Torre del Greco, stroncato da infarto a 43 anni: inchiesta sui soccorsi-lumaca

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, stroncato da infarto a 43 anni: inchiesta sui soccorsi-lumaca

Torre del Greco. In mattinata si era dedicato alle piccole commissioni familiari,  la spesa in salumeria e un salto dal fruttivendolo. Tutto a due passi dalla sua abitazione, all’ultimo piano di uno stabile di via Litoranea affacciato sul golfo di Napoli. Dove, all’ora di pranzo, si è consumata una tragedia poi finita sotto i riflettori della procura di Torre Annunziata: Stefano Boccieri – camionista di 43 anni – si è accasciato sotto gli occhi terrorizzati della moglie e dei figli, in preda a lancinanti dolori al petto.

L’attesa dei soccorsi

Immediata è scattata la richiesta d’aiuto al centralino del 118: «Aiuto, mio marito sta male», l’allarme lanciato intorno alle 14 da via Litoranea. Dove i minuti hanno cominciato a correre in fretta, fino a diventare ore. Un’attesa infinita – verosimilmente provocata dalla necessità del personale dell’ambulanza di indossare le tute anti-Covid – costata la vita al quarantatreenne: all’arrivo dei sanitari – scortati da una gazzella dei carabinieri – non c’era già nulla da fare. Il cuore dell’uomo si era fermato, stroncato da infarto – la prima ipotesi avanzata dai camici bianchi – oppure da un ictus fulminante. Eppure il camionista non soffriva di alcuna patologia e aveva rinunciato già da tempo alle trasferte di lavoro per non rischiare di essere contagiato dal Coronavirus: «Non voleva mettere in pericolo la moglie e i figli», raccontano alcuni abitanti del lungomare. Non è bastato.

La denuncia e l’inchieste

Ma la tragedia di via Litoranea avrà uno strascico investigativo. Davanti ai soccorsi-lumaca, i parenti della vittima hanno chiesto di fare luce sulle ragioni del ritardo dell’ambulanza in una città praticamente deserta per il «coprifuoco» da Covid-19: «Sono passate tre ore dalla chiamata al centralino del 118 all’arrivo dei medici», la rabbia dei parenti della vittima. Ascoltato il pubblico ministero di turno alla procura di Torre Annunziata, i carabinieri della caserma Dante Iovino hanno disposto il sequestro della salma poi trasportata all’obitorio dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. Sarà un medico legale a stabilire senza ombra di dubbi le ragioni del decesso. Non è escluso il ricorso a un tampone post-mortem per verificare se Stefano Boccieri fosse stato contagiato dal Coronavirus e fosse asintomatico: un atto dovuto, considerato come l’uomo non avesse mai avvertito durante i giorni della quarantena malore di sorta.

Il cordoglio degli amici

La notizia della morte del camionista di 43 anni si è rapidamente diffusa in tutto il quartiere: l’uomo e la moglie – sposati da 22 anni – erano conosciuti in Litoranea, frequentavano abitualmente i locali della zona e la spiaggia sotto casa. Una valanga di messaggi ha invaso la bacheca Facebook dell’uomo e dei suoi familiari: «Hai lasciato un vuoto in tutta la mia famiglia – scrive un amico – Sempre il primo in tutto, non ti dimenticheremo mai». Qualcuno ricorda il soprannome ‘o cocco e la sua dedizione per la famiglia e per il lavoro. Già il suo camion. Su cui Stefano Boccieri è salito all’improvviso per il suo ultimo viaggio.

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