#DJI, TECNOMANIA
22 Settembre 2026

Romo 2, evoluzione più che rivoluzione

La seconda generazione del robot dell'azienda cinese si affina grazie a interventi mirati
Gennaro Annunziata

Basta un semplice sguardo per capire che DJI non aveva alcuna intenzione di rinnegare il primo Romo. Il design trasparente nella seconda generazione rimane uno degli elementi più riconoscibili e sul Romo P2 continua a coinvolgere sia il robot che la stazione.

Tubazioni, componenti e parte della meccanica rimangono volutamente visibili, con quell’aspetto quasi da prototipo da laboratorio che distingue questo prodotto dalla maggior parte dei concorrenti.

L’A2 opta invece per una base bianca più tradizionale, mentre il robot conserva la scocca trasparente.

Romo alza l’asticella dei robot per pulizia

Romo alza l’asticella dei robot per pulizia

Sfrutta algoritmi di navigazione evoluti e riconoscimento ambientale in tempo reale

Le differenze estetiche rispetto alla prima generazione sono minime e bisogna conoscere bene il predecessore per individuarle. Anche le proporzioni restano inalterate, compresa l’assenza della classica torretta LiDAR superiore, cosa che permette di mantenere il corpo relativamente basso così da infilarsi sotto una buona parte dei mobili.
La continuità estetica anticipa quello che succede anche sotto la scocca. Romo 2 non riparte da zero, perché il progetto precedente aveva già risolto più che bene diversi problemi, a cominciare dalla navigazione e dal riconoscimento degli ostacoli. DJI ha lavorato sui punti nei quali esisteva ancora margine di miglioramento: aspirazione, tappeti, bordi, soglie, rumorosità, manutenzione della base e software.
Le novità, insomma, ci sono, alcune anche importanti, ma il salto generazionale nasce soprattutto dalla loro somma.

Il dato destinato più facilmente a essere letto nelle specifiche è quello della potenza di aspirazione, che passa dai 25.000 Pa della precedente generazione a 36.000 Pa. Un incremento consistente, pari al 44%, ma sarebbe riduttivo misurare l’evoluzione soltanto attraverso questo numero.
Sui pavimenti duri il primo Romo aveva già una capacità di raccolta elevata e con polvere, briciole e normale sporco domestico il vantaggio della seconda generazione non appare proporzionato all’aumento nominale dei Pascal. Il margine si amplia quando la superficie diventa più difficile, in particolare sui tappeti.

Qui DJI ha introdotto una soluzione interessante. Quando il robot riconosce la superficie tessile, una piastra di pressione si abbassa avvicinandosi al tappeto e crea una sorta di semi-sigillatura. L’aria viene così richiamata in maniera più concentrata attraverso le fibre invece di disperdersi lateralmente.
È proprio in queste condizioni che la maggiore potenza acquista significato. Sui tappeti più consistenti il robot riesce a lavorare più in profondità e a portare via con maggiore facilità quello sporco che di solito tende a rimanere intrappolato nelle fibre.

Dunque Romo 2 non aggiunge semplicemente potenza, ma prova a utilizzarla meglio dove serve di più anche grazie all’Intelligenza Artificiale.
Angoli, battiscopa e zone immediatamente adiacenti ai mobili rimangono uno dei problemi strutturali dei robot circolari. Il corpo può avvicinarsi molto a una parete, ma non può eliminare completamente lo spazio che la sua stessa geometria lascia scoperto.

