Castellammare | 16enne morto mentre andava a scuola: «Sognava di diventare chef»
Il grembiule da cucina rimarrà appeso, intonso, sul suo gancio. Sopra i fornelli dell’istituto alberghiero «Raffaele Viviani», dove ogni mattina prende forma il futuro di tanti ragazzi, oggi si respira soltanto il fumo denso di un dolore inaccettabile. Sognava di fare lo chef, Emanuele Cannavale. Aveva sedici anni, l’entusiasmo pulito di chi sta per affacciarsi alla vita e una passione infinita per la cucina, sceglierla al terzo anno era stato il suo modo di gridare al mondo cosa sarebbe voluto diventare da grande.
Ma quel futuro si è spezzato sull’asfalto freddo di viale delle Puglie, in una mattina qualunque che doveva essere solo l’inizio di una nuova giornata tra i banchi e che si è trasformata, invece, in una tragedia senza fine per l’intera comunità di Castellammare di Stabia. Erano da poco passate le sette quando l’asfalto di viale delle Puglie si è macchiato del sangue di una giovane vita. Emanuele stava percorrendo quel tratto di strada abitualmente solcato dai ragazzi che si recano a scuola, in sella al suo scooter.
Poi, in un attimo drammatico e fatale, il destino ha tirato il freno a mano. Secondo le prime e ancora parziali ricostruzioni vagliate dagli investigatori, il ciclomotore guidato dal sedicenne, per cause tuttora in corso di accertamento, avrebbe perso aderenza rovinando a terra per poi andare a impattare violentemente contro un altro scooter che procedeva nella direzione opposta. Uno scontro di una violenza immane, un botto sordo che ha gelato il sangue dei passanti e degli altri studenti a quell’ora in strada.
I soccorsi sono stati immediati, disperati, convulsi. Sul posto si sono precipitate le ambulanze del 118 e gli operatori sanitari che hanno tentato l’impossibile per strappare il ragazzo a un destino atroce. La corsa a sirene spiegate verso il pronto soccorso dell’ospedale cittadino s’è rivelata una tremenda battaglia contro il tempo, ma per il giovane centauro purtroppo non c’è stato nulla da fare: troppo gravi i traumi riportati nell’impatto. La notizia del decesso, giunta a metà mattina, ha stritolato il cuore di un’intera città.
La salma è stata sequestrata su disposizione della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che coordina le indagini affidate alla Polizia Municipale di Castellammare di Stabia. Gli agenti hanno già acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati della zona con l’obiettivo di ricostruire con millimetrica precisione la dinamica, comprendere se vi siano state fatalità, avvallamenti dell’asfalto o responsabilità terze, e restituire almeno una verità meccanica a una tragedia insensata.
Ma se la giustizia cercherà di fare luce sui rilievi tecnici, niente potrà riempire il vuoto che questo dramma lascia nella comunità stabiese. In via Vena della Fossa dove Emanuele viveva con la sua famiglia, la notizia è arrivata come un fendente dritto al petto. I genitori, raggiunti dalle forze dell’ordine per la comunicazione formale, sono sprofondati in uno strazio che non conosce parole. Una famiglia perbene, distrutta da una fatalità inconcepibile mentre il proprio figlio stava semplicemente andando a costruire il suo domani. Se c’è un luogo dove oggi il dolore si fa sostanza fisica, però, è tra le mura e i corridoi dell’istituto «Raffaele Viviani».
Lì, dove Emanuele era conosciuto da tutti per quel suo sorriso pronto e la mano sempre tesa verso i compagni, la notizia ha fatto calare un silenzio assordante. Le lezioni si sono fermate, paralizzate da uno choc collettivo che ha travolto studenti e professori. Nelle aule, solitamente vibranti di voci, battute e profumi di cibo, è subentrato un silenzio spettrale, interrotto soltanto dal suono soffocato dei singhiozzi. Con gli occhi arrossati e la voce spezzata dalle lacrime, la dirigenza scolastica ed i docenti faticano a trovare le parole. «Era un ragazzo disponibile, gentile e buono, siamo completamente sotto choc», dichiara tra le lacrime la dirigente scolastica, la dottoressa Fabiola Toricco, incapace di accettare la realtà di una sedia vuota nella classe del terzo anno indirizzo cucina. «Non ci sono spiegazioni scientifiche, umane o morali davanti a una simile immane tragedia.
Non si può morire così, a sedici anni, mentre ci si reca a scuola con uno zaino in spalla e la testa piena di sogni. I professori sono provati, annientati, molti di loro lo hanno visto crescere e oggi si ritrovano a dover guardare negli occhi i suoi compagni di classe senza avere risposte da dare. Cercheremo insieme ai ragazzi di elaborare questo lutto devastante, anche se sappiamo che sarà un percorso lungo e difficilissimo. Non li lasceremo soli in questo buio». Il corpo docente, stretto attorno alla sofferenza degli alunni, cerca di far fronte a una catastrofe emotiva che travalica qualsiasi ruolo pedagogico.
I banchi sono diventati altari improvvisati di ricordi, dove gli amici di Emanuele si abbracciano in lacrime, incapaci di accettare che quel compagno di banco, sempre pronto a battute e a dispensare consigli durante le ore di laboratorio di cucina, non varcherà mai più la porta dell’aula. Per la giornata di domani è stato già programmato un momento di cordoglio ufficiale che coinvolgerà l’intero plesso scolastico: domani mattina, alle ore 9:00 precise, le campanelle dell’istituto Viviani suoneranno per scandire l’inizio di un minuto di silenzio. Un minuto in cui l’intera scuola si fermerà, le luci delle cucine didattiche resteranno spente e centinaia di studenti si uniranno in un abbraccio ideale rivolto ad Emanuele e alla sua famiglia.
«Cari papà e mamma, Tommaso e Annarita, non ci sono parole per lenire il dolore enorme e il vuoto che la perdita di Emanuele ha lasciato in ognuno di noi.In questo momento di grande dolore vogliamo stringerci a voi per ricordarlo insieme, non solo come compagno di banco, ma come parte fondamentale della nostra vita quotidiana e del nostro gruppo. Il suo ricordo non ci lascerà mai.Egli riusciva a rendere speciali le giornate di scuola, fin da piccoli, tra i banchi, nei laboratori, durante gli eventi era sempre pronto ad aiutare, era un gran lavoratore.Oggi la nostra classe è più vuota e silenziosa, ma il ricordo di Emanuele resterà sempre nei nostri cuori. Siamo sicuri che non ci lascerà mai soli, starà con noi, in classe, in laboratorio, nei racconti delle nostre chiacchiere e degli scherzi che abbiamo condiviso.Ogni traguardo che raggiungeremo da qui in avanti porterà con sé un pezzo del suo ricordo, perché Emanuele farà sempre parte della nostra classe e della nostra storia.Siamo vicini a voi familiari, ci stringiamo a voi e vi promettiamo che ognuno di noi vi vorrà bene come Emanuele», il messaggio dei compagni di classe di Emanuele.

