Giro di brasiliane a Torre del Greco: in carcere la “regista” del business della cittadinanza facile, tremano funzionari e vigili urbani
Torre del Greco. Il «business dei migranti» all’ombra del Vesuvio non è più solo un’ipotesi investigativa. L’inchiesta condotta dalla procura di Torre Annunziata ha registrato il suo primo, clamoroso sviluppo concreto e inferto un colpo decisivo all’organizzazione che gestiva il redditizio traffico di «pratiche facili» al Comune: la quarantenne brasiliana ritenuta la mente e la promotrice dell’intero sistema è stata fermata e arrestata.
Il blitz è scattato in seguito a un’operazione condotta dalla squadra mobile della questura di Ferrara, in collaborazione con il commissariato di politiza di Torre del Greco, che ha rintracciato la donna, rientrata da poco in Italia dopo un periodo all’estero.
Tradotta davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Ferrara, il fermo è stato convalidato e per la quarantena è scattata la misura della custodia cautelare in carcere.
Essendo madre di un bambino di tenera età, l’indagata è stata associata all’ICAM (Istituto di custodia attenuata per madri) di Venezia.
Il sistema e la tariffa d’oro per la cittadinanza
Crolla così il fulcro di quel «giro di brasiliane» che, tra il 2022 e il 2024, aveva trasformato Torre del Greco nella meta ideale per aggirare i requisiti di legge. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti coordinati dal procuratore Nunzio Fragiasso, l’associazione per delinquere avrebbe garantito a più di settanta cittadini brasiliani l’ottenimento della cittadinanza italiana iure sanguinis in tempi record – talvolta in meno di due mesi -, pure in totale assenza dei presupposti di legge e di un’effettiva discendenza documentata.
Il meccanismo era oliato alla perfezione: in cambio di tangenti quantificate in almeno 5.000 euro a pratica, i richiedenti venivano alloggiati temporaneamente in appartamenti messi a disposizione o in un noto hotel del territorio, soggiornando solo il tempo necessario per simulare una fittizia dimora stabile.
Ora tremano i tre indagati di Torre del Greco
Con l’arresto della presunta regista, la posizione dei complici locali subisce un’inevitabile accelerazione. In fondo alla catena di questo sistema tentacolare, ora inevitabilmente tremano i tre dipendenti del Comune di Torre del Greco già finiti nel registro degli indagati con l’accusa di associazione per delinquere: i due impiegati dei servizi demografici (uno dello stato civile e uno dell’ufficio stranieri) e l’agente di polizia municipale.
A loro, secondo la procura di Torre Annunziata, spettava il compito cruciale di chiudere il cerchio burocratico: attestare falsamente la presenza stabile dei richiedenti, inserendoli fraudolentemente nell’anagrafe della quarta città della Campania e sbloccando i passaporti italiani.
La genesi dell’inchiesta: dai controlli della Prefettura ai sospetti sull’ex politico
Una voragine giudiziaria i cui contorni erano stati anticipati e ricostruiti già nel febbraio del 2025 da Metropolis Quotidiano. L’inchiesta affonda le radici nell’estate del 2024, quando sei ispettori inviati dalla Prefettura di Napoli avevano avviato verifiche a campione sugli stranieri residenti a Torre del Greco.
Da quel momento, gli uomini del commissariato guidato da Vincenzo Centoletti avevano isolato e sequestrato 16 pratiche sospette, tutte riconducibili al famigerato appartamento di via Circonvallazione.
Un immobile non scelto a caso: la casa «verdeoro» era infatti di proprietà di un ex consigliere comunale – capace di mobilitare centinaia di voti e a sua volta ascoltato dai magistrati come persona informata sui fatti –, che nel 2021 l’aveva concessa in locazione proprio alla quarantenne brasiliana, prima della brusca rescissione del contratto avvenuta la scorsa estate all’alba dei primi controlli.
Oggi, con l’esecuzione del provvedimento restrittivo, il castello di carte crolla: il vaso di Pandora è stato scoperchiato, e il cerchio intorno ai colletti bianchi e ai funzionari infedeli si stringe inesorabilmente.
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