Coronavirus. Cefis: «Che strazio tutte quelle bare e sentire le campane a lutto»

Michele Imparato,  

Coronavirus. Cefis: «Che strazio tutte quelle bare e sentire le campane a lutto»

“E’ come una guerra. Vedi tutte quelle bare caricate sui camion dell’esercito trasportate a Venezia o Ferrara per la cremazione”. Parole che ti risuonano dentro e che ti lasciano una sensazione di vuoto. Parole pronunciate da Gianni Cefis, ex calciatore di Leffe, Verona e Juve Stabia. Bergamasco doc che sta vivendo il dramma coronavirus che, purtroppo, è esploso in maniera terrificante proprio a Bergamo. Migliaia e migliaia di morti al giorno. Una città messa in ginocchio di punto e in bianco.
“Abito a Stezzano, un paese a tre chilometri da Bergamo – racconta Cefis, che oggi allena i ragazzini – Quella che tutti, inizialmente, hanno definito come una leggera polmonite sta uccidendo migliaia di persone. Vedi le case di riposo distrutte da questo maledetto virus con persone e anziani che in poco tempo sono condannate a morte. Persone che lavorano in ospedale mi hanno raccontato che i pazienti contagiati muoiono per crisi respiratorie come se stessero annegando in acqua. Una sensazione bruttissima. Per fortuna che hanno tirato su degli ospedali in poco tempo altrimenti non oso immaginare i termini di questa pandemia. Non bisogna pensare che si tratta di un virus che colpisce solo le persone anziane – dice Cefis, che ha giocato nella Juve Stabia nella stagione di C1 1995-96, e che è da un mese blindato nella sua casa a Stezzano. “Vicino c’è l’autostrada ed è agghiacciante sentire le ambulanze nel silenzio che vanno su e giù – dice – I decessi sono all’ordine del giorno e c’è il quotidiano di Bergamo che ogni giorno pubblica almeno dieci pagine con i necrologi. Ho un bambino che alleno nella mia squadra che ha perso tutti e quattro i nonni, un massaggiatore che è morto mentre un dirigente che è in quarantena ne è venuto fuori. Purtroppo questa è una sorta di guerra invisibile che sta mietendo vittime in tutto il mondo – continua Cefis – E’ tutto spettrale. Ascolti le campane delle chiese che annunciano le persone morte. Servirà tanto tempo per uscirne e tornare alla normalità. I mio invito è di restare a casa e non peccare di negligenza altrimenti si rischia di innescare nuovi focolai e di vedere allungare i tempi. Anche quando si vedrà la via d’uscita dal tunnel dimentichiamoci di andare a ballare o frequentare locali con tante persone. Purtroppo
questo virus sta mettendo in ginocchio anche le aziende e penso a quelle turistiche dove ci sono alberghi e ristoranti che in estate vivono di turismo”.
L’ex Verona e Juve Stabia racconta anche come sta vivendo questo periodo: “chiuso a casa. A volte porto il cane in giardino per prendere una boccata d’aria e poi ho un bambino piccolo che mi impegna parecchio. Cerco di guardare solo una volta il tg altrimenti diventa pesante stare lì ogni ora a sentire numeri e notizie di morti”.
Lui che è stato ed è un uomo di calcio sul tema della ripresa dei campionati ha una sua visione piuttosto realistica. “A livello giovanile e dilettantistico è finito già tutto. Oggi non ci sono le condizioni per giocare né in A, B o C. Comprendo i presidenti di quelle squadre che stanno vincendo il campionato come il Benevento o il Monza o la Reggina cosa che protestano se i campionati dovessero essere bloccati. Pensiamo che sono state annullate già le Olimpiadi e anche il torneo di Wimbledon”.

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