Romo 2 affronta il problema ampliando il movimento del braccio laterale. Il sistema, guidato anche da un LiDAR dedicato, raggiunge ora un’escursione di 123 gradi (contro i precedenti 68 gradi) e guadagna 7,8 centimetri di portata rispetto alla generazione precedente. Può inoltre spingersi sotto alcuni mobili bassi senza costringere l’intero robot a seguirlo.
La differenza è evidente soprattutto osservandolo mentre costeggia un battiscopa o aggira la gamba di una sedia. Il corpo conserva la distanza necessaria per muoversi senza collisioni, mentre spazzola e mop si allungano seguendo il profilo della superficie.
Non significa che improvvisamente ogni angolo della casa diventi raggiungibile. La geometria degli arredi continua a contare e rimangono punti nei quali nessun braccio montato su un robot circolare può arrivare. Il miglioramento, però, riduce sensibilmente quelle strisce di polvere che in passato rimanevano ai margini e che obbligavano periodicamente a completare il lavoro a mano.
È inoltre un’evoluzione che incide sull’efficienza complessiva. Allungando il raggio d’azione del gruppo di pulizia, il robot deve compiere meno manovre per coprire la stessa area. Sulla carta DJI quantifica il vantaggio fino al 30%; nella pratica ciò che si nota di più è una maggiore naturalezza nel seguire pareti e mobili irregolari.
Tra le novità di Romo 2 questa è probabilmente quella che incuriosisce di più. Il robot dispone di un sistema meccanico che gli permette di sollevare il corpo quando incontra determinati dislivelli.

DJI dichiara il superamento di un singolo gradino fino a 4 centimetri e di configurazioni a doppio livello fino a 8,5 centimetri. Rispetto ai 2,5 centimetri gestibili dal predecessore, il progresso è netto e risolve uno dei suoi limiti più evidenti. Questo non significa però che Romo 2 si può arrampicare su un gradino verticale alto otto centimetri e mezzo, tanto meno affrontare una scala.
L’utilità è un’altra. Binari di porte scorrevoli, accessi a balconi, soglie tra due stanze o piccoli cambi di quota rappresentano nei quali numerosi robot si fermano, rinunciano oppure richiedono l’intervento dell’utente. Romo 2 cerca idi riconoscere la soglia prima di raggiungerla e solleva il telaio per oltrepassarla.
È una funzione il cui valore dipende dalla casa. In un appartamento completamente a livello può rimanere quasi invisibile. Dove invece esistono una o due soglie critiche, elimina una delle situazioni più frustranti della pulizia automatizzata, quella di dover recuperare e spostare manualmente un robot teoricamente autonomo.
La navigazione rimane il terreno sul quale si riconosce maggiormente il DNA tecnologico di DJI. Il primo Romo mostrava una capacità notevole di interpretare lo spazio e aggirare piccoli ostacoli; con la seconda generazione l’obiettivo è lavorare meglio sui casi più difficili.

Il sistema combina LiDAR ToF 3D frontali e laterali con due sensori di visione fisheye e utilizza le informazioni raccolte per costruire una rappresentazione molto dettagliata dell’ambiente circostante. I sensori distribuiti lungo il corpo osservano continuamente quello che succede intorno.
La precisione si apprezza soprattutto quando il pavimento non è stato preparato appositamente per il passaggio del robot. Cavi lasciati a terra, scarpe, gambe delle sedie e piccoli oggetti vengono riconosciuti con grande attenzione e le correzioni della traiettoria sono generalmente progressive, senza quella sequenza di frenate, urti e ripensamenti che caratterizza sistemi meno raffinati.

DJI dichiara la capacità di rilevare ostacoli sottili appena 2 millimetri. È una condizione limite e non autorizza certo a lasciare deliberatamente qualsiasi filo sul pavimento, ma il comportamento davanti agli oggetti piccoli rimane uno dei punti più convincenti di questo progetto.

Un’altra novità significativa riguarda le superfici trasparenti, tradizionalmente difficili da interpretare per un sistema di visione. Romo 2 è stato addestrato per riconoscere meglio vetro, specchi, contenitori e plastiche trasparenti, anticipando la deviazione invece di arrivare necessariamente al contatto.

Sotto il robot trova posto anche una luce capace di illuminare un’area fino a 2.000 cm², utile a mettere in evidenza polvere e ostacoli quando la luminosità ambientale diminuisce.

Non è un elemento scenografico, migliora le condizioni nelle quali sensori e algoritmi devono interpretare ciò che si trova sul pavimento, soprattutto sotto letti, divani e mobili.

