfranco Fontana, responsabile/capo cantiere Nacav — Abruzzo; Alberto Sannino, socio e amministratore di fatto di Sannino Petroli srl; Domenico Di Lillo, intermediario nell’operazione per il trasferimento in Egitto di circa 300mila euro; Ali Salah Ali Abdelati, dipendente di Areco e intermediario della manodopera (in sostanza un “caporale”, ndr); Aristodemo Busillo, legale rappresentante di Hirpinia AV (in precedenza di Nacav).

L’ obbligo di dimora è scattato per Maurizio Di Prima, dipendente Nacav; Salvatore Francesco Caruso, legale rappresentante Nacav; Antonio Donadio, procurement manager Webuild/Hirpinia AV; Giandomenico Colella, collaboratore di Dante Salzillo; Maurizio Ferroni, direttore tecnico e project manager Ghella S.p.A./Consorzio Telese. Obbligo di dimora e sospensione per un anno per Vincenzo Moriello, dipendente Seli Overseas (già legale rappresentante di Nacav); Costantino Guidubaldi, addetto all’ufficio acquisti Tunnelpro S.p.A./Consorzio Telese. Sospensione per un anno, infine, per Piero Centonze, dipendente Nacav; Alessandro Cupellini, dipendente Nacav e Francesco Cosentino, dipendente Hirpinia AV. Gli indagati sono complessivamente 49.