Boscoreale. Omicidio Nappo, shock in aula: «Siamo andati lì per gambizzare»
«Siamo andati lì per gambizzare». Poche parole, messe nero su bianco in una lettera dal carcere, fanno calare il gelo nell’aula della Corte d’Assise di Napoli. Il processo per l’omicidio di Pasquale Nappo viene scosso dalle dichiarazioni di Antonio Abbruzzese, imputato insieme a Giuseppe Esposito. Il diciottenne di Scafati fu ucciso nella notte tra l’1 e il 2 novembre 2025 in piazza Pace, a Boscoreale.
La lettera dal carcere e l’accusa di premeditazione
Nello scritto indirizzato ai giudici, materialmente redatto da un compagno di cella, Abbruzzese chiede scusa per la morte del ragazzo. E svela un presunto retroscena: Esposito si sarebbe presentato da lui con la volontà di raggiungere Boscoreale per gambizzare qualcuno.
Una rivelazione che riaccende con forza l’accusa di premeditazione. Entrambi gli imputati, di Torre Annunziata, l’avevano categoricamente negata quando, dopo il delitto, decisero di consegnarsi ai carabinieri. In quell’occasione avevano escluso un piano concordato per sparare. Avevano ricostruito la vicenda come l’epilogo di una tensione degenerata una volta raggiunta piazza Pace.
La lettera sembra ora ribaltare quella versione. Sposta l’attenzione sulle ore precedenti alla sparatoria e prospetta una spedizione armata pianificata in anticipo.
La dura contestazione dell’avvocato Porcelli
A contestare duramente il nuovo racconto è l’avvocato Mauro Porcelli, difensore di Esposito. Il legale – immediatamente dopo essere uscito dall’aula – respinge con decisione le affermazioni contenute nello scritto. Sottolinea che il suo assistito, al momento della costituzione, aveva ammesso gli addebiti e spiegato le ragioni del proprio comportamento. Non aveva però mai riferito di un accordo per andare a Boscoreale a sparare.
Una circostanza che, evidenzia la difesa, non era stata sostenuta neppure da Abbruzzese quando si era consegnato agli investigatori insieme ad Esposito. Per Porcelli la nuova ricostruzione contrasta apertamente con quanto dichiarato inizialmente da entrambi gli imputati. Ad alimentare lo scontro c’è anche il fatto che la lettera sia stata materialmente scritta da un compagno di cella di Abbruzzese.
Boscoreale, il blocco raccontato dopo la costituzione
Le dichiarazioni rese dai due giovani dopo il delitto facevano invece riferimento a un litigio precedente. Poi sarebbe arrivata la decisione di raggiungere Boscoreale. Una volta in zona, secondo quella versione, si sarebbero trovati davanti a un blocco organizzato da altri ragazzi.
Poi gli spari. Uno dei colpi raggiunse Pasquale Nappo, trasportato dagli amici all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, dove morì.
Durante l’udienza sono stati ascoltati anche diversi testimoni. Dalle loro deposizioni è emersa proprio la dinamica del blocco predisposto per fermare i due giovani. Un elemento che trova riscontro nella ricostruzione iniziale. Ma non chiarisce quale fosse l’intenzione con cui Esposito e Abbruzzese si erano messi in viaggio.
Ed è proprio qui che le parole contenute nella lettera assumono un peso particolare. Se confermate, potrebbero rafforzare la contestazione della premeditazione, fino a questo momento respinta dagli stessi accusati.
Entrambi rispondono di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso e rischiano l’ergastolo. Il processo è stato rinviato al 1° dicembre.
Sul tavolo dei giudici resta una lettera che apre una profonda frattura rispetto alle dichiarazioni rese dai due imputati quando decisero di costituirsi. E una domanda destinata a dominare le prossime udienze: quella notte, a Boscoreale, le pistole spararono dopo uno scontro improvviso? O erano già partite con l’intenzione di colpire?