Se sull’aspirazione DJI ha deciso di alzare parecchio l’asticella, sul lavaggio ha mantenuto una scelta più conservativa. Romo 2 continua a utilizzare due mop rotanti, mentre una parte crescente della fascia premium si sta orientando verso rulli lavapavimenti alimentati e ripuliti continuamente.
Il rullo offre un vantaggio evidente quando si lavora su superfici dure molto sporche, perché può presentare continuamente al pavimento una zona progressivamente ripulita. I mop hanno però altre qualità, soprattutto quando possono muoversi oltre la sagoma del robot.
Ed è proprio su questo aspetto che DJI ha concentrato il lavoro. L’escursione maggiore del braccio consente al panno di seguire meglio i bordi, infilarsi sotto alcuni mobili e raggiungere punti nei quali un rullo largo quasi quanto il corpo sarebbe inevitabilmente più limitato. La pressione esercitata sul pavimento resta buona e davanti a una macchia ostinata il robot può rallentare, insistere sulla zona e aumentare l’azione meccanica.
Il software prova anche a distinguere le diverse situazioni.

In presenza di liquidi può modificare il percorso per evitare di trascinarli inutilmente e, quando identifica sporco più resistente, adattare velocità e frequenza del passaggio.
Sul normale sporco quotidiano il sistema funziona bene e il vantaggio del braccio esteso è concreto. Rimane un limite importante sui tappeti.

I mop vengono sollevati, ma non possono essere lasciati nella stazione prima di affrontare una superficie tessile. La precisione con cui Romo 2 riconosce i margini dei tappeti riduce molto il rischio, ma durante salita e discesa un contatto del panno umido con il bordo non può essere escluso completamente. Alcuni concorrenti premium risolvono ormai il problema depositando fisicamente i mop nella base. È uno dei pochi aspetti nei quali il passaggio generazionale lascia la sensazione che DJI avrebbe potuto spingersi oltre.

Capelli lunghi e peli di animali sono un banco di prova meno spettacolare dei Pascal, ma molto più utile per capire quanta manutenzione richiederà un robot dopo qualche settimana.

Il sistema DualSweep lavora proprio su questo problema. Le due spazzole laterali e i rulli centrali sono disposti in modo che le rispettive aree d’azione si sovrappongano, favorendo il trasferimento dei capelli verso il condotto di aspirazione invece di lasciarli accumulare alle estremità.
Nell’uso ordinario la soluzione riesce effettivamente a contenere parecchio la formazione dei classici grovigli intorno ai rulli. Con peli corti e capelli distribuiti sul pavimento il materiale viene convogliato verso l’interno con buona continuità e diminuisce la necessità di rovesciare il robot per liberare manualmente le spazzole.

Non significa che gli aggrovigliamenti siano diventati impossibili. DJI arriva a dichiarare lo 0% in un proprio test di laboratorio, ma, come verificato nel corso della nostra prova, capelli molto lunghi, ciocche concentrate e fili possono mettere in difficoltà qualsiasi sistema meccanico.
La qualità di un robot moderno si misura ormai anche quando smette di pulire. La stazione deve svuotarlo, lavarlo, asciugarlo e prepararlo al ciclo successivo senza trasferire il lavoro al proprietario.

La base di Romo 2 parte da un sistema già efficace e interviene soprattutto sulla gestione dello sporco che rimane nella zona di lavaggio.

La piastra interna utilizza una superficie meno incline a trattenere residui e viene risciacquata attraverso quattro getti ad alta pressione, che convogliano lo sporco verso un’apertura di scarico da 16 millimetri. Non c’è il classico piccolo filtro da estrarre frequentemente e lavare sotto il rubinetto.
Anche i mop vengono trattati con acqua calda fino a 80 °C, quindi asciugati per limitare umidità e cattivi odori. Lo svuotamento della polvere è automatico e durante i ritorni alla stazione il robot può anche recuperare parte della carica.
Sul P2 l’automazione è più completa. Oltre al detergente troviamo un contenitore separato per il profumatore dei pavimenti, l’asciugatura del vano polvere del robot e una luce UV dedicata all’area del sacchetto raccogli polvere. L’A2 mantiene le funzioni principali della base, rinunciando al profumatore e al trattamento UV del sacchetto.
DJI parla di 365 giorni senza manutenzione, ma è una delle specifiche che richiedono una spiegazione. L’anno dichiarato riguarda la piastra di lavaggio della stazione e non significa che per dodici mesi si possa ignorare completamente la base.
Bisogna naturalmente continuare ad aggiungere acqua pulita e svuotare quella sporca. Anche sacchetto della polvere, detergente e altri consumabili devono essere sostituiti quando necessario. Peraltro il consumo d’acqua non è trascurabile quando si impostano lavaggi frequenti dei mop.
La differenza è quindi nel tipo di intervento richiesto. La stazione riesce a mantenere molto più pulita la zona nella quale vengono lavati i panni e rende occasionale una delle operazioni più sgradevoli dei robot lavapavimenti: rimuovere a mano fanghiglia, capelli e residui dal fondo della base. Da questo punto di vista il concetto dei 365 giorni ha senso.

