Ciro Formisano

Il pentito svela: “Tre appalti ai D’Alessandro”

Ciro Formisano,  

Il pentito svela: “Tre appalti ai D’Alessandro”

I lavori al porto, il restyling del palazzo del Fascio e gli interventi di riqualificazione di piazza Orologio. Tre appalti pubblici. Tre opere finanziate con i soldi dei cittadini. Tre lavori sui quali ha messo le mani la camorra di Castellammare di Stabia grazie anche all’aiuto di alcune talpe all’intero del Comune. Dipendenti infedeli che avrebbero comunicato ai boss tutte le informazioni necessarie per consentire agli esattori del pizzo di taglieggiare le imprese che si aggiudicavano i lavori.  E’ quanto racconta in un verbale finito agli atti dell’inchiesta “Domino” il pentito Giovanni Brano. Il collaboratore di giustizia, nel suo racconto pieno zeppo di omissis, parla proprio del “sistema” messo in piedi dai D’Alessandro per mettere le mani sui soldi degli appalti.

Il sistema.  La “catena” del pizzo sarebbe partita, secondo il collaboratore, proprio dal Comune. Con i famosi pizzini che avrebbero fornito ai boss «l’indicazione della ditta» che si era aggiudicata un determinato appalto. E così gli emissari del clan partivano all’assalto per imporre agli imprenditori la “tassa” della camorra. Come avvenuto per «la costruzione della scogliera a Castellammare», afferma Brano.  «Hanno detto agli operai che volevano incontrare il titolare e li hanno minacciati dicendo che, altrimenti, non potevano lavorare». Brano non è a conoscenza dell’esito di quella richiesta estorsiva poiché venne arrestato poco dopo. Il pentito ha però raccontato che lo stesso “sistema” venne adottato per altri due appalti. Il primo riguarda «i lavori di ristrutturazione di piazza Orologio». «L’estorsione è stata di 1500 euro» divise in due tranche: la prima da 1000 euro e la seconda da 500 consegnata «agli inizi di gennaio del 2012». Gli esattori della cosca, però, avrebbero tentato di mettere le mani anche sui soldi stanziati per la riqualificazione dell’ex palazzo del fascio di corso Garibaldi. «Anche in quel caso è stato consegnato un biglietto proveniente dal Comune di Castellammare di Stabia che recava l’indicazione della ditta che si era aggiudicata i lavori». Una comunicazione – quella fornita dalla talpa del clan in municipio – sin troppo rapida. Infatti quando gli emissari della camorra si presentano sul posto i lavori di restyling non erano nemmeno cominciati.

Le imprese dei boss. Ma gli “appetiti” dei padrini di Scanzano non si sarebbero limitati semplicemente alla raccolta delle tangenti imposte alle ditte impegnate nei lavori pubblici. In un verbale del 2011, infatti, il pentito Salvatore Belviso ha raccontato all’Antimafia che «nel 90% dei casi i lavori, sia pubblici che privati, venivano aggiudicati a costruttori individuati da noi del clan D’Alessandro».

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