Assolto e scarcerato, il figlio del boss Ascione lascia il 41-bis e torna a casa

Ciro Formisano,  

Assolto e scarcerato, il figlio del boss Ascione lascia il 41-bis e torna a casa

Borsone in spalla ha lasciato l’ala di massima sicurezza del carcere di Milano-Opera. Dall’inferno del 41-bis alla libertà. Il tutto nel giro di poche ore. Mario Ascione, figlio trentaduenne del super boss defunto Raffaele ‘o luongo e di lady camorra Immacolata Adamo, è un uomo libero. Nelle prossime ore tornerà a Ercolano dopo dodici anni vissuti dietro le sbarre, parte dei quali al regime del carcere duro. La decisione è arrivata nella mattinata di ieri. Quando la Corte d’Appello per i minorenni di Napoli ha assolto Ascione dall’accusa di aver partecipato all’omicidio di Luigi Boccia e Pasquale Maiorano, entrambi ritenuti legati al clan Birra e uccisi in un terrificante agguato avvenuto nel giugno del 2005 nei pressi del vecchio casello autostradale di Ercolano. Delitto collegato alla sanguinosa faida tra gli Ascione-Papale e i Birra-Iacomino per il quale il rampollo del clan della moquette – all’epoca minorenne – era stato condannato, in primo grado, a 16 anni di reclusione.

Sentenza ribaltata, però, in Appello. Il legale di Ascione, difeso dall’avvocato Luigi Palomba, ha puntato sulle discrasie e le contraddizioni emerse dai racconti dei collaboratori di giustizia. In particolare dalle parole di Fausto Scudo, ex esattore al soldo della cosca e Giuseppe Costabile, all’epoca componente del commando di fuoco del clan Ascione-Papale. Gli stessi dubbi sollevati dall’avvocato già in sede di Riesame e davanti ai giudici della Cassazione per chiedere la revoca della misura cautelare emessa in seguito alle indagini condotte dell’Antimafia. Questioni che evidentemente hanno convinto i giudici per i quali – aspettando le motivazioni del verdetto – non sarebbe stata raggiunta la prova certa del coinvolgimento di Ascione in quel delitto. L’assoluzione in Appello ha fatto così scattare l’immediata scarcerazione di Mario Ascione, per il quale, qualche anno fa, il Ministro della Giustizia aveva firmato il trasloco al carcere duro. Il figlio del boss, sebbene imputato in altri processi, era sottoposto alla misura cautelare soltanto per il duplice omicidio Boccia-Maiorano. Il 32enne di Ercolano, tra l’altro, è a piede libero nonostante una condanna all’ergastolo, in primo grado, per l’omicidio di Giorgio Scarrone, il fratello di un killer del clan Birra ucciso per vendetta nel 2008. Ascione ha già scontato una condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione aggravata ed è tutt’ora imputato per racket nell’ultimo maxi-processo agli esattori del pizzo di Ercolano.

Il ritorno a casa di Mario Ascione arriva a pochi giorni da un’altra scarcerazione “eccellente”, quella di Vincenzo Lucio, ritenuto un affiliato del clan Birra al quale sono stati concessi i domiciliari – per l’emergenza Covid-19 – a dispetto di una doppia condanna all’ergastolo incassata per due diversi omicidi: l’agguato costato la vita ad Ettore Merlino e il raid che portò alla morte di Gaetano Pinto. Entrambi i delitti vennero commessi nel 2007. E oggi, a distanza di tredici anni da quella stagione di sangue e vendette, due presunti protagonisti di quella terrificante carneficina sono tornati a Ercolano.

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