Scandalo rifiuti a Torre del Greco, in aula le accuse della Finanza. Borriello si difende e rilancia

Ciro Formisano,  

Scandalo rifiuti a Torre del Greco, in aula le accuse della Finanza. Borriello si difende e rilancia

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Torre del Greco. Maglione scuro, camicia chiara, un blocchetto degli appunti e il cellulare tra le mani. E’ seduto in prima fila. Si alza solo alla fine quando prende la parola il suo avvocato. «Signor presidente l’imputato Borriello vorrebbe rilasciare alcune dichiarazioni spontanee», afferma il suo legale rivolgendosi al giudice Gabriella Ambrosino al termine dell’udienza. Ciro Borriello, ex sindaco di Torre del Greco imputato per corruzione, scende dai gradini dell’aula Izzo e si siede sul banco dei testimoni. Giura di dire la verità. La sua verità. Parla, racconta, replica alle dure accuse contenute nell’enorme informativa illustrata, in aula qualche istante prima, dai militari della Guardia di Finanza. Diciotto minuti di fila. Diciotto minuti per provare a ribaltare le convinzioni venute fuori da oltre tre ore di udienza. «Non ho mai favorito i fratelli Balsamo. Ho solo agito nell’interesse della città. Quello che avveniva con le altre ditte era sotto gli occhi di tutti», la difesa convinta dell’ex primo cittadino che per quella inchiesta ha subito anche l’onta del carcere.

Parole arrivate, come detto, al termine della lunga deposizione resa da un maggiore della Guardia di Finanza che ha coordinato le indagini sul presunto giro di tangenti attorno all’appalto Nu. Borriello, in sintesi, è accusato di aver intascato mazzette per pilotare i soldi pubblici verso la ditta Fratelli Balsamo. Prima di arrivare ai rapporti definiti «simbiotici» tra l’ex sindaco e i titolari dell’impresa, il militare ha ripercorso le tappe salienti delle indagini e i tanti punti oscuri venuti fuori nella gestione del settore Nu a Torre del Greco. Come gli accertamenti sul presunto giro di fatture false e bonifici sospetti per la pulizia dei mezzi di raccolta.  «L’accordo prevedeva la pulizia di 150 mezzi, ma in realtà le nostre telecamere hanno accertato che ne venivano puliti appena 5. I camion venivano lavati con pompe idrauliche, nel cantiere, dagli stessi operai della ditta Nu», uno dei passaggi della deposizione resa in aula dell’investigatore incalzato dalle domande del sostituto procuratore Giuseppe Borriello. Poi il nodo cruciale di questo processo: i rapporti e i legami sospetti tra i vertici dell’impresa e l’ex sindaco di Torre del Greco. Ripercorrendo l’informativa il militare ha parlato della «simbiosi» tra i Balsamo e Borriello, degli incontri organizzati con «grande attenzione» dai vari imputati e del fatto che il politico, attraverso una lunga serie di provvedimenti, atti e decisioni avrebbe di fatto favorito, volontariamente, l’impresa. E ancora quell’incontro a Trecase nel quale le microspie della finanza hanno documentato uno “strano fruscio” riconducibile, secondo gli inquirenti, al passaggio di mano di una tangente da diverse decine di migliaia di euro.

Al termine dell’udienza il colpo di scena. Borriello, che durante la deposizione ha scritto pagine di appunti, decide di parlare, di rendere dichiarazioni spontanee. Ribatte all’accusa di aver nascosto, nella sua abitazione, dei soldi. In tutto 11.000 euro. Denaro che, afferma il chirurgo plastico con la passione per la politica, «erano frutto di interventi medici eseguiti e fatturati. E poi – chiarisce – non erano nascosti, li avevo riposti in una libreria». In riferimento a quel sospetto valzer di appalti e affidamenti che vedevano sempre trionfare i Balsamo, Borriello ha provato a controbattere ai sospetti sollevati dall’accusa. «La situazione era sotto gli occhi di tutti – il succo della deposizione resa in aula – I Balsamo vincevano perché c’era una situazione complicatissima. Tra interdittive antimafia e ditte che non eseguivano nel modo corretto il servizio di raccolta».Ai pm che gli contestano anche di aver pilotato i controlli per multare le ditte “sgradite” e concedere l’appalto milionario all’impresa di “casa”, l’ex sindaco ha replicato affermando che «i disservizi delle altre imprese sono stati persino oggetto di relazioni firmate dalla polizia di Stato. C’era una ditta che lavorava per tutta la città con appena due camion e utilizzava metà del personale». Un lungo sfogo che ha fatto da epilogo all’udienza. A gennaio si riparte. Verrà di nuovo ascoltato – stavolta dalle difese – il maggiore della guardia di finanza che ha coordinato le indagini sulla “monnezzopoli” di Torre del Greco.

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