Torre Annunziata, Fragliasso: «Ai Gionta andava bene Cuccurullo»
IL PROCURATORE
6 novembre 2026
IL PROCURATORE

Torre Annunziata, Fragliasso: «Ai Gionta andava bene Cuccurullo»

Il procuratore riferisce le manifestazioni di sostegno di alcuni componenti della famiglia Gionta all'ex sindaco. Cuccurullo: «Lui parla, io non ho mai avuto la possibilità di rispondere alle sue accuse».
Antonio Di Martino

«Il sindaco non si deve dimettere, a noi sta bene questo sindaco». È la frase che, secondo il procuratore della Repubblica Nunzio Fragliasso, alcuni componenti della famiglia Gionta avrebbero pronunciato dopo le dimissioni di Corrado Cuccurullo. Dal palco del teatro comunale arriva un nuovo affondo sulla stagione amministrativa appena conclusa a Torre Annunziata.

Il magistrato torna su una vicenda che aveva già segnato il 5 maggio. Quel giorno, durante la demolizione di Palazzo Fienga, pronunciò parole durissime nei confronti dell’amministrazione comunale. L’ente era già finito nel mirino della commissione d’accesso.

A distanza di sei mesi, quel richiamo si intreccia con il sostegno che alcuni esponenti della famiglia Gionta avrebbero manifestato al sindaco dimissionario. Sullo sfondo c’è anche il successivo scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche.

«Dopo le dimissioni c’è stata anche qualche manifestazione di componenti della famiglia Gionta a favore di Cuccurullo. Dicevano: “Ma il sindaco non si deve dimettere, a noi sta bene questo sindaco”», ha riferito Fragliasso. Il procuratore ha così ricostruito quanto accaduto dopo la decisione del primo cittadino di lasciare l’incarico.

Il passaggio riporta alla memoria proprio il 5 maggio. Davanti alle istituzioni presenti per l’abbattimento della roccaforte del clan, Fragliasso aveva manifestato la propria insoddisfazione per il percorso amministrativo intrapreso. «Ci aspettavamo uno scatto che non c’è stato», aveva detto. Aveva denunciato «troppe contiguità con la criminalità organizzata» e persino «illegalità in seno alla stessa amministrazione comunale».

Cuccurullo aveva contestato quelle parole. Successivamente aveva annunciato le dimissioni, considerate una conseguenza della delegittimazione subita dalla sua amministrazione.

Il 25 giugno è arrivato il decreto di scioglimento del Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata. Il provvedimento è seguito al lavoro della commissione d’accesso e agli approfondimenti degli organismi investigativi.

Per Fragliasso, però, il commissariamento non può rappresentare il punto d’arrivo. «C’è tanto da fare, perché della criminalità organizzata non ci si libera da un giorno all’altro», ha sottolineato il procuratore. Nel suo intervento ha richiamato anche il recente arresto di Valentino Gionta jr.

La presenza delle istituzioni straordinarie non basta, da sola, a cancellare le criticità accumulate negli anni. Serve un lavoro che prosegua anche quando il Comune tornerà a essere amministrato da una giunta eletta.

Torre Annunziata, l’appello sulla continuità amministrativa

Fragliasso ha auspicato una modifica dell’articolo 143 del Testo unico degli enti locali. L’obiettivo è garantire il sostegno dello Stato anche alle amministrazioni che si insediano dopo lo scioglimento.

Il sostegno, nella proposta del magistrato, non dovrebbe essere destinato soltanto alle commissioni straordinarie. Dovrebbe accompagnare anche chi subentra nella gestione dell’ente.

È un passaggio ritenuto fondamentale per evitare che, terminata la gestione commissariale, i Comuni si ritrovino senza strumenti adeguati. Strumenti necessari per contrastare condizionamenti e infiltrazioni.

Beni confiscati, servono controlli anche dopo l’assegnazione

L’attenzione del procuratore si è poi concentrata sui beni confiscati alla criminalità organizzata. Il tema è al centro del volume «Damnatio memoriae. Ricerca e progetti sui beni confiscati nel Comune di Torre Annunziata».

Il libro è curato da Mario Galterisi. È stato realizzato nell’ambito della ricerca del Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II, in collaborazione con Agrorinasce e il Comune.

La confisca, ha ricordato Fragliasso, non garantisce automaticamente la restituzione di un bene alla collettività. Occorrono verifiche costanti sulla destinazione e sull’effettivo utilizzo.

Il magistrato ha citato il caso di un albergo assegnato per finalità sociali e successivamente utilizzato a scopo di lucro. Ha ricordato anche terreni confiscati e poi concessi gratuitamente a familiari delle persone alle quali erano stati sottratti.

Sono episodi che rendono necessaria la vigilanza anche dopo l’assegnazione. I controlli devono impedire che il patrimonio sottratto ai clan finisca nuovamente in circuiti opachi. Devono inoltre evitare utilizzi diversi da quelli previsti.

Il recupero dei beni, dunque, non può esaurirsi in un atto amministrativo. Deve tradursi in progetti concreti, servizi e spazi capaci di generare valore pubblico.

È questa la prospettiva indicata anche dal lavoro raccolto nel volume. La ricerca analizza le possibilità di riuso di immobili come Villa Adele e il bene di via Cuparella.

Sul fondo resta Palazzo Fienga, abbattuto il 5 maggio e destinato a lasciare spazio alla futura Piazza della Legalità. Quel giorno doveva rappresentare il simbolo della riconquista di un luogo identificato per anni con il potere del clan Gionta.

Le parole pronunciate da Fragliasso, allora e oggi, ricordano però che la demolizione di un edificio non coincide con la sconfitta della camorra. La sfida per Torre Annunziata resta aperta. Occorre restituire i beni alla comunità, garantire controlli e continuità amministrativa. E impedire che il vuoto lasciato dai clan venga nuovamente occupato.

La risposta dell’ex sindaco Cuccurullo

«Il Procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, continua a partecipare a dibattiti pubblici in città e, a prescindere dai temi degli incontri, torna ostinatamente a parlare di me e dello scorso 5 maggio.Da parte mia, proprio quel giorno, ascoltando le esatte parole di un Procuratore della Repubblica, in quel luogo e in quella circostanza, ho ritenuto doveroso dimettermi e mantenere le dimissioni. Da allora percorro esclusivamente le strade che la legge mi consente e osservo il silenzio per il doveroso rispetto delle istituzioni.Questa vicenda non è una questione personale. Come il Procuratore sempre ripete sono i fatti a fare la differenza sostanziale. Resta però una considerazione: manca sistematicamente il contraddittorio e permane un’evidente asimmetria informativa tra chi espone le proprie valutazioni e chi non ha, in quelle sedi, la possibilità di replicare».