Andrea Ripa

Terremoto sul Parco Nazionale del Vesuvio: il direttore sott’inchiesta per corruzione

Andrea Ripa,  

Terremoto sul Parco Nazionale del Vesuvio: il direttore sott’inchiesta per corruzione
Stefano Donati

Ottaviano. Arriva da lontano l’inchiesta che s’abbatte come un terremoto sul Parco Nazionale del Vesuvio. Il direttore dell’Ente per la tutela dell’ambiente, Stefano Donati, è finito sotto inchiesta con l’accusa di corruzione in concorso nell’ambito di una vicenda portata alla luce alcuni giorni fa dalla guardia di finanza e che ha scoperchiato un sistema illecito sull’affare per la gestione dell’approvvigionamento idrico nel Comune di Favignana, un’isola delle Egadi della provincia di Trapani.

Un’inchiesta che ha coinvolto gli amministratori dell’isola siciliana ma che ha avuto inevitabili ripercussioni anche nell’organigramma del Parco del Vesuvio, dove Stefano Donati – tra i 24 destinatari di un avviso di garanzia – oggi ricopre l’incarico di direttore. Il gip di Trapani ha infatti disposto l’obbligo di dimora a Roma e sei mesi di interdizione dai pubblici uffici per il super esperto di ambiente, che all’epoca dei fatti contestati dalla procura di Trapani ricopriva l’incarico di direttore dell’Area Marina protetta della Egadi, la più grande riserva marina d’Europa.

Il dirigente del Parco del Vesuvio è finito al centro dello scandalo sollevato dalla magistratura per alcune convenzioni definite sotto le direttive del sindaco isolano con due cooperative sociali: sarebbero servite per veicolare dentro la pubblica amministrazione come dipendenti poi stabilizzati sostenitori del poi rieletto primo cittadino. «Il sindaco ha ricompensato il direttore pro tempore dell’Area protetta elargendogli somme di denaro pubblico ed altre utilità non dovute – si legge all’interno del provvedimento eseguito dal comando provinciale della Guardia di finanza di Trapani – come ad esempio il rimborso spese connesse a numerosi viaggi effettuati per finalità private al di fuori della Sicilia, fatti surrettiziamente figurare come missioni istituzionali».L’inchiestaLa Guardia di Finanza di Trapani, nell’ambito di indagini coordinate dai sostituti procuratori Rossana Penna e Matteo Delpini, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali nei confronti di 11 indagati: 4 arresti domiciliari, tre divieti di dimora (disposto anche per un assessore comunale, Giovanni Sammartano), un obbligo di firma e tre interdizioni dell’esercizio di un pubblico ufficio. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono corruzione, peculato, falso ideologico in atti pubblici, frode in pubbliche forniture, turbata libertà degli incanti e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione elettorale, abuso d’ufficio, smaltimento illecito di rifiuti pericolosi.

Dalle indagini dell’operazione ‘Aegades’ è emerso, tra l’altro, un «presunto accordo corruttivo tra il sindaco (Giuseppe Pagoto, ndr), il vicesindaco pro tempore e un assessore del Comune di Favignana con i referenti ed alcuni dipendenti di una compagnia di navigazione partenopea e di altra società di capitali con sede a Roma, entrambe facenti parte di un unico Raggruppamento Temporaneo di Imprese (Rti) che ha ottenuto dal Ministero della Difesa l’aggiudicazione del contratto di fornitura di acqua potabile, mediante navi cisterna, nelle isole minori della Sicilia». L’accordo, secondo l’accusa, consisteva «nell’omettere i controlli nello scarico dell’acqua» e nella «falsa attestazione di fornitura di quantitativi superiori a quelle effettivamente erogati» che erano pagati dalla Regione Sicilia, che avrebbe avuto un danno erariale stimato dalla guardia di finanza in circa 2 milioni di euro. I funzionari pubblici, in cambio, ricostruiscono le Fiamme gialle, avrebbero avuto «varie utilità» da parte degli imprenditori «favoriti dal sistema illecito».