A Velletri l’omaggio ad Antonio Carotenuto, agente ucciso dai clan a Poggiomarino
L'OMAGGIO
16 ottobre 2026
L'OMAGGIO

A Velletri l’omaggio ad Antonio Carotenuto, agente ucciso dai clan a Poggiomarino

Il penitenziario laziale porterà il nome dell'agente della polizia penitenziaria ucciso dalla criminalità organizzata
Andrea Ripa

Era appena uscito dal lavoro e stava tornando a casa a piedi. Erano circa le 17.30 del 2 febbraio 1980 quando Antonio Carotenuto, giovane agente della Polizia Penitenziaria, venne raggiunto dai colpi di pistola esplosi dai suoi assassini in via Roma, nel centro di Poggiomarino. Una strada affollata, in quel tardo pomeriggio, di ragazzi e bambini mascherati per i festeggiamenti del Carnevale. La festa si trasformò in tragedia. A distanza di quarantasei anni da quell’omicidio, il suo nome è stato scolpito all’ingresso della Casa circondariale di Velletri, ufficialmente intitolata alla memoria dell’agente il 15 ottobre 2026. Una cerimonia solenne alla quale hanno preso parte i vertici dell’Amministrazione penitenziaria, le autorità istituzionali e i familiari della vittima.Un riconoscimento che non può cancellare il dolore di una famiglia privata troppo presto dei propri affetti, ma che rinnova il ricordo di un servitore dello Stato ucciso mentre rientrava a casa dopo una giornata di lavoro.

Il questore di Napoli: “Allarme nuove leve per i clan di camorra”

Il questore di Napoli: "Allarme nuove leve per i clan di camorra"

“Le zone rosse sono uno strumento assolutamente utile. Tutto ciò che abbiamo a disposizione per creare sicurezza per i cittadini…

Il delitto durante la festa di Carnevale

La dinamica dell’omicidio restituisce la drammaticità di quei momenti. Carotenuto aveva appena terminato il turno e percorreva a piedi via Roma quando scattò l’agguato. Secondo le ricostruzioni dell’epoca, a sparare furono tre persone, che dopo aver aperto il fuoco si allontanarono a bordo di una Ford Fiesta. L’agente venne soccorso e trasportato in ospedale, ma morì poco dopo il ricovero. La violenza esplose in una strada centrale, frequentata da famiglie e bambini impegnati nei festeggiamenti del Carnevale. Un particolare che rese ancora più drammatica una vicenda destinata a lasciare un segno profondo.Carotenuto lasciò la moglie, Antonietta Pagano, e i due figli ancora piccoli, Luigi e Valentina. Per loro, quella sera segnò una frattura irreparabile. Per la comunità, invece, rimase il ricordo di un giovane agente ucciso dalla violenza criminale.

L’oro verde della camorra, il viaggio della marijuana dai Lattari al sud America

L'oro verde della camorra, il viaggio della marijuana dai Lattari al sud America

C’è un punto preciso in cui la vegetazione smette di essere soltanto natura e diventa un’infrastruttura invisibile del crimine. In…

Il contesto della criminalità organizzata

L’assassinio si colloca nel clima di violenza che attraversava la Campania all’inizio degli anni Ottanta. In quel periodo, gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria e gli agenti di custodia potevano diventare bersagli della criminalità organizzata per il loro lavoro all’interno degli istituti di pena e per il rispetto delle regole carcerarie. Secondo la ricostruzione storica proposta, l’omicidio di Carotenuto si inserisce proprio in questo contesto, nel quale la pressione dei clan sulle istituzioni rappresentava una minaccia concreta anche per chi svolgeva quotidianamente il proprio servizio negli istituti penitenziari.La sua morte richiama così il sacrificio di chi, nell’esercizio delle proprie funzioni, si trovò esposto alla violenza criminale. Una storia che non riguarda soltanto la memoria di una vittima, ma anche il rapporto tra lo Stato e quei servitori che ne garantiscono ogni giorno la presenza e l’autorevolezza.

Follia in strada a Napoli, sparato a un occhio. Non ha legami con clan

Follia in strada a Napoli, sparato a un occhio. Non ha legami con clan

Un uomo ferito all’occhio sinistro, due persone in scooter e tanti interrogativi ancora da chiarire. È quanto accaduto nel quartiere…

Il tributo dello Stato a Velletri

Il 15 ottobre 2026, a quarantasei anni dall’agguato, è arrivato il riconoscimento istituzionale con l’intitolazione della Casa circondariale di Velletri ad Antonio Carotenuto. Il suo nome accompagnerà d’ora in avanti la vita della struttura, trasformandosi in un richiamo permanente al valore del servizio prestato e al prezzo pagato dalla sua famiglia.Alla cerimonia hanno partecipato i rappresentanti dell’Amministrazione penitenziaria, le autorità e i familiari dell’agente. Una giornata di memoria e riconoscenza, nella quale il ricordo personale si è intrecciato con quello istituzionale.

Castellammare. La paghetta del clan al baby killer: «500 € a settimana»

Castellammare. La paghetta del clan al baby killer: «500 € a settimana»

«Il clan mi pagava dai 500 ai 1000 euro al mese». Lo mise nero su bianco Catello Romano nei brevi…

Nessuna intitolazione può restituire un marito e un padre, ma vedere il nome di Antonio Carotenuto all’ingresso di un carcere significa sottrarre la sua storia all’oblio e consegnarla a chi continuerà a lavorare in quella struttura. Da Poggiomarino, dove fu assassinato in una strada gremita di persone durante il Carnevale, a Velletri, dove da oggi la sua memoria sarà custodita nel nome di una Casa circondariale: il sacrificio di Antonio Carotenuto continua a ricordare il valore di chi serve lo Stato senza piegarsi alla violenza criminale.