Indagato il poliziotto-consigliere di Torre del Greco: «Spifferò i segreti dell’inchiesta sul voto di scambio»

Alberto Dortucci,  
Alberto Dortucci,  
Ciro Formisano,  

Indagato il poliziotto-consigliere di Torre del Greco: «Spifferò i segreti dell’inchiesta sul voto di scambio»

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Torre del Greco. Avrebbe rivelato l’esistenza di un’inchiesta sulle elezioni e favorito gli indagati finiti sotto i riflettori della procura di Torre Annunziata. Si allarga lo scandalo sul voto di scambio in occasione della corsa alle urne del 10 giugno 2018 e a finire nella rete del procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli tocca a un altro «pesce grosso» della maggioranza di palazzo Baronale guidata dal sindaco Giovanni Palomba. Non un «semplice» consigliere comunale, ma un «uomo delle istituzioni» prestato alla politica: il poliziotto Ciro Piccirillo, già finito al centro di polemiche e proteste in occasione della nomina diretta degli scrutatori. Ma a costare a Ciro Piccirillo l’iscrizione nel registro degli indagati non sono stati gli esposti presentati all’epoca da Valerio Ciavolino, Luigi Mele e Nello Formisano bensì il disinvolto atteggiamento tenuto all’indomani dello scoppio dello scandalo sul voto di scambio.

Il nuovo filone 

La scorsa settimana sono stati notificati tre avvisi di proroga delle indagini preliminari, relativi a un secondo filone dell’inchiesta madre nata dalle assunzioni dei precari della Nu tramite il progetto regionale Garanzia Giovani. In cima alla lista dei «nuovi» indagati c’è proprio il capogruppo della lista civica La Svolta, già consigliere comunale – sempre in maggioranza – sia all’epoca di Gennaro Malinconico sia all’epoca del secondo mandato di Ciro Borriello. Il poliziotto noto a palazzo Baronale come il «camaleonte» proprio per la capacità di cambiare pelle e schieramento, tuttavia, non è indagato per voto di scambio: a Ciro Piccirillo l’ex pm della direzione distrettuale antimafia di Napoli contesta, infatti, le ipotesi di reato di rivelazione del segreto d’ufficio e di favoreggiamento personale. Secondo il castello accusatorio della procura di Torre Annunziata, il «camaleonte» di palazzo Baronale – in qualità di rappresentante delle forze dell’ordine – avrebbe «spifferato» notizie coperte dal segreto istruttorio in merito all’inchiesta aperta all’indomani dell’esplosione dello scandalo. Soffiate che avrebbero potuto incidere sull’esito delle indagini nate dopo che nelle mani degli investigatori era finito il video della compravendita di voti all’esterno del seggio elettorale di corso Garibaldi, storica roccaforte della criminalità organizzata di Torre del Greco. Sul ruolo di Ciro Piccirillo all’interno del terremoto giudiziario che ha travolto la politica locale sono in corso ulteriori accertamenti. L’avviso di proroga delle indagini è stato notificato inoltre a ulteriori due indagati: Pietro Di Cristo di 68 anni e Salvatore Gargiulo di 36 anni. Entrambi sono accusati di voto di scambio per avere aiutato – l’ipotesi avanzata dalla procura, gli aspiranti netturbini a comprare i voti nei seggi per conto dei politici.

Politici, rifiuti e voti

La proroga delle indagici a carico di Ciro Piccirillo & company è solo l’ultimo atto di uno scandalo capace di tormentare il sonno di politici, faccendieri e imprenditori vicini alla casta. Nel registro degli indagati, a oggi, ci sono in tutto 16 nomi. Tra questi una decina di aspiranti operatori ecologici a cui sarebbe stata promessa l’assunzione nella «scopata» in cambio dell’acquisto di voti nei seggi. Una tesi confermata dagli stessi aspiranti netturbini, pronti a raccontare la propria verità ai magistrati del palazzo di giustizia di via Nazionale. Dichiarazioni in cui sono stati tirati in ballo altri due politici: Stefano Abilitato – mister 927 preferenze, attuale consigliere comunale di maggioranza – e Domenico Maida, ex esponente del centrosinistra targato Nello Formisano rimasto fuori dal municipio. E poi l’ex assessore al bilancio Simone Onofrio Magliacane – il commercialista amico di Stefano Abilitato – e Domenico Pesce, imprenditore accusato di aver dirottato agli elettori delle liste a sostegno di Giovanni Palomba i pacchi spesa destinati ai poveri. Successivamente l’ex patron della Turris si è occupato delle manifestazioni di Natale promosse (e pagate) dal Comune. Insomma, uno scandalo senza fine destinato a riservare ulteriori colpi di scena.

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