Canè, l’ex allenatore di Insigne: “Vi racconto Lorenzo, un ragazzo speciale. De Laurentiis, adesso gratificalo”

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Canè, l’ex allenatore di Insigne: “Vi racconto Lorenzo, un ragazzo speciale. De Laurentiis, adesso gratificalo”

Quando era un adolescente e rincorreva il padre tra un mercato e un altro dalle prime luci del mattino, nemmeno immaginava che quegli allenamenti pomeridiani un giorno avrebbero potuto ripagare i suoi sacrifici. Pensava ad altro, piuttosto. A come rendersi utile per la famiglia, come aiutare il papà precario, per esempio. 

Che Lorenzo Insigne non abbia avuto tutto e subito dalla vita lo si capisce dagli occhi. Maledettamente sinceri, vispi quanto basta. Uno scugnizzo, per intenderci, ma nemmeno poi così tanto. Il Magnifico, come l’ha ribattezzato il tifo napoletano, è sempre stato un ragazzo semplice, acqua e sapone. Lontano dal gossip e dalla vita mondana. Un solo svago a cui concedersi: il pallone. 

Ivan Faustinho Canè, ex allenatore del vivaio del Napoli, l’ha visto compiere i primi passi con la maglia azzurra addosso.

Che ricordi ha?

«Ho da premettere una cosa, ad oggi sono molto orgoglioso di lui. Quando era adolescente appariva un po’ schivo a primo impatto, quasi svogliato. Poi parlandoci mi raccontò che si alzava alle 5-6 del mattino per aiutare il padre. Non andava a scuola già all’età di 15 anni, ma era profondo. Aveva dei valori umani come pochi, che per me sono un’arma in più in questo mondo. La famiglia alle spalle è stata la sua forza, ha sempre rispettato le sue scelte. Sapeva cosa voleva, la scuola non gli piaceva. Aveva altro per la testa e devo dire che inizialmente pensavo fosse il tipico scugnizzo. Poi ho imparato a conoscerlo. Diciamo che deve fidarsi di chi ha di fronte prima di aprirsi».

Ha capito subito che fosse un predestinato?

«Non ho avuto modo di ammirarlo immediatamente. Non avevamo un vero centro e i ragazzi si allenavano su campi distanti. Naturalmente, poi, ci confrontavamo col direttore Santoro. Quando l’ho visto ho capito che aveva talento, soprattutto negli anni della Primavera. Decideva le partite da solo, durante le gare infrasettimanali metteva in difficoltà anche quelli della prima squadra. Faceva già la differenza dopo appena due stagioni. Avevo capito che avrebbe fatto strada e che avrebbe potuto togliersi grosse soddisfazioni. Eppure conosciamo tutti la sua fisicità». 

Ecco, la fisicità. Quanto può penalizzare?

«Tanto, ma non nel suo caso. Va apprezzato di più, proprio tenendo conto della sua statura. Non è il classico calciatore alto 1,80 o 1,90. Eppure, in tutte le situazioni in cui s’è misurato, c’è stato alla grande. Ricordo che fece un po’ fatica quando fu mandato in prestito alla Cavese, che all’epoca non navigava in buone acque. Anche in quella situazione riuscì poi ad adeguarsi. Oggi, appena 25enne, ha già giocato un Mondiale e un Europeo».

Insigne è alto appena 1,63cm.

«Ricordo che nel 2008-09, quando vincemmo un torneo di Pasqua, lo chiamavano scherzosamente l’infante. Qualche anni dopo si ritrovò a giocare nell’Under21. Gli mandai un messaggio per ricordargli questo nomignolo. Anche l’allora tecnico dell’Atalanta ci definiva la banda bassotti. Avevamo un tridente di piccoli, c’era anche Varriale, ora al Gladiator».

Adesso sogna di fare grande il Napoli.

«Lorenzo andrebbe gratificato, lo merita. De Laurentiis dovrebbe ricordarsi da dove è partito Insigne, la strada che ha fatto. Sempre con la maglia del Napoli, preciso. Giocava su campi di pietra e ad oggi può rappresentare un simbolo, il futuro capitano. Sulle sue tracce ci sono tanti club in Italia e all’estero che gli raddoppierebbero l’ingaggio. Ha superato alla grande tutte le difficoltà, come quell’infortunio rimediato a Firenze. E’ un grande calciatore, uno dei maggiori talenti del calcio italiano. C’è soltanto una cosa che mi fa rabbia». 

Quale?

Questa città io la amo, ci sono cresciuto, ma è troppo esigente nei confronti dei figli di Napoli. A Lorenzo non gli si perdona nulla, ad altri invece sì. Va supportato perché adesso è un leader, ha personalità. Anche i vari Baggio e Del Piero a 20 anni non erano “maturi”. E’ normale che ci sia poi un percorso di crescita. 

Un percorso che s’è concluso con la Nazionale. 

«Ventura sa bene le doti di Lorenzo e ha compreso che il calcio si esprime particolarmente sulle fasce. E il ct è consapevole che Insigne potrà rappresentare un punto fermo dell’Italia alla luce di quanto fatto vedere tra campionato e Champions. Gli auguro il meglio». 

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