«Castellammare, caso senza attenuanti», la tesi di Alessia da 110eLode
CRONACA
21 ottobre 2026

«Castellammare, caso senza attenuanti», la tesi di Alessia da 110eLode

La studentessa stabiese si è laureata all'Università La Sapienza
Tiziano Valle

Un traguardo accademico d’eccellenza che unisce il rigore della ricerca scientifica a un legame viscerale con la propria terra e con la sua squadra del cuore. Alessia Esposito si è laureata con 110 e lode in Scienze Politiche all’Università La Sapienza di Roma, discutendo una tesi intitolata “L’approccio delle capacità nella ricerca sul territorio: il caso Castellammare di Stabia”. Un elaborato che ha subito catturato l’attenzione della commissione: «Tutti i docenti avevano letto il libro di Franco Ferrarotti “La piccola città” ed erano incuriositi dalla tesi, mi hanno fatto tantissime domande».

Le risorse mai sfruttate

Il lavoro parte da una riflessione profonda sulla narrazione del Mezzogiorno: «Il Sud viene raccontato quasi sempre come una storia di mancanze: manca il lavoro, mancano i servizi, mancano le infrastrutture. È un racconto che fotografa ferite vere, ma a Castellammare non regge», dice Alessia spiegando «la città, infatti, vanta 28 sorgenti minerali, il cantiere navale più antico d’Italia ancora in attività, le ville romane di Varano, il golfo».

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Un caso «senza attenuanti»

Eppure le criticità non mancano: «Le terme non curano più, interi quartieri vivono ai margini e il Consiglio comunale è stato sciolto due volte in quattro anni». Per questo Alessia ha scelto la sua città come «un caso senza attenuanti», dove lo svantaggio «non si può attribuire alla mancanza oggettiva di risorse, ma a un problema nel meccanismo che dovrebbe convertirle in benessere».

L’ispirazione di Ferrarotti

Un’ispirazione radicata anche nella storia letteraria e sociologica: «Già nel 1959 Franco Ferrarotti, nella Piccola città, descriveva una Castellammare contesa tra il cantiere e le terme. E parlava della condizione del rione CMI costruito con il piano Ina Casa. Quasi settant’anni dopo, quella contesa è ancora aperta». Adottando l’approccio delle capacità del premio Nobel Amartya Sen, la tesi evidenzia che «il benessere non si misura da quello che si possiede, ma da quello che si riesce davvero a fare con ciò che si ha».

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L’esempio del mare

Un concetto chiave applicato anche al mare: «Per oltre cinquant’anni, davanti alla Villa comunale, non ci si poteva fare il bagno: la risorsa c’era, la possibilità no. Dal 2024 quel tratto è tornato balneabile e libero, e la risorsa è diventata una possibilità per tutti».

Il meccanismo che blocca la città

La ricerca sul campo ha svelato dinamiche complesse: «Un’informazione che dovrebbe essere di tutti, come i documenti della pubblica amministrazione, diventano una concessione: è lo stesso meccanismo che la tesi ha trovato ovunque», racconta Alessia. E ancora: «Dove mi aspettavo un colpevole, ho trovato un meccanismo». Da qui la critica a una «città vetrina» dove «chi gestisce gli spazi valorizzati, chi ha i mezzi per usarli, i turisti, godono dei benefici, mentre dietro la vetrina, nel retrobottega, restano il rione e le famiglie seguite dai servizi sociali».

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L’assenza di regole

Un problema che risiede nella scarsa capacità di progettazione: «Si realizza la parte che rende, mentre quella destinata ai quartieri resta sulla carta. Non per cattiva volontà, ma perché nessuna regola lega la prima al completamento della seconda».

La squadra del cuore e l’appartenenza

Oggi Alessia vive lontano dalla sua città, ma torna a Castellammare ogni volta che la Juve Stabia gioca al Romeo Menti, affrontando quattro ore di viaggio all’andata e quattro al ritorno. Una passione di famiglia che ha trovato spazio persino nella discussione di laurea: «La Juve Stabia è comparsa in una delle slide che ho proiettato, credo rappresenti una forte espressione di appartenenza, una delle poche rimaste. La passione mi è stata trasmessa da mio padre».

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L’appello alla politica

Festeggiata con la sciarpa della squadra del cuore, la neodottoressa lancia infine un appello per il futuro: «Alla politica chiedo di smettere di governare a scadenza, serve la capacità di progettare nel lungo periodo».

Il sogno nel cassetto

E conclude con un’immagine folgorante: «Il divario tra Nord e Sud si misura in punti di Pil. A Castellammare ne ho trovato uno che si misura in metri: quelli che separano il porto turistico dal rione Cmi. Finché le risorse arriveranno al Sud senza attraversare quei metri, il divario non si chiuderà: cambierà solo indirizzo». Il sogno nel cassetto è racchiuso nella parte delle speranze contenute nella tesi: «Mi piacerebbe restituire il mio percorso formativo alla città».