Pompei, le colombe anti Covid avvelenate dagli sciacalli social. De Vivo: «Andremo avanti»

Teresa Palmese,  

Pompei, le colombe anti Covid avvelenate dagli sciacalli social. De Vivo: «Andremo avanti»

L’ha definita la «colomba della solidarietà» e stavolta, più che mai, quello che rappresenta il simbolo della pace e della salvezza nel mondo della cristianità, avrebbe dovuto regalare speranze. Così De Vivo, la storica pasticceria di Pompei nata negli anni Trenta, sognava di poter raccogliere fondi per gli ospedali Cotugno e Pascale di Napoli portando in tavola anche il dolce artigianale della Pasqua. La situazione d’emergenza in cui viviamo – dettata dall’incubo del contagio del Covid-19 – lo ha spinto a trovare soluzioni sperimentando una nuova ma già solida tipologia di vendita, quella online, per cogliere nella tragedia un’alternativa che deve trasformarsi in opportunità. Un’iniziativa finita però in pasto agli avvoltoi dei social, che hanno visto dietro il suo gesto una speculazione. «Non si fa beneficenza vendendo», è uno dei commenti che più ricorre dietro l’annuncio che in pochi minuti è diventato virale. Frasi respinte dalla famiglia De Vivo che ha scelto di non fermarsi, di aiutare chi è in prima linea in un momento difficile per l’Italia, forte anche dell’incoraggiamento arrivato da centinaia di clienti. A sostegno della raccolta fondi promossa da Banca di Credito Cooperativo e da Aicast Imprese Italia, per ogni colomba acquistata on line sul sito www.pasticceriadevivoshop.it, saranno devoluti 10 euro a favore dell’ospedale Cotugno e dell’ospedale Pascale di Napoli. Un gesto concreto di aiuto e di sensibilizzazione verso gli enormi sacrifici a cui sono sottoposti medici, infermieri e tutto il personale sanitario. Un’iniziativa benefica, soltanto l’ennesima, macchiata dall’odio. «Ammetto che fa male, soprattutto a una persona come me che da anni prova a seminare il bene. L’iniziativa peraltro non è a livello locale, sono anni che vendiamo in tutta Italia e all’estero. Volevamo semplicemente donare il nostro utile, circa il 30 per cento, in beneficenza per aiutare chi sta in difficoltà. Le nostre iniziative private e personali non le abbiamo mai sbandierate, questa era semplicemente una raccolta extra vista l’emergenza – spiega deluso Marco De Vivo, dopo una storia lunga sessant’anni e due generazioni alla guida della pasticceria con l’aiuto della moglie Ester e della figlia Simona -. Francamente non capisco perché alcune persone hanno protestato contro la nostra iniziativa che peraltro in Campania è stata sposata soltanto da due pasticcieri. Il post è solo una informazione, le nostre colombe e i nostri panettoni li abbiamo sempre venduti online per i tanti nostri clienti distribuiti sul territorio nazionale e all’estero. La quota destinata in beneficenza è il nostro utile – malgrado i nostri 60 dipendenti – e il bonifico sarà pubblicato, oltre al nostro contributo personale che non abbiamo mai pubblicizzato. Chi mi conosce, lo sa bene. Tra l’altro non infrangiamo le regole, la vendita online di prodotti confezionati finora è legale e consentita. Basta fare un giro su internet e sulle grandi piattaforme per rendersene conto. E le nostre colombe sono state prodotte prima dell’11 marzo». Per De Vivo è comprensibile lo stress e la tensione che stiamo vivendo, «ma condanno questa cattiveria gratuita e ingiustificata che lascia il tempo che trova. La famiglia De Vivo opera da oltre 65 anni sul territorio con una condotta illibata e offrendo lavoro a 60 collaboratori in buona parte di Pompei e dei paesi limitrofi. Già questo per me è motivo di orgoglio personale. Vorrei lanciare un appello a questi avvoltoi: è mai possibile che nemmeno in questo momento così tragico si riesca a reprimere la cattiveria? Spero solo sia tutto frutto dell’esasperazione del momento».

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