Torre del Greco, Vanessa morì dopo tre interventi estetici: condannati medici e anestesisti
La vittima, Vanessa Cella
LA TRAGEDIA | IL VERDETTO
3 ottobre 2026
LA TRAGEDIA | IL VERDETTO

Torre del Greco, Vanessa morì dopo tre interventi estetici: condannati medici e anestesisti

Pene dai tre anni e quattro mesi ai due anni e un mese per il direttore sanitario della clinica Santa Maria la Bruna
metropolisweb

Torre del Greco. Tre condanne per la morte di Vanessa Cella, la 37enne che il 26 marzo 2022 non si risvegliò più dall’anestesia dopo essere entrata in sala operatoria per sottoporsi, nella stessa giornata, a tre interventi di chirurgia estetica.

Il tribunale di Torre Annunziata ha chiuso il primo grado con la condanna dei tre sanitari finiti sotto processo per la morte della donna, avvenuta nella Casa di cura Santa Maria la Bruna di Torre del Greco: 3 anni e 4 mesi all’anestesista Sebastiano Maria Novara, 2 anni e 8 mesi al chirurgo Massimo Pennino e 2 anni e un mese al direttore sanitario della clinica Pasquale Tagliaferro.

Le pene sono inferiori a quelle sollecitate dalla pm Marianna Ricci, che al termine della requisitoria aveva chiesto 3 anni e 6 mesi per Novara, 3 anni per Pennino e 2 anni e 6 mesi per Tagliaferro.

Per tutti l’accusa aveva ipotizzato il reato di omicidio colposo.

Il giudice Antonio Fiorentino ha accolto anche la richiesta della Procura di trasmettere al pubblico ministero i verbali delle testimonianze raccolte nel processo, affinché vengano valutate eventuali ulteriori ipotesi di reato legate alla gestione della clinica.

È soprattutto nella sala operatoria e nelle ore successive agli interventi che si è concentrata l’attenzione del processo. Sotto esame sono finiti la quantità di anestetico somministrata a Vanessa – a cui venne aggiunto anche il curaro per immobilizzarla – e il mancato monitoraggio della paziente nella fase post operatoria.

La donna era stata sottoposta a tre operazioni una dopo l’altra e da quell’anestesia non si sarebbe più risvegliata. Un punto, quello della vigilanza dopo l’intervento, su cui l’accusa ha richiamato anche l’orientamento della Corte di Cassazione: il controllo della paziente non ricade esclusivamente sull’anestesista, la cui presenza deve essere garantita h24 nelle strutture in cui vengono eseguiti interventi chirurgici, ma coinvolge, nella fase post operatoria, anche il chirurgo che ha eseguito l’operazione.

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