Bimbo ucciso a botte. Madre subito a giudizio

Redazione,  

Bimbo ucciso a botte. Madre subito a giudizio

POMPEI – Subito, a giudizio. Perché viene ritenuta complice del compagno, Tony Essobti Badre, che stando alle ricostruzioni, in preda a un assurdo raptus di follia, lo scorso 18 gennaio uccise a botte il piccolo Giuseppe Dorice. Un delitto atroce. Una tragedia incredibile avvenuta in quella casa di Cardito e su cui ora ci sarà un processo. Lei è Valentina Casa e dal giorno del suo arresto si dice innocente e non accetta di essere imputata per l’omicidio del figlio.Il giudizio a suo carico – in cui è alla sbarra pure il compagno – inizierà lunedì mattina dinanzi alla Corte d’Assise di Napoli. Mentre prosegue comunque un’altra inchiesta, un’indagine parallela che coinvolge due docenti e l’ex preside della scuola di Crispano frequentata dal bambino di sette anni. L’ipotesi battuta dalla Procura di Napoli Nord è omessa denuncia: si valuta se le insegnanti – già sospese dal ministero dell’istruzione – non fossero già a conoscenza dei maltrattamenti subiti da Giuseppe e dalle due sorelline.

La posizione delle docenti e della dirigente scolastica, al momento, risultano essere state stralciate. E già nel corso delle prossime settimane potrebbero esserci sviluppi circa la chiusura delle indagini seppur le indagate respingono al mittente le ipotesi di aver taciuto e non denunciato sospetti maltrattamenti subiti dal piccolo Giuseppe prima della tragedia.Valentina ha spiegato a più riprese che lei, quando il compagno picchiava a morte il piccolo Giuseppe, era sotto choc. «Come se avessi avuto un blocco psico-fisico che mi impediva di fare qualcosa». Una tesi, già sfoderata dopo l’arresto, che non convince gli investigatori. Ma che sarà al centro del processo.Arrestata con l’accusa choc di omicidio aggravato e tentato omicidio nei confronti dell’altra figlioletta, Noemi, miracolosamente sfuggita alla furia del compagno della madre, la trentunenne di Massa Lubrense conta di poter dimostrare la sua innocenza.

E basa la propria difesa anche su questo suo stato di choc che le ha impedito – secondo la sua versione – di fermare la furia omicida di Tony Sessoubti Badre. Sia chiaro: già in sede di Riesame, le accuse hanno retto e gli arresti sono stati confermati.Secondo la Procura di Napoli Nord, in quella casa maledetta di Cardito si soffriva tanto, troppo. Mai un sorriso, mai un momento di felicità come rileva nella sua ordinanza il giudice delle indagini preliminari Antonella Terzi. Stando alle ricostruzioni, prima della tragedia, non era la prima volta che i bambini venivano colpiti e feriti. D’altronde, la Procura di Napoli Nord ha le idee chiare anche sul conto delle insegnanti delle scuole frequentate dai piccoli, nati dalla relazione tra Valentina e Fabrizio Dorice, il ragazzo di Pompei da cui la donna si è separata prima di conoscere Tony, attualmente detenuto in un penitenziario calabrese perché nelle carceri campane c’erano alti rischi per la sua incolumità. Stesso discorso riguarda la stessa Valentina, che a Pompei, in occasione dei funerali del piccolo Giuseppe, rischiò addirittura di essere linciata.

«Non sei degna di essere chiamata madre» l’accusa a suo carico, che fa il paio con quelle mosse dall’autorità giudiziaria. Ma perché Valentina è a giudizio? Per la Procura avrebbe dovuto fermare o perlomeno tentare di bloccare il compagno. Ed invece, dopo il delitto, avrebbe tentato di “limitare” le responsabilità del compagno. Tanto da nascondere le ciocche dei capelli dei bambini quando, con Giuseppe ormai esanime, sul posto, in casa, c’è l’arrivo delle forze dell’ordine. Senza dimenticare l’altro retroscena: quello delle macchie di sangue ripulite e che, per la Procura di Napoli, fu un disperato tentativo di evitare guai pesanti per Tony.

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