Torre del Greco. Una nuova asta per provare a incassare un milione e mezzo di euro da destinare ai creditori della Deiulemar compagnia di navigazione. A 8 mesi dalla vendita dei campi di tennis e della sala Bingo di via Benedetto Cozzolino, la curatela fallimentare dell’ex colosso economico di via Tironi – formata dalla triade composta da Vincenzo Di Paolo, Alfonso Iovane e Paola Mazza – promuove l’ennesima gara per aggiudicare il ristorante con piscina e spazi esterni nonché la palazzina-spogliatoi con campi di calcetto del complesso sportivo Poseidon. I restanti due lotti legati al centro polivalente al confine tra Ercolano e Torre del Greco saranno all’incanto il prossimo 26 marzo presso il tribunale di Torre Annunziata.

Il prezzo in picchiata

Il fiore all’occhiello dell’incanto sarà, ovviamente, il locale in passato utilizzato per «feste vip» e vernissage di moda: un’ampia struttura praticamente abbandonata al proprio destino da circa 8 anni, al punto da non attirare investitori interessati all’affare. Non a caso, in due anni il valore dell’immobile si è praticamente dimezzato: inizialmente, infatti, la curatela fallimentare contava di incassare dal ristorante con piscina e spazi interni la bellezza di 2,8 milioni di euro. Davanti al primo flop, il prezzo venne abbassato – a luglio del 2019 – a 2.235.000 euro per «stuzzicare» i potenziali acquirenti. Inutilmente. Di qui, la scelta di effettuare un sostanzioso «taglio» in vista dell’appuntamento di fine marzo: la base d’asta per il lotto-chiave della «cittadella dello svago» finita nel grande crac all’ombra del Vesuvio è stata fissata a 1.144.442 euro. Per partecipare al bando, tuttavia, sarà possibile presentare un’offerta di «soli» 858.316 euro entro le ore 13 del 25 marzo. In caso di gara, l’aumento minimo è stato fissato in 10.000 euro. Non sono stati previsti, invece, ribassi per la palazzina-spogliatoi con campi di calcetto: come già a luglio, il prezzo a base d’asta è stato fissato in 428.000 euro. L’eventuale tesoretto delle vendite all’incanto, tuttavia, non sarà destinato all’esercito di risparmiatori traditi dagli armatori-vampiri della Deiulemar compagnia di navigazione: i beni, infatti, erano coperti da ipoteche bancarie e i soldi finiranno nelle casse degli istituti di credito. D’altronde, era già successo la scorsa estate, al momento della vendita dei primi tre lotti: all’epoca furono aggiudicati il complesso per il Bingo a 800.000 euro – a fronte dell’iniziale richiesta da 1,1milioni – e i campi da tennis a circa 750.000 euro, a dispetto della prima valutazione da 1,1 milioni di euro. Insomma, a distanza di 8 anni dal «grande crac» all’ombra del Vesuvio, il patrimonio immobiliare di via Benedetto Cozzolino sottratto agli armatori-vampiri ha praticamente dimezzato il proprio valore.

L’ex casa e l’hotel

La nuova stagione delle aste giudiziarie, tuttavia, si aprirà già a inizio febbraio con due «pezzi forti» della collezione Deiulemar compagnia di navigazione. Dopo cinque infruttuosi tentativi e conseguenti ribassi del prezzo – sceso prima a 13,2 milioni a fine marzo e poi a 10,5 milioni a metà giugno – all’udienza in programma il 6 febbraio si proverà nuovamente a vendere l’hotel Poseidon di via Cesare Battisti a 8,4 milioni. Per partecipare all’incanto sarà «sufficiente» presentare un’offerta minima di 6,3 milioni. In caso di gara, il rialzo minimo sarà di 50.000 euro.  Pure la struttura turistico-ricettiva a due passi dal porto di Torre del Greco è gravata da una lunga serie di ipoteche bancarie: in caso di vendita, dunque, l’incasso finirebbe in larga parte direttamente nelle casse degli istituti di credito. Stesso discorso per villa Ciliberti: la sede dell’ex colosso economico di Torre del Greco tornerà nuovamente all’asta il prossimo 30 gennaio. Si tratta del settimo tentativo di vendere la «villa maledetta» di via Tironi – un’elegante palazzina in stile Liberty fino al 2012 quartier generale della Deiulemar compagnia di navigazione – e il prezzo, inizialmente fissato a 2,7 milioni, scenderà a 1,5 milioni. Un ulteriore ribasso rispetto al milione e 676.000 euro posto a base d’asta a fine settembre. Insomma, la caduta libera non si arresta. Mentre si arrestano le speranze dei circa 13.000 ex obbligazionisti di ricavare qualche «spicciolo» dalla vendita dei due immobili.

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