Annuncia il suicidio a telefono, l’ispettore salva un ragazzo di Somma Vesuviana
LA STORIA
3 Novembre 2026
LA STORIA

Annuncia il suicidio a telefono, l’ispettore salva un ragazzo di Somma Vesuviana

Il lavoro degli agenti del commissariato di San Giuseppe Vesuviano decisivo per evitare che il ragazzo compia il gesto estremo. Lo hanno localizzato seguendo il suo braccialetto elettronico.
Pietro Costante

Una telefonata disperata, poche parole pronunciate tra le lacrime e poi il silenzio. «Non ho più voglia di vivere». È stato questo il messaggio lanciato da un giovane di Somma Vesuviana al commissariato di San Giuseppe Vesuviano. Dall’altra parte del telefono c’era l’ispettore con cui, nel corso degli ultimi mesi, aveva instaurato un rapporto di fiducia. Proprio quella chiamata ha fatto scattare un intervento urgente che ha permesso alla polizia di raggiungerlo in tempo e salvargli la vita.

Il ragazzo, che ha alle spalle una storia personale difficile, è sottoposto a un divieto di avvicinamento e indossa il braccialetto elettronico. Nel tempo aveva trovato nell’ispettore un punto di riferimento, una persona disposta ad ascoltarlo anche nei momenti più complicati. Quando ha chiesto di parlare proprio con lui, l’agente ha capito subito che qualcosa non andava. Il giovane è scoppiato a piangere, ha pronunciato quelle parole allarmanti e ha interrotto bruscamente la comunicazione.A quel punto è partita la macchina dei soccorsi. L’ispettore ha immediatamente allertato una volante, richiesto l’intervento del 118 e dei vigili del fuoco, pronti a forzare la porta dell’abitazione se necessario.

Poi è partito insieme ai colleghi, mentre tentava di ricontattare il ragazzo. Il cellulare, però, risultava spento.Durante il tragitto verso Somma Vesuviana, il telefono ha ripreso a squillare. Dall’altra parte è arrivata finalmente una risposta. L’ispettore non ha più interrotto il contatto: per diversi minuti ha continuato a parlargli, ponendogli domande e cercando di mantenerlo vigile. Le risposte diventavano sempre più sporadiche e, nei momenti di silenzio, si percepiva il respiro affannoso del giovane.

Nel frattempo, attraverso la sala operativa, gli agenti hanno fatto tracciare il braccialetto elettronico, riuscendo a confermare che il ragazzo si trovava nella propria abitazione. Uno strumento normalmente utilizzato per controllare il rispetto delle misure cautelari si è rivelato decisivo anche per individuare rapidamente la sua posizione.Quando la volante è arrivata sul posto, gli agenti hanno sfondato la porta e trovato il giovane riverso a terra, ferito e in difficoltà. I poliziotti sono intervenuti subito per fermare l’emorragia, improvvisando dei lacci emostatici con i cavi di un caricabatterie. Lo hanno assistito fino all’arrivo dei sanitari del 118, che lo hanno poi trasportato in ospedale.

Qui i medici hanno accertato che le ferite riportate erano superficiali. Il ragazzo è stato medicato e sottoposto anche a una valutazione psichiatrica. Una vicenda conclusasi con il salvataggio del giovane, reso possibile dalla tempestività dell’intervento e da quel rapporto di fiducia che lo aveva spinto, nel momento più difficile, a cercare proprio l’aiuto della polizia.