Rischio guerra per il cibo, i negozianti hanno paura: «Lo Stato faccia presto per gli aiuti»

Ciro Formisano,  

Rischio guerra per il cibo, i negozianti hanno paura: «Lo Stato faccia presto per gli aiuti»

«Non so se la settimana prossima aprirò di nuovo il mio negozio. C’è un brutto clima e inizio davvero ad avere paura. Se ai proclami e alle misure annunciate ieri dal Governo non faranno seguito fatti immediati sarà il caos». Ha gli occhi lucidi quell’anziano commerciante della zona vesuviana, mentre con fare sospetto si guarda intorno davanti al suo piccolo negozietto di prodotti alimentari. E’ lì da decenni. Ha resistito a tutto. Persino alle richieste asfissianti della camorra. Ma oggi ha davvero paura. Teme che le tensioni sociali di queste settimane possano determinare rivolte e saccheggi. E che a pagare il prezzo di questa situazione sia proprio lui assieme gli altri imprenditori che sono in strada mentre il resto del mondo è chiuso in casa. «C’è tanta gente che ci chiede aiuto e noi proviamo a fare il possibile. Ma ci sono anche tante persone che iniziano a venire qui pretendendo di non pagare». Parole che si riflettono nel pensiero dei tanti commercianti della provincia di Napoli che oggi sono aperti ma che domani potrebbero decidere di abbassare la saracinesca.

La bomba sociale

La situazione è potenzialmente esplosiva, come già ribadito nei giorni scorsi, dai servizi segreti nel dossier consegnato nelle mani del premier Giuseppe Conte. Se il Nord è oggi il focolaio dell’epidemia e dell’emergenza sanitaria, il Sud rischia di diventare la miccia della bomba sociale. Sotto il coperchio bollono le paure, l’incertezza. E soprattutto l’esigenza di denaro. Qui c’è la capitale del lavoro sommerso. I lavoratori irregolari nel Mezzogiorno sono quasi 3 milioni. E a loro, oggi, guardano i responsabili della sicurezza nazionale. Nelle scorse ore hanno fatto scalpore le vicende di Palermo. Nella città siciliana sono nati dei gruppi sui social nei quali si inneggia alla rivolta. «Abbiamo fame e non abbiamo i soldi», il messaggio che si ripete sulle bacheche dell’indignazione che crescono di giorno in giorno, di ora in ora. Un campanello d’allarme che dalla Sicilia arriva in Campania. Qui gli episodi di saccheggio non ci sono stati, ma i furti sì così come le tensioni registrare nei vicoli della miseria. Gli stessi vicoli dove intere famiglie vivono in pochi metri quadrati. E’ lì che il focolaio della rabbia si sta accendendo. Sui social sono diversi i video delle persone che – anche a Napoli – minacciano di mettere a segno raid all’interno dei supermercati o delle altre attività commerciali ancora aperte. Una guerra della miseria che potrebbe essere smorzata dalla decisione del Governo di stanziare nuovi fondi per le famiglie e per l’acquisto di cibo. Una misura fondamentale, soprattutto nell’Italia più debole e dimenticata.

I controlli

Anche in provincia di Napoli l’allarme nazionale ha spinto le forze dell’ordine e la magistratura ad alzare l’attenzione sul tema. Anche se i commercianti non si sentono tutelati. Qualcuno ha persino chiesto di essere scortato. Come gli autotrasportatori che fanno su e giù per lo stivale con tir carichi di merce. In Puglia, qualche giorno fa, alcuni banditi hanno saccheggiato un camion che trasportava prodotti alimentari e altri episodi di raid sono stati registrare in numerose zone del Mezzogiorno.

L’ombra dei clan

Tensioni che potrebbero, secondo molti, far gioco agli interessi della criminalità organizzata. L’azienda delle mafie è forse la più abituata alle guerre. Lo stop alle consuete attività – estorsioni e spaccio – potrebbe dirottare gli interessi della camorra su altri settori, come il commercio di prodotti rubati e la borsa nera dell’alimentare. Potenziali emergenze da risolvere solo con gli aiuti economici annunciati. Una strada obbligata, soprattutto nel Mezzogiorno. Nel cuore di quel focolaio di paura e tensioni. Una zona che rischia di diventare teatro di una delle più terribili emergenze sociali che abbiano mai travolto questo Paese negli ultimi 50 anni.

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