Flora di villa Arianna. Tour in 5 musei cinesi

Mauro de Riso,  

Flora di villa Arianna. Tour in 5 musei cinesi

Castellammare di Stabia – L’antica Stabiae sbarca in Cina. La Flora, affresco del I secolo d.C. dipinto in un cubicolo di Villa Arianna, è uno dei pezzi pregiati della collezione che dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli è partita per la mostra itinerante “Pompeii-The Infinite Life”, che dall’8 gennaio scorso fino al 20 luglio 2019 consentirà ai cinesi di ammirare ben 120 pezzi di grande pregio selezionati dal Mann nell’ambito del progetto di ChinaMuseum di Pechino. La prima tappa ha avuto luogo nel Jinsha Archaeology Museum di Chengdu, dopodiché la mostra si è spostata al Qinshihuang Mausoleum Museum e farà tappa in seguito al Tianjin Museum, al Wuhan Museum e infine al Liaoning Museum. In mostra ci sono reperti di terracotta, bronzo e oro, statue, nonché affreschi e arredi dell’area vesuviana e risalenti all’età romana. L’allestimento, inoltre, è stato studiato in modo che i reperti di Pompei interagiscano con le meraviglie dei siti archeologici cinesi. La Flora rientra in un complesso di affreschi che include anche altre tre figure femminili (Leda, medea e Diana) e fu ritrovata nel 1759 durante le esplorazioni della villa da parte dell’archeologo svizzero Karl Jakob Weber, per poi essere asportata ed entrare a far parte della collezione borbonica. Particolarmente apprezzata in Francia, la Flora fu impiegata nel 1947 come soggetto pubblicitario per una fabbrica di profumi parigini e nel 1998 fu riprodotta su alcuni francobolli francesi, con un errore grossolano relativo alla presenza della scritta Unesco correlata agli scavi di Stabia, attualmente però non inclusi tra i patrimoni dell’umanità al contrario di Pompei, Ercolano e Oplonti. La celebre figura femminile dipinta su fondo verde acqua è di spalle, a piediscalzi e raccoglie fiori bianchi da un cespo poggiandoli in un kalathos, un vaso di ceramica a pareti verticali. Un chitone giallo, a causa di una leggera brezza, le lascia una spalla scoperta, mentre sul capo c’è un diadema e l’avambraccio sinistro è ornato da un’armilla, ossia un braccialetto d’oro dell’epoca. Una donna fuori dallo spazio e dal tempo, in cui soltanto il suolo, evidenziatoda una striscia bianca, la rende terrena. L’opera più importante e famosa del patrimonio storico-culturale stabiese, dunque, varca i confini europei per approdare in Oriente, dove è diventata la star di una collezione che nel corso del suo tour cinese già sta catalizzando l’attenzione di centinaia di migliaia di visitatori. Un affresco che, tra l’altro, è ormai scisso dal suo contesto di riferimento, Villa Arianna, ed è collocato in una posizione privilegiata nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, oltre ad essere una delle opere più apprezzate al mondo del periodo relativo agli insediamenti romani in Campania. Villa Arianna, intanto, per il nono anno consecutivo rientra nel progetto di scavo e restauro condotto dal museo statale Ermitage di San Pietroburgo, sotto la direzione scientifica del Parco Archeologico di Pompei econ il coordinamento della Fondazione Ras (Restoring Ancient Stabiae). Al centro dell’iniziativa rientra, in particolare, l’ambiente 71 della villa romana, un criptoportico probabilmente in fase di rifunzionalizzazione prima dell’eruzione nel 79 d.C. che mise in ginocchio Ercolano, Pompei, Oplonti e Stabia.

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