Gionta, camorra spa: affari d’oro da Torre Annunziata fino in Sicilia

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Gionta, camorra spa: affari d’oro da Torre Annunziata fino in Sicilia

Palermo-Torre Annunziata, 696 chilometri. Da un lato la mafia sul fronte opposto la camorra. Un mostro con due teste che viaggia con la stessa intenzione. Stessi interessi, stessi obiettivi, stesse scie di sanguinari omicidi. La ragnatela striscia su canali a volte opposti, altre volte invece, uguali. Si intrecciano per poi ritrovarsi.  Eppure ci sono voluti solo sette ore per arrivare nella città  del sole, per mettere su l’impero che a Fortapàsc è stato smantellato dallo Stato: il feudo del clan Gionta. Una cosca che negli ultimi anni è stata sbriciolata dalle retate ma che continua a resistere, anzi, che punta a rifondare le sue radici anche nelle città sicule. Palermo, Trapani, Marsala, Pozzallo: le città dove i nomi dei magistrati che hanno fatto tremare la mafia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, continuano a rimbombare. Ma per i soldati del clan dei Valentini poco importa: cambiare aria, mutare apparentemente gli affari, provare a ricostruirsi anche una vita ma prima di tutto riciclare il tesoretto che hanno accumulato nel corso degli anni d’oro della faida. Tutte attività illegali che nel giro degli anni hanno permesso alle cosche del territorio di incassare “gruzzoloni” di denaro, acquistare beni mobili ed immobili, o semplicemente mettere da parte, attraverso conti in banca, migliaia e migliaia di euro. Un tesoro, quello della camorra, che nel giro però degli ultimi anni e grazie alle operazioni delle forze dell’ordine è finito inevitabilmente sotto sequestro. Incassi da capogiro, stando a quanto emerge dall’inchiesta, migliaia e migliaia di euro rinvestiti in attività proprio nelle città siciliane. Macellerie, botteghe alimentari, negozi di abbigliamento ma anche piccole officine meccaniche sono le attività commerciali messe in piedi negli ultimi anni. Fino a qui tutto normale: attività regolarmente acquistate ma che da tempo sono finite nel mirino dell’Antimafia. Dal giorno in cui Aldo Gionta, il figlio del fondatore della cosca di palazzo Fienga, fu beccato a Pozzallo. Era il 17 agosto del 2014: fu bloccato al porto pronto per imbarcarsi per Malta. Ma quella città siciliana, secondo gli investigatori, non fu scelta a casa. Amici e conoscenti torresi avevano messo su attività commerciali, si erano costruiti una nuova vita. Tutti torresi che con molta probabilità “sapevano” che Aldulk il ribelle fosse lì. Da quel giorno i riflettori degli inquirenti in quella città non hanno mai smesso di restare accesi, di cercare e identificare soldati e affiliati, ma anche incensurati e prestanomi, di scovare  attività commerciali e loro titolari. Ma ancora: nel mirino dell’Antimafia anche unità immobiliari. Nelle informative top secret ci sono intere palazzine acquistate da cittadini di Torre Annunziata, spuntano appartamenti residenziali vista mare e interi parchi. C’è chi si è limitato a non dare troppo nell’occhio e chi invece ha acquistato anche decine di fondi agricoli: molti di questi sono finiti nel mirino delle forze dell’ordine perchè usati per coltivare le piantagioni dell’oro verde. Dalla Sicilia al lato estremo ed opposto dello stivale, perchè’ gli investimenti dei clan non si fermano sull’isola sicula, anzi.  Uno degli ultimi sequestri rimasti ad onor dicronaca è quello datato 5 novembre del 2008. A finire nel mirino della magistratura fu Vincenzo Pisacane, uno dei soldati e fedelissimi della cosca dei Valentini. I sigilli scattarono un pò di anni fa per uno stabile di tre piani con un’entrata seminascosta da una scala esterna, in Via Friuli, traversa cieca di Via del Salsero, accanto ai grandi fabbricati delle case popolari a Pistoia. Al civico 7 aveva la residenza Vincenzo Pisacane. Insomma riciclare il denaro della camorra investendo da una parte all’altra dell’Italia, ancora in conti bancari che sono sempre più irrintracciabili. E così gli interessi della cosca si spostano in zone dove possono dare meno nell’occhio continuando in attività estorsive o di controllo dello spaccio di droga che resta al centro degli interessi principali degli affari dei clan locali. Attività lecite ma anche illecite: spacciano droga, trafficano armi e gestiscono il sistema di estorsioni. 

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