«Senza chiedere permesso»: a Vico Equense in mostra la complessità umana di Letizia Battaglia
IL PROGETTO CULTURALE
20 ottobre 2026
IL PROGETTO CULTURALE

«Senza chiedere permesso»: a Vico Equense in mostra la complessità umana di Letizia Battaglia

Dal 7 novembre 2026 al Complesso di SS. Trinità e Paradiso trentacinque scatti storici curati da Chiara Arturo.
Marco Cirillo

Gli spazi storici del Complesso di SS. Trinità e Paradiso a Vico Equense si preparano ad accogliere la straordinaria potenza visiva di Letizia Battaglia, attraverso una mostra che ne scardina gli stereotipi per restituirne l’autentica e stratificata complessità umana. Dal 7 novembre 2026 al 15 gennaio 2027, l’esposizione «Senza chiedere permesso», curata con rigore da Chiara Arturo, proporrà un viaggio emozionale in trentacinque fotografie realizzate tra gli anni Settanta e Novanta. L’obiettivo della rassegna è chiaro: andare oltre la celebre etichetta che l’ha resa famosa nel mondo. «Sono un po’ stufa di essere chiamata “la fotografa della mafia”», rivendicava con forza la stessa Battaglia in un’intervista. «È impropria: io sono una fotografa “contro” la mafia. E prima ancora sono una donna che, tra i problemi della sua terra, cerca la bellezza e la dolcezza».

Il percorso espositivo
Il percorso espositivo si sviluppa per relazioni e risonanze visive. Su una parete si concentra il nucleo della storia politica e civile del Paese, con scatti drammatici come gli omicidi di Piersanti Mattarella e Cesare Terranova, l’arresto di Bagarella o l’intensa sofferenza di Rosaria Schifani. Sul lato opposto, però, l’archivio si apre alla vita quotidiana, all’infanzia e ai rituali collettivi di Palermo, come i giochi dei bambini nei quartieri o la Processione dei Misteri. Non si tratta di un racconto alternativo, ma della medesima realtà sociale vissuta e osservata da vicino.

La storia di Caterina
Al centro della sala, un lungo parallelepipedo custodisce scatti di piccolo formato da osservare a distanza ridotta, rievocando la celebre massima dell’autrice: «Consiglio di fotografare tutto da molto vicino, alla distanza di un cazzotto o di una carezza». Emblema di questo profondo rispetto per i soggetti è la storia di Caterina Malizia, la celebre Bambina con il pallone immortalata alla Cala nel 1980, che la fotografa cercò per decenni fino a ritrovarla e ritrarla nuovamente trentotto anni dopo. Una mostra imperdibile, dove la memoria e la cronaca si fondono in un legame umano indissolubile.

Foto Quartiere Alberghiera, Palermo, 1975 © Archivio Letizia Battaglia