La rumorosità è uno dei miglioramenti meno appariscenti ma, dopo qualche ora di funzionamento, uno dei più facili da apprezzare.DJI dichiara di avere utilizzato 32 differenti materiali e soluzioni per l’attenuazione acustica, intervenendo dal motore fino al percorso dell’aria. Il dato promozionale parla di una riduzione fino all’85% dell’energia sonora, che non va confusa con una diminuzione dell’85% dei decibel.
In modalità combinata aspirazione e lavaggio il valore è di circa 54 dBA. Durante la sola fase di lavaggio si può scendere fino a circa 38 dBA, mentre l’asciugatura nella stazione si mantiene intorno ai 40 dBA.
Più dei numeri conta come sempre l’effetto. Romo 2 può lavorare nella stessa stanza senza disturbare una conversazione, la televisione o il lavoro al computer. Naturalmente aumentando la potenza di aspirazione la presenza del motore torna a farsi sentire, ma nel funzionamento ordinario è un robot poco invasivo.
Sull’autonomia il giudizio è meno netto. DJI indica circa tre ore e 178 metri quadrati con una carica completa, ma il risultato è ottenuto in sola aspirazione e con la potenza impostata su Silenzioso. Una pulizia completa con lavaggio, variazioni automatiche della potenza e ritorni alla base rappresenta uno scenario molto più impegnativo.
Durante il nostro test, su una superficie di circa 100 metri quadrati il robot può arrivare a utilizzare circa il 60% della batteria durante una sessione completa. L’autonomia, dunque, non rappresenta il vertice della categoria. Aiuta però la ricarica rapida da 55 W. La ricarica completa richiede circa due ore e mezza e, soprattutto, il robot recupera energia anche durante le soste necessarie per lavare i mop. In mezz’ora può immagazzinare energia sufficiente per circa altri 36 minuti di aspirazione e lavaggio.
Nelle case normali il limite si avverte quindi poco. Diventa più rilevante nelle abitazioni molto grandi, dove qualche concorrente riesce a completare superfici maggiori senza ricorrere a una ricarica intermedia.
La prima generazione del Romo aveva mostrato un curioso squilibrio con un hardware molto sofisticato e software che sembrava ancora avere bisogno di tempo per raggiungerlo.

Diversi aggiornamenti hanno colmato progressivamente quella distanza e Romo 2 parte da una situazione decisamente più matura.
DJI Home consente di intervenire in maniera molto dettagliata sulla pulizia.

Le stanze possono essere riconosciute e modificate, si possono creare zone vietate, impostare strategie differenti per i tappeti, programmare cicli e assegnare a ogni ambiente potenza, quantità d’acqua e modalità di intervento differenti.


La quantità di opzioni è elevata, ma l’interfaccia riesce a non trasformarle in un ostacolo. Chi vuole può limitarsi a far partire la pulizia e lasciare al robot molte decisioni; chi preferisce un controllo più preciso può costruire programmi specifici per cucina, zona notte, aree frequentate dagli animali o singole stanze.

È proprio qui che il lavoro sull’intelligenza artificiale diventa più concreto. Il robot prova a distinguere particelle, polvere più consistente, tappeti, liquidi e macchie, modificando velocità, aspirazione e percorso. Non tutte le decisioni automatiche producono una differenza evidente, ma il numero di regolazioni che l’utente deve effettuare manualmente si riduce.
Le mappe vengono inoltre aggiornate durante la pulizia. Spostare una sedia o un piccolo mobile non obbliga quindi a ricostruire tutto da capo, mentre per modifiche profonde alla disposizione della casa resta consigliabile effettuare una nuova mappatura.

C’è poi il tema della privacy, particolarmente importante su un dispositivo dotato di telecamere e capace di muoversi autonomamente in tutte le stanze. Fotocamera e microfono possono essere disabilitati e l’accesso video remoto richiede una specifica autorizzazione.
DJI ha annunciato anche una Local Data Mode, pensata per interrompere la connessione Internet dell’app e mantenere localmente le principali funzioni del robot. Il rilascio è previsto entro la fine del 2026.
P2 e A2 sembrano due gradini distinti della gamma, ma quando si allontanano dalla stazione diventano molto più simili di quanto suggeriscano le sigle.
Il cuore tecnologico è infatti condiviso. 36.000 Pa di aspirazione, Obstacle Sensing 2.0, LiDAR ToF 3D, doppia visione fisheye, braccio con escursione di 123 gradi, DualSweep e sistema di superamento delle soglie sono presenti su entrambi. Anche l’autopulizia ad alta pressione e temperatura appartiene a entrambe le versioni.
Le differenze riguardano soprattutto la stazione e il posizionamento estetico.

Il P2 mantiene il caratteristico aspetto trasparente anche sulla base e aggiunge profumatore per pavimenti e luce UV nell’area del sacchetto della polvere.

L’A2 utilizza invece una stazione bianca opaca e rinuncia a queste due dotazioni, pur conservando l’asciugatura del contenitore della polvere del robot.
Mettendo in fila tutte le novità si potrebbe facilmente raccontare Romo 2 come un prodotto completamente nuovo. Dopo averle considerate nel loro effetto quotidiano, la lettura è diversa e forse più interessante.
L’aspirazione cresce parecchio, ma la differenza si manifesta soprattutto sui tappeti perché sui normali pavimenti il predecessore partiva già da un livello elevato. Il braccio più esteso raggiunge zone che prima rimanevano più facilmente scoperte. Le gambe risolvono un limite reale nelle case con soglie e binari. La base richiede meno pulizia manuale e il rumore interferisce meno con la vita domestica.
Soprattutto, Romo 2 si muove meglio. Il miglioramento nel riconoscimento degli ostacoli, la capacità di interpretare anche superfici trasparenti e l’attenzione agli oggetti piccoli riducono ulteriormente la necessità di preparare il pavimento prima di ogni ciclo. Per un robot autonomo questo conta più di qualche migliaio di Pascal aggiuntivi.
DJI aveva già costruito un robot tecnicamente ambizioso. Questa volta ha lavorato meno sull’effetto sorpresa e più sui punti nei quali, convivendo con la macchina, emergevano margini di miglioramento.
Più efficace sui tappeti, più capace di raggiungere i bordi, meno incline a fermarsi davanti a un ostacolo o a una soglia, meno rumoroso e più autonomo nella manutenzione. Nessuna di queste caratteristiche, da sola, cambia il concetto di robot aspirapolvere. Insieme rendono però Romo 2 un prodotto più maturo del predecessore.
La serie Romo 2 è disponibile in Italia nello store ufficiale e su Amazon. Al momento della pubblicazione, Romo P2 è proposto a 1.069 euro, rispetto a un prezzo di listino di 1.309 euro, mentre Romo A2 costa 1.059 euro, contro i 1.209 euro di listino. La promozione in corso riduce quindi ad appena 10 euro la distanza tra le due versioni. A queste condizioni la scelta del P2 appare quasi naturale, considerando la base trasparente, il profumatore per pavimenti e il trattamento UV del sacchetto.

A 1.109 euro è disponibile anche la versione Combo Clean More del P2, che comprende una dotazione aggiuntiva di ricambi e consumabili.
Da segnalare, infine, che Romo 2 ha raccolto numerosi riconoscimenti alla recente IFA di Berlino, dove ha ottenuto l’ambito Innovation Award insieme a altri 27 premi “Best of IFA” assegnati da testate tecnologiche internazionali presenti alla manifestazione.
Gennaro Annunziata