Torre Annunziata, il procuratore Fragliasso: «Sciogliere i Comuni non basta, ma è necessario»
«Sciogliere non basta: io aggiungerei un punto interrogativo». Le parole del Procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, suonano come una scossa nell’aula di Villa Tiberiade, dove si è tenuto il convegno «Sciogliere non basta – Scioglimento degli enti locali per infiltrazione mafiosa: prevenzione, garanzie, ricostruzione della fiducia», organizzato a 35 anni dalla legge 22 luglio 1991, n. 221 con il patrocinio della Regione Campania, del Comune di Torre Annunziata e del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati.
L’intervento
Un intervento incisivo, quello del Procuratore, che ha analizzato la complessa realtà locale mettendo in discussione l’autosufficienza dello strumento commissariale: «Lo scioglimento e il commissariamento per infiltrazione o condizionamento della criminalità organizzata è sicuramente un atto doloroso, ma uno strumento assolutamente necessario per dare un segno e interrompere quella continuità. Alla domanda “è necessario?” rispondo sì; ma alla domanda “è sufficiente?” rispondo decisamente no».Fragliasso ha evidenziato la fragilità delle risposte istituzionali e la specificità della piaga locale: «Non basta, come ci dimostra la storia recente proprio di questi territori, basti pensare a Torre Annunziata, che dopo soli 4 anni nuovamente è stata sciolta per il condizionamento rispetto all’infiltrazione mafiosa. Pensare che in un anno o poco più una commissione straordinaria possa porre rimedio ad anni e anni di malagestio della cosa pubblica è veramente un’utopia». Secondo il magistrato occorre intervenire sulla burocrazia e sulla politica: «La burocrazia che gestisce da anni il potere è quella che governa i procedimenti ed è la più a rischio. Le liste civiche che nascono come funghi a ridosso delle elezioni sono quelle più a rischio, perché chiamate a rastrellare il consenso anche tra la popolazione contigua alla camorra».
Il caso Torre
Il Procuratore è poi tornato sul suo intervento del 5 maggio in occasione dell’inaugurazione del cantiere di Palazzo Fienga: «Il mio intervento del 5 maggio è stato vituperato dai più, compreso da pochi, condiviso da ancora meno persone. Ma in quell’occasione non ho detto, e ci sono le registrazioni, “andate a casa”. Ho detto in pubblico ciò che avevo già detto in tante occasioni in privato, nei colloqui diretti con il mio interlocutore istituzionale: non bastano le operazioni di facciata, rimboccatevi le maniche, qui c’è la camorra. Bisogna prendere le distanze in modo netto, drastico, incontrovertibile dalla criminalità organizzata». Da qui l’affondo contro la politica simbolica: «Se penso a un sindaco che, nell’illustrare il proprio impegno contro la malavita, mi elenca tutta una serie di tavole rotonde, convegni, intitolazioni di targhe e monumenti alle vittime della camorra, tutte opere meritorie, ma poi magari affida il controllo dell’azione di governo locale a un soggetto controindicato, a prescindere da eventuali responsabilità penali, quanto affidamento posso fare su quell’amministrazione comunale?».
Il commissario
Sulla stessa linea si è espresso Gianfranco Tomao, commissario straordinario dell’ente: «Abbiamo chiesto di avere sovraordinati per seguire determinate attività, ma ad oggi non li abbiamo ancora avuto. La commissione si chiama straordinaria, ma non ha poteri straordinari. Pensare che si possano risolvere in 18 mesi questioni che richiedono anni è un’utopia. La nostra volontà è mettere in cammino azioni e progetti che vadano oltre quel periodo».
La prefettura
A rassicurare la comunità è intervenuta Stefania Rodà, vicario del Prefetto Michele di Bari: «In questo momento, per Torre Annunziata e Castellammare, siamo al lavoro per un piano delle priorità. Questo piano viene portato avanti dalla Prefettura per la realizzazione delle opere pubbliche: anche se non c’è una percezione immediata, c’è molto lavoro dietro».

