Oddati e gli ex Ds, chiamata alle armi: “Ora ricorsi a valanga”. Appello per una class action ai tesserati 2017 esclusi dal voto

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Oddati e gli ex Ds, chiamata alle armi: “Ora ricorsi a valanga”. Appello per una class action ai tesserati 2017 esclusi dal voto

“Gli iscritti 2017 esclusi dal Congresso che si sentono traditi e maltrattati dal partito per questo presentino tutti ricorso”. E’ l’appello-ordine rivolto dai big degli ex Ds a tutti i militanti Pd nella chiamata alle armi di ieri pomeriggio al Lanificio, a 24 ore dalla messa in scena del Congresso parte seconda. Un Congresso che va avanti nei seggi e nelle aule giudiziarie. Si vota oggi, dalle 9 alle 14, nei 28 circoli di Napoli e provincia, rimasti chiusi domenica scorsa, tra cui Castellammare, Ottaviano, Vico Equense, Massa di Somma e ben 12 sezioni a Napoli. Un voto su cui pende ora ufficialmente il ricorso del candidato degli ex Ds, Nicola Oddati, depositato ieri in tribunale. E che a quanto pare non sarà l’unico. Un dato: gli iscritti 2017, esclusi dalla platea congressuale, sono circa 5mila.

La chiamata alle armi

Al grido di “andiamo avanti” i big degli ex Ds insieme ad un centinaio di militanti hanno ribadito la linea. Oggi, come domenica scorsa, diserteranno le urne e vigileranno sul voto. Ieri i segretari dei circoli che chiedevano il rinvio del Congresso, molti vicini a Oddati, hanno comunque ritirato il kit per il voto, ma si preannunciano guerra ed ennesimo flop di votanti. “Noi andiamo avanti” dicono anche gli uomini di Mario Casillo e Lello Topo, che sostengono il candidato alla segreteria provinciale, Massimo Costa, rimasto in campo insieme a Tommaso Ederoclite per il Comitato 30. “Se non arrivano stop ufficiali continuiamo” ribadiscono anche i componenti della Commissione per il Congresso. Ma Roma ormai se n’è lavata le mani, a mettere la parola definitiva ci penserà il giudice.

I big ex Ds: “Ricorso unica strada”

“Il ricorso alla giustizia ordinaria, per quanto atto forte e difficile per tutti noi, rimane l’unico modo per affermare le ragioni della trasparenza, della partecipazione e della legittimità democratica” dicono i consiglieri regionali del Pd Enza Amato, Antonella Ciaramella, Gianluca Daniele, Bruna Fiola e Antonio Marciano, i parlamentari Pd Leonardo Impegno e Valeria Valente e l’europarlamentare, Andrea Cozzolino.  Parole messe nero su bianco con una nota congiunta per allontanare le voci di una spaccatura e di una posizione solitaria di Oddati, intorno a cui invece si stringono compatti. “La strada del congresso, con regole chiare e condivise e con il pieno rispetto dei principi statutari- scrivono ancora – rimane per noi una strada irrinunciabile per provare a ricostruire credibilità e riconoscibilità del Pd a Napoli nell’area metropolitana. Sino ad oggi di fronte alle tante sollecitazioni abbiamo registrato soltanto chiusure”.

Taranto come Napoli

Il Congresso napoletano non sarà forse l’unico a rischio annullamento. Gianfranco Lopane, ritiratosi dalla corsa per la segreteria provinciale Pd di Taranto, ieri ha scritto una lettera al vicesegretario del Pd, Maurizio Martina, per chiedergli di intervenire, “come ha fatto per Napoli a fronte delle gravi irregolarità riscontrate nella celebrazione del congresso”. Un congresso vinto a tavolino dal renziano Giampiero Mancarelli, unico candidato. “A Napoli e Taranto – denuncia Lopane – il Pd ha offerto uno spettacolo poco edificante”. Un Congresso iniziato prima della convalida dell’anagrafe degli iscritti, con irregolarità nei tesseramenti e annullamento di tutto il tesseramento 2017, con tanto di video in cui “si vedono chiaramente i metodi artefatti di sottoscrivere tessere in assenza delle persone fisiche, delegando firme e versamenti a terze persone”. Insomma la solita solfa Pd.

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