Elena Pontoriero

Gragnano. Apicella choc: «Mi sono soltanto difeso»

Elena Pontoriero,  

Gragnano. Apicella choc: «Mi sono soltanto difeso»

Sono trascorsi quasi quattro mesi dalla notte di sangue in via Veneto, che ha segnato un punto di non ritorno per la città della pasta. Una violenza tra giovanissimi culminata nella morte del 17enne Nicholas Di Martino e il tentato omicidio del cugino 28enne, Carlo Langellotti. Per l’assalto all’arma bianca nei loro confronti sono finiti dietro le sbarre Maurizio Apicella e Ciro Di Lauro, di 19 e 21 anni, autori dell’efferata aggressione, in concorso, e con l’aggravante del metodo mafioso. Nelle loro celle del carcere di Secondigliano i due amici tentano l’ennesima carta: presentando il ricorso in Cassazione nel tentativo di un’attenuazione della misura cautelare. Uno il passaggio essenziale che cambierebbe l’intero quadro accusatorio, ovvero «che non si è trattato di una spedizione punitiva, ma Maurizio Apicella ha reagito impugnando il coltello per sfuggire al soffocamento causato dalle mani al collo strette da Carlo Langellotti, incerto se lo stesso fosse armato a sua volta. Nei momenti concitati Maurizio Apicella, senza alcuna premeditazione né intenzione di uccidere, ha colpito Nicholas Di Martino (non ricorda il momento preciso) per difendere l’amico Ciro Di Lauro durante la colluttazione con la vittima», scrivono i legali del collegio difensivo di Maurizio Apicella, gli avvocati Carlo Taormina e Giuliano Sorrentino. Le toghe ribadiscono la tesi secondo cui il 18enne, che in carcere ha ripreso gli studi, si sarebbe difeso nel corso di un litigio «non iniziato da Maurizio Apicella e Ciro Di Lauro, che erano fermi con lo scooter per fumare una sigaretta». Una ipotetica reazione, dunque, neanche collegata alle presunte minacce di morte nei confronti di Nicholas da Maurizio Apicella e un altro ragazzo il giorno precedente all’omicidio, come riferito dalla mamma e dalla zia della vittima. E questo, in parte, allevierebbe la posizione di Ciro Di Lauro «non menzionato dalle parenti della vittima durante le presunte minacce di morte. Il giovane era in compagnia di Maurizio Apicella e non certo per prendere parte a una spedizione punitiva, visto che non era neanche armato. La lite accidentalmente si è conclusa con la morte di Nicholas Di Martino e non è da intendersi in ambito mafioso», secondo quanto sostenuto nell’istanza firmata dal suo avvocato, Francesco Romano.

CRONACA