Torre Annunziata, la sfida dei beni confiscati: «Dai clan alla città»
I beni sottratti alla camorra non devono restare immobili vuoti o simboli di un passato difficile. Devono trasformarsi in spazi restituiti alla collettività. È il messaggio emerso a Torre Annunziata durante la presentazione del volume «Damnatio memoriae. Ricerca e progetti sui beni confiscati nel Comune di Torre Annunziata». Il testo è stato realizzato da Agrorinasce con il Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II.
Al centro c’è la zona dell’Annunziata. Qui la demolizione di Palazzo Fienga, per anni simbolo del potere del clan Gionta, sta ridisegnando il paesaggio urbano. Attorno alla futura Piazza della Legalità si trovano immobili confiscati da recuperare e destinare a funzioni sociali.
Torre Annunziata, il futuro dei beni confiscati
Il sottosegretario al Ministero dell’Interno Wanda Ferro ha sottolineato il ruolo dello Stato. Il lavoro non si esaurisce con la confisca, ma deve garantire la restituzione dei beni ai cittadini. «Attraverso questo volume si racconta la storia importante di una Campania che ha tanti beni confiscati e di uno spaccato di Torre Annunziata altrettanto significativo», ha affermato. Ha quindi richiamato la trasformazione di Palazzo Fienga.
La riqualificazione deve coinvolgere anche gli immobili circostanti. «È giusto che ciò che è stato tolto ai cittadini sani e onesti ritorni ai cittadini sani e onesti». Una prospettiva condivisa da Maria Antonietta Troncone, presidente di Agrorinasce.
Il volume fa il punto sull’attività avviata dal 2024, anno dell’adesione del Comune ad Agrorinasce. Guarda anche agli interventi futuri. L’obiettivo è armonizzare le destinazioni degli immobili confiscati con la nuova geografia urbana dell’area. Gli spazi dovranno essere coerenti con la futura piazza e diventare «positivi luoghi di aggregazione per la cittadinanza».
Sulla demolizione è intervenuto il prefetto Giuseppe Priolo, commissario straordinario per l’intervento. Il complesso è stato confiscato da undici anni. Per lungo tempo è rimasto percepito come una presenza legata alla camorra. «Se fino a sei mesi fa si pensava che fosse ancora nella disponibilità della camorra, credo che questo sia un risultato dello Stato che, quando fa squadra ed è coeso nelle sue articolazioni, raggiunge il risultato», ha dichiarato.
Priolo ha ricordato la reazione dei residenti dopo la rimozione delle paratie. «La gente è rimasta affacciata ai balconi, perché per la prima volta, piuttosto che vedere questo agglomerato degradato di cemento armato, ha visto il mare». Un momento di riappropriazione del territorio. Ora si attende che lo spazio diventi luogo di aggregazione, soprattutto per i giovani.
Istituzioni e magistratura: «C’è tanto da fare»
La vicaria della Prefettura di Napoli, Stefania Rodà, ha indicato in 47 il numero dei beni confiscati in città. Ha inoltre richiamato il protocollo con Agrorinasce per il loro riutilizzo sociale. L’intesa prevede controlli sulle imprese incaricate dei lavori.
La presidente del Tribunale, Giovanna Ceppaluni, ha ricordato le difficoltà nella gestione dei patrimoni sequestrati e confiscati. Ha richiamato anche i tentativi della criminalità di ostacolarne il recupero. «La restituzione alla collettività di beni che loro hanno sempre tenuto come manifestazioni di potere è qualcosa che li tocca nel profondo», ha osservato. Ha quindi ribadito il sostegno della magistratura.
Il procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, ha riportato l’attenzione sulla presenza ancora attuale della camorra. «Meno convegni, meno operazioni di facciata, meno intitolazioni di strade, piazze e monumenti, ma agite e operate», ha ricordato, riprendendo un precedente appello alla città.
Lo scioglimento e il commissariamento del Comune rappresentano un passaggio significativo. Ma «c’è tanto da fare, perché della criminalità organizzata non ci si libera da un giorno all’altro». Fragliasso ha richiamato anche il recente arresto di un esponente della famiglia Gionta. Lo ha indicato come conferma della presenza della camorra sul territorio.
L’amministratore delegato di Agrorinasce, Giovanni Allucci, ha ricordato il lavoro svolto negli ultimi due anni. Dopo trent’anni nel Casertano, Agrorinasce considera Torre Annunziata un’apertura verso l’area napoletana. «Deve rappresentare un segnale di cambiamento non solo per questo territorio, ma per la regione Campania», ha spiegato. Ha definito la città «un laboratorio fondamentale» per la valorizzazione dei beni confiscati.
Allucci ha parlato di circa trenta beni presenti sul territorio, ma il numero è destinato ad aumentare.
Il prefetto Gianfranco Tomao è componente della commissione straordinaria. Ha definito il riutilizzo dei beni uno strumento per riconquistare territori sottratti alla camorra. «L’abbandono dei rifiuti non è soltanto una cosa di cattiva educazione, ma è anche qualcosa che confligge con la coscienza della legalità», ha sottolineato. Ha richiamato il rispetto delle regole e degli spazi comuni.
La sfida parte dalla demolizione di Palazzo Fienga e arriva al recupero degli immobili confiscati. I patrimoni sottratti alla criminalità dovranno diventare luoghi aperti e vissuti, capaci di restituire alla città occasioni di aggregazione.

