Voto di scambio a Torre del Greco, il poliziotto giura: «Nessuna soffiata sui controlli ai seggi»

Alberto Dortucci,  
Alberto Dortucci,  

Voto di scambio a Torre del Greco, il poliziotto giura: «Nessuna soffiata sui controlli ai seggi»

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Cassino. Sono le 18.35 e il sole si nasconde lentamente dietro il colle su cui sorge la celebre abbazia di Montecassino. Ciro Piccirillo – il consigliere comunale accusato di rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale per l’inchiesta sul voto di scambio a Torre del Greco – passeggia lungo le strade deserte del paesino da 35.000 anime in provincia di Frosinone. «Camminare è sempre stata una mia passione, mi rilassa», racconta al telefono. Da martedì scorso, il poliziotto del quartiere Leopardi è costretto all’esilio fuori dalla Campania come disposto dal gip Antonio Fiorentino del tribunale di Torre Annunziata. Dorme in un albergo, con la valigia sempre a portata di mano: «Ho scelto Cassino perché è la prima città fuori dalla nostra Regione – conferma -. Così, il giorno del ritorno a Torre del Greco, impiegherò meno tempo a raggiungere casa».

L’interrogatorio di garanzia

In realtà, Ciro Piccirillo è già tornato all’ombra del Vesuvio. Venerdì mattina, accompagnato dal suo avvocato di fiducia, si è presentato al tribunale di Torre Annunziata per l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Antonio Fiorentino. Sarebbe stato il primo faccia a faccia con un magistrato dal giorno dell’iscrizione nel registro degli indagati, ma è saltato per un problema di salute al giudice per le indagini preliminari. Tutto rinviato alla prossima settimana, a martedì 9 aprile.

La verità sul figlio del boss

In attesa del faccia a faccia con il magistrato, Ciro Piccirillo non si nasconde dietro un dito. Anzi, racconta senza difficoltà la sua verità. «In questi giorni non mi è mancato il tempo libero – prova a scherzare – Ho avuto modo di leggere gli atti: sono stanco, ma sereno. Perché sono consapevole di avere la coscienza pulita: spiegherò ai magistrati cosa avvenne prima e durante le elezioni del 10 giugno 2018». E magari proverà a spiegare come un poliziotto con trent’anni di servizio potesse conoscere e frequentare il figlio di un boss trucidato in un agguato di camorra: «Qui, a mio giudizio, c’è il primo equivoco – precisa il consigliere comunale della maggioranza guidata dal sindaco Giovanni Palomba -. Giovanni Massella mi venne presentato all’epoca in cui collaborava con la giustizia, aveva già cambiato nome: era un uomo arrivato a voltare le spalle al suo passato, era diventato un uomo al servizio dello Stato. Mi sembrò naturale scambiare i numeri di telefono e offrire il mio sostegno nel caso in cui si fosse trovato in difficoltà». Insomma, nulla di anomalo, alla luce delle scelte di Giovanni Massella. «All’interno dell’ordinanza di custodia cautelare il gip si stupisce dei rapporti tra un poliziotto e un pregiudicato – evidenzia Ciro Piccirillo – ma in realtà, all’epoca in cui conobbi Giovanni Massella, era stato riabilitato: non era un delinquente, semmai un uomo da proteggere». Ma, durante la campagna elettorale, il «richiamo» del passato – come ammesso dallo stesso figlio del boss – si fece, evidentemente, sentire. Con tutte le conseguenze poi sfociate in uno scandalo con 14 arresti. Al pubblico ministero Pierpaolo Filippelli,  il quarantaduenne di via Fontana ha raccontato di essere stato avvertito telefonicamente da Ciro Piccirillo dell’imminente arrivo dei controlli della polizia davanti ai seggi di corso Garibaldi.

Le telefonate del 10 giugno

«Lo scorso 10 giugno 2018 telefonai varie volte a Giovanni Massella – conferma il consigliere comunale – ma non accennai mai a eventuali controlli. Non ho mai pronunciato le parole riportate all’interno dell’ordinanza di custodia cautelare. Prima di essere un politico, sono un poliziotto: non avrei mai infranto la legge. In trent’anni di professione e dieci di attività politica non sono mai stato sfiorato da un’indagine». Perché, allora, il capo della «falange armata» al servizio di Simone Magliacano e Stefano Abilitato avrebbe dovuto fare il suo nome? «Certo, non è normale – ribatte il fondatore della lista civica La Svolta, alla terza esperienza a palazzo Baronale – Ma tirare in ballo un poliziotto fa rumore, permette di acquisire credibilità. Ma sono fiducioso: Giovanni Massella può essere in malafede, ma i magistrati sicuro valuteranno con serenità tutti gli aspetti della vicenda. Spero di riuscire a chiarire tutto già la prossima settimana». L’ultimo pensiero è per il sindaco: «L’ho cercato dopo l’arrivo a Cassino e l’ho invitato a proseguire – conclude l’esponente della maggioranza – Con il tempo dimostreremo di essere una coalizione capace, ma già oggi possiamo dire di essere una coalizione formata da persone per bene».

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