Roccarainola sotto choc, furto nella chiesa di San Giovanni Battista

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Roccarainola sotto choc, furto nella chiesa di San Giovanni Battista

Furto sacrilego nella chiesa di San Giovanni Battista, a Roccarainola. Nella notte i ladri hanno fatto irruzione nel luogo di culto portando via due bambinelli del ‘700, una Madonnina, tre calici, un incensiere e due navette. Affranta e dispiaciuta la comunità di Rocca quando, questa mattina, la notizia ha fatto il giro del paese.

A scoprire il furto un collaboratore del parroco. L’uomo, intorno alle 8.20, ha aperto la chiesa come fa quasi tutte le mattine. Si è accorto subito che qualcosa non quadrava. Quando poi si è trovato dinanzi agli occhi quel buco sulla parete, alle spalle della statua del patrono San Giovanni Battista, ha immediatamente contatto don Vincenzo Ragone. Pochi minuti dopo, il sacerdote era già sul posto, in compagnia dei carabinieri della locale stazione e della scientifica.

I ladri sono entrati dal parco di via Sauro. Per poi scavalcare nel giardino attiguo di proprieta privata. Un piccolo orto sul quale batte una finestra della Cappella dei beati morti, attiguua alla chiesa madre. Hanno forzato le sbarre di ferro e rotto la rete metallica. Una volta dentro la cappellina, i malviventi hanno praticato un foro nella parete e da qui hanno avuto accesso alla parrocchia.

Significativo il valore dei beni trafugati, sia economicamente che sotto il profilo affettivo. In particolare il bambinello del ‘700, quello che tradizionalmente viene esposto in chiesa durante il periodo natalizio. Di pregio, inoltre, la Madonnina sita nel trittico di San Gioacchino e Sant’anna. I ladri hanno pure forzato la porta della sacrestia per entrare. Diversi i danni: distrutta una cassetta delle lampade votive.

Il parroco di Roccarainola, don Vincenzo Ragone, lancia un disperato appello a chi ha posto in essere il raid sacrilego. «Perdono chi ha compiuto un gesto così malsano ma chiedo ai ladri di avere un minimo di coscienza. Riportate in chiesa il bambinello. Ve lo chiediamo soprattutto per il grande valore affettivo che lo lega alla comunità».

 

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