Juve Stabia, attacco atomico. E Di Nardo è un cecchino
Ventidue tiri verso la rete avversaria, 9 nello specchio della porta, 3 legni colpiti e almeno 2 parate importanti dell’estremo difensore avversario, Plizzari. Basterebbero questi dati per comprendere il dominio della Juve Stabia contro il Sudtirol nell’ultima sfida al Menti e soprattutto le potenzialità di una squadra che ha un arsenale offensivo invidiabile per la categoria. Un attacco nel quale sta brillando la stella di Antonio Di Nardo, autore di 5 gol in 6 partite e diventato un elemento imprescindibile per la formazione gialloblù. Chi lo conosce bene come mister Pietro De Giorgio ne apprezza «la voglia di migliorarsi sempre», racconta l’allenatore svelando «continua a lavorare anche alla fine degli allenamenti, per affinare i tempi dell’attacco alla porta avversaria». Una capacità che non è passata inosservata a chi guarda le partite dagli spalti, perché contro un Sudtirol arrivato a Castellammare orgoglioso della migliore difesa del campionato, Di Nardo è stato capace di mandare in tilt la linea della retroguardia di mister Possanzini con movimenti che gli hanno permesso di sfuggire quasi sempre alla trappola del fuorigioco. «Sono contento che venga evidenziato questo aspetto, perché è una della cose su cui ho lavorato di più», ha detto Di Nardo dopo la gara con il Sudtirol. L’attaccante napoletano si è calato subito nella realtà stabiese e soprattutto in uno spogliatoio che l’ha accolto con grande entusiasmo. «Qui ho trovato una famiglia, siamo un gruppo meraviglioso e possiamo fare grandi cose», ha detto Di Nardo sottolineando in particolare il valore di Leonardo Candellone che prima del suo arrivo aveva tutto il peso dell’attacco della Juve Stabia sulle sue spalle «un grande uomo, prima che un grande calciatore, un vero capitano».
La qualità di Maistro e Sibilli
Parlare solo della capacità realizzativa di Di Nardo, però, sarebbe riduttivo, davanti a una prestazione che ha messo in mostra la crescita esponenziale della condizione fisica di un talento cristallino come Giuseppe Sibilli e la sua intesa con Fabio Maistro, che ha permesso di confezionare il vantaggio a fine primo tempo con uno schema perfetto da calcio d’angolo. Oppure della capacità di Terrence Douglas si spingere ancora a una manciata di minuti dalla fine della partita e di Romeo Sandrucci di andare ad impattare con grande qualità un pallone difficile e spedirlo alle spalle del portiere avversario. Senza dimenticare le conclusioni dalla distanza (come il palo centrato da Artioli) che potrebbero diventare un’arma preziosa per la Juve Stabia, strada facendo.
De Giorgio cercava risposte
De Giorgio cercava risposte «siamo la sesta difesa del campionato e prima di questa partita eravamo il peggior attacco», ha evidenziato l’allenatore stabiese sottolineando «con questi tre gol ci rimettiamo un po’ in carreggiata». Certo. Ma se la Juve Stabia riuscisse a mantenere il giusto equilibrio tra una fase difensiva attenta e la produzione offensiva ammirata contro il Sudtirol? «Ai tifosi dico di stare vicino a questi ragazzi, perché hanno una grande voglia di fare bene», è la risposta di De Giorgio. Per il momento, può andar bene così. Ci sarà tempo, si spera, per sognare. Vietato esaltarsi, la testa è già rivolta alla sfida di Cremona.

