Torre del Greco, l’usuraio con la pistola: pestaggi stile-Gomorra ripresi con il telefonino

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, l’usuraio con la pistola: pestaggi stile-Gomorra ripresi con il telefonino

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Torre del Greco. Una pistola Beretta tatuata sull’avambraccio destro, una pistola Beretta disegnata all’ingresso dell’abitazione. Il «messaggio» lanciato da Salvatore Perfetto – l’usuraio di 39 anni incastrato al termine di un’articolata attività di indagine condotta dagli agenti del locale commissariato di polizia – doveva essere chiaro a tutti: «La gente di deve portare rispetto». Per chi non capiva o provava a fare il furbo, le conseguenze erano da incubo: minacce di morte e pestaggi in stile Gomorra, rigorosamente filmati con lo smartphone. Il film dell’orrore andato in scena in varie occasioni all’ombra del Vesuvio è racchiuso all’interno delle 104 pagine firmate dal pubblico ministero Emilio Prisco, alla base dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Antonio Fiorentino del tribunale di Napoli per lo spietato cravattaro e la compagna Mariarca Camelia.

La vendetta per le offese

Per rappresentare la ferocia dello strozzino di Cappella Nuova, gli investigatori sottolineano un episodio – non oggetto di contestazioni per la mancata denuncia presentata dalla vittima – avvenuto a settembre del 2010, un anno prima dell’agguato a colpi di pistola in via del Monte: l’usuraio venne avvicinato da un uomo a cui la figlia aveva confessato di essere stata infastidita in varie occasioni da un tale Perfetto. Incurante della presenza di un gruppo di amici del trentanovenne, il padre della ragazzina apostrofò – all’altezza della rotonda del casello autostradale – lo strozzino come «pedofilo» e «sporco». La reazione del destinatario degli insulti fu gelida: Salvatore Perfetto si limitò a ipotizzare uno scambio di persona. In effetti, lo stesso padre della ragazzina accertò come il «molestatore» fosse in realtà il nipote del trentanovenne e si scusò con Salvatore Perfetto. Arrivando a concedere allo spietato cravattaro di «pisciargli addosso» per pulire l’offesa. Ma la vendetta dell’usuraio con la passione per le armi arrivò solo il giorno successivo. Quando il «responsabile delle offese» venne letteralmente pestato a sangue e minacciato con una mitragliatrice tipo Uzi. La brutale aggressione si concluse con conseguenze gravissime per la vittima: naso spaccato e labbro e occhi tumefatti. «Ti devo fare il video che hai avuto le botte, sai perché? – disse Salvatore Perfetto alla vittima – Perché mi hai fatto fare una figura di merda con la gente di Napoli. E non ti uccido, sai perché? Perché tengo rispetto di me stesso». In sede di interrogatorio, il sopravvissuto al pestaggio raccontò di avere avuto l’impressione di trovarsi in una scena di Gomorra: un paragone ritenuto dal gip Antonio Fiorentino «assolutamente calzante in considerazione della ferocia di Salvatore Perfetto, per il fatto di essere stato ingiustamente accusato in strada».

La visita all’officina

Ma la furia dello strozzino non si esaurì con il pestaggio al padre della ragazzina. A tre ore di distanza, il trentanovenne di Cappella Nuova si presentò all’officina del meccanico che aveva individuato Salvatore Perfetto come il «molestatore». Il lavoratore venne schiaffeggiato e picchiato, sempre sotto l’obiettivo del telefonino. I video, acquisiti al momento del sequestro dello smartphone dell’indagato, sono costati all’usuraio con la pistola anche l’accusa di detenzione abusiva di armi da fuoco. Insieme alla mitragliatrice tipo Uzi, infatti, Salvatore Perfetto era in possesso di una pistola Skorpion.

L’agguato in via del Monte

L’arma venne utilizzata – come accertato dagli agenti di polizia agli ordini del primo dirigente Antonietta Andria – in occasione della sparatoria avvenuta in via del Monte a inizio settembre 2019.  Quando A.P. – incensurato di 25 anni, nipote dell’uomo pestato l’anno precedente – venne raggiunto da un colpo di pistola a bruciapelo alla gamba destra esploso da due sicari in sella a uno scooter. Un attentato inizialmente avvolto in un fitto alone di mistero, lentamente scacciato dalle indagini degli investigatori. Partendo dall’interrogatorio della vittima, gli agenti di polizia sono riusciti a inquadrare lo «scenario» in cui era maturato l’attentato a scopo intimidatorio messo a segno dall’usuraio con la pistola.